I lavoratori della Natuzzi preferiscono i soldi senza lavorare che tornare in fabbrica

I lavoratori della Natuzzi preferiscono i soldi senza lavorare che tornare in fabbrica

L’accordo raggiunto fra azienda, sindacati, governo e le Regioni Basilicata e Puglia prevedeva l’assunzione dei lavoratori alle stesse condizioni normative del precedente contratto, con contestuale transazione dei contenziosi. Soltanto 32 ex dipendenti accettano il posto nella nuova società del Gruppo Natuzzi : gli altri 183 preferiscono l’assegno dell’Inps.

di Marco Ginanneschi

L’accordo  sottoscritto lo scorso 15 novembre 2016 fra l’  azienda, sindacati, Governo e la Regione Basilicata e la Regione  Puglia , che prevedeva l’assunzione di tutti i 215 ex lavoratori in esubero in una nuova azienda, sempre controllata dal Gruppo Natuzzi, per sopperire all’assenza di  altri soggetti ed imprenditori  disposti a investire nel territorio e quindi assumere i collaboratori in esubero della Natuzzi secondo quanto era previsto e contenuto negli accordi siglati nel 2013 e 2015.

Accordo questo che prevedeva l’impegno della nuova società di assumere i lavoratori alle stesse condizioni normative del precedente contratto, previa contestuale transazione dei precedenti contenziosi. Condizione questa che era stata accettata dalle parti per garantire uno sviluppo armonico del nuovo rapporto di lavoro attraverso la sottoscrizione dell’ accordo stipulato presso il Ministero dello Sviluppo Economico alla presenza del viceministro Teresa Bellanova.

Il Gruppo Natuzzi in una nota ha reso noto di aver potuto assumere soltanto 32 ex lavoratori Natuzzi che hanno scelto di essere ricollocati presso la nuova società Newcomfort srl con sede a Ginosa (Taranto) destinata alla lavorazione del poliuretano per le imbottiture dei divani. Gli altri 183 ex lavoratori hanno invece rifiutato la ricollocazione ed assunzione, preferendo continuare a percepire dall’Inps l’assegno di mobilità (1.200 euro lordi al mese). Antonio Cavallera, direttore Risorse umane del Gruppo Natuzzi, sostiene che ” la Natuzzi dallo scorso ottobre ha gestito con responsabilità e coerenza il passaggio obbligato dell’apertura della procedura di mobilità per i 355 collaboratori dello stabilimento di Ginosa allo scadere della cassa integrazione per cessazione“.

nella foto Pasquale Natuzzi presidente del Gruppo Natuzzi

 

 

“Si conclude così – continua la nota della Natuzzi – la fase di gestione degli esuberi rivenienti dal Piano industriale presentato dal Gruppo nel luglio del 2013. Prosegue invece il lungo percorso di riorganizzazione industriale, che sta consentendo il graduale recupero della competitività. Va completato il Piano di investimenti, con l’implementazione delle innovazioni di processo in tutte le fabbriche del territorio, funzionali alla riduzione del costo di trasformazione e alla conseguente messa in sicurezza gli attuali 1.918 collaboratori che oggi lavorano in regime di Solidarietà».

Da allora  in meno di un mese quel numero è sceso a 215, grazie agli incentivi all’esodo offerti dall’azienda per chi ha aderito alla mobilità volontaria. – continua  Cavallera – con la costituzione della newco, l’azienda ha proposto una soluzione per i restanti 215 che non hanno accettato l’incentivo all’esodo, offrendo loro la possibilità di tornare a lavorare gradualmente – dopo un periodo di formazione necessario ad acquisire le competenze per svolgere la nuova mansione – a partire da luglio 2017″.

“Negli ultimi due anni il Gruppo Natuzzi – conclude il comunicato – ha investito 5 milioni di euro, utilizzando esclusivamente risorse proprie, nelle innovazioni di prodotto e di processo e ha trasferito – così come previsto dagli accordi – la produzione di oltre 200.000 sedute dagli stabilimenti esteri in Italia, con un aggravio di costi di oltre 7 milioni di euro.”

Molto deluso del comportamento dei lavoratori che hanno rifiutato, anche Silvano Penna segretario regionale della Fillea Cgil, : “ I lavoratori lo fanno ufficialmente per continuare a mantenere in piedi la vertenza legale intrapresa contro l’azienda che avevano presentato in seguito al primo licenziamento. In realtà si tratta di un pessimo segnale da parte dei lavoratori, un risultato deludente, soprattutto considerando che eravamo riusciti a convincere Natuzzi a internalizzare alcune produzioni pur di riaprire Ginosa“.

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