"Giustizia rapida per il sequestro di un giornale": ma la legge non deve essere uguale per tutti ?

"Giustizia rapida per il sequestro di un giornale": ma la legge non deve essere  uguale per tutti ?

La Gazzetta del Mezzogiorno è  quindi libera di uscire, i giornalisti di scrivere e lavorare, e nessun magistrato o commissario giudiziario potrebbe mai influire sulla gestione giornalistica, ma solo su quella societaria, quindi queste preoccupazioni onestamente ci fanno ridere.

di Antonello de Gennaro

A differenza di qualche squallido individuo che purtroppo ha il tesserino di giornalista professionista in tasca, non ho mai goduto per le disgrazie di un collega o di un giornale, perchè quando chiude un giornale, chiude una voce d’informazione, e questo non è quasi mai una buona notizia per la libertà di stampa. Quindi lunga vita alla Gazzetta del Mezzogiorno. Ma nella legalità e trasparenza.

Ieri il direttore del quotidiano lA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO si è finalmente accorto di aver un editore sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, e si è prodigato a scrivere un editoriale in cui nel difendere il suo datore di lavoro che gli paga lo stipendio, ha dimenticato di scrivere e raccontare ai suoi lettori più di qualcosa.  Infatti scrive “Finito sotto indagine nel 2007 per concorso esterno in associazione mafiosa, nel 2012 era sopraggiunta la richiesta di archiviazione da parte della procura catanese. Richiesta bocciata dal Gup che ha disposto la trasmissione degli atti al pm“,  ed aggiunge “Esprimiamo qui la nostra piena solidarietà all’editore Ciancio Sanfilippo che ha sempre lasciato totale autonomia alla direzione e alla redazione della Gazzetta. Siamo certi che dimostrerà la correttezza del suo operato“. 

Scrivendo tali concetti Giuseppe De Tomaso accusa i magistrati ed il Ros dei Carabinieri , cioè l’elite investigativa dell’ Arma di non aver fatto bene e correttamente il proprio dovere e lavoro. Conoscendo personalmente la sua carriera, che conosco molto bene nei minimi dettagli, fidandosi esclusivamente di chi gli paga lo stipendio, De Tomaso  esalta il suo editore Mario Ciancio di Sanfilippo  per la “totale autonomia” e di aver “sempre lasciato totale autonomia alla direzione e alla redazione della Gazzetta”. Purtroppo non poche volte anche la libertà di diffamare, di violare segreti di Stato, di calpestare il segreto istruttorio. Ma il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno dimentica che lasciare totale autonomia alla direzione e alla redazione di un giornale, non è nulla di speciale, ma bensì la la normalità, peraltro prevista costituzionalmemte e garantita dalla Legge sulla Stampa e da quella professionale per chi svolge l’attività del giornalista.

De Tomaso nel suo editoriale in difesa di Ciancio aggiunge  “auspichiamo solo che i tempi della giustizia siano veloci. Sia perché giustizia ritardata equivale a giustizia negata. Sia perché, nel caso specifico di un giornale, la stabilità della proprietà, e della governance, costituisce una premessa essenziale.  L’editoria attraversa il periodo più difficile della sua storia. I bilanci delle aziende sono in rosso da parecchi anni, anche se le ristrutturazioni aziendali hanno abbattuto costi fissi e costi variabili

E qui scrive tante eresie. Innanzitutto perche l’ attività di un giornale è un’attività editoriale, quindi economica, imprenditoriale come tante altre svolte in lungo e largo del Paese e quindi non può e non deve godere di alcun privilegio. Se l’editoria attraversa il periodo più difficile della sua storia è anche a causa dei giornalisti e del sindacato che hanno sempre cercato delle protezioni contrattuali e corporativistiche non accorgendosi che in tutto il mondo l’informazione è cambiata, il giornalismo non è più una corporazione di persone libere di scrivere tutto quello che vogliono, essendo sopraggiunta la libera circolazione delle notizie attraverso la rete Internet ed i socialmedia.

Se i bilanci sono in rosso (per fortuna non tutti) è colpa di chi non è capace di realizzare un prodotto editoriale capace di interessare il lettore, e conseguentemente gli investitori pubblicitari. Ci sono in circolazione buoni esempi di attività editoriale, come quella del Fatto Quotidiano, dove lavorano giornalisti ed amministrativi, che sono meno della metà dei giornalisti della società editrice presieduta da Antonio Padellaro. Ma che in edicola vendono 3 volte di più della Gazzetta del Mezzogiorno che non a caso è scesa al suo minimo storico di lettori.

elaborazione dati: Prima Comunicazione

 

Secondo i dati ADS diffusi lo scorso 7 settembre, la Gazzetta del Mezzogiorno a fronte di una tiratura (stampa) di 27.919 copie giornaliere,  riesce ad avere una diffusione (vendita) soltanto di 19.297 copie, che se ripartite fra i 6 capoluoghi di provincia pugliesi ed i 2 della Basilicata, rappresentano una vera e propria miseria di lettori. Basti pensare ad esempio che La Libertà, il quotidiano di Piacenza,  vende ogni giorno in tutta la sua provincia la media di  18.150 copie al giorno  ! Con la differenza che Piacenza ha soltanto 286.752 abitanti, praticamente quasi quanto la città di Taranto ! Senza considerare poi che nelle regioni di diffusione della Gazzetta del Mezzogiorno, e cioè  la Puglia e la Basilicata vivono circa 4 milioni e 500mila abitanti !

Se quindi alla Gazzetta del Mezzogiorno non sono capaci di realizzare un prodotto editoriale degno di attirare l’attenzione dei lettori, la colpa è di chi scrive, dirige e confeziona quel giornale, e non certo dei Carabinieri del Ros o dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, che rischiano ogni giorno la propria vita, spesso sottopagati.

De Tomaso continua nel suo editoriale scrivendose l’informazione scritta regge, nonostante tutto, lo si deve alla volontà di editori, giornalisti e poligrafici, di credere a un prodotto che rappresenta il cuore, la premessa di una vera democrazia. È un filtro, un corpo intermedio, senza i quali una democrazia liberale evolverebbe in una democrazia autoritaria o plebiscitaria“. In Romagna, chiamerebbero tutto ciò una vera e propria “pugnetta” (a due mani aggiungiamo noi). L’informazione circola tranquillamente e sopratutto senza filtri e senza interessi occulti, grazie alla Rete, cioè ad Internet. E non c’ alcun autoritarismo che tenga.

L’ editoriale si conclude con un peana….”L’impresa giornale, poi, è un’impresa particolare. È un bene intellettuale, un bene diverso da altri beni strumentali o voluttuari. Certo, il conto economico è essenziale. Ma è essenziale, anche o soprattutto, il brand, la storia, la credibilità di una testata. …… Noi continueremo a svolgere il nostro lavoro, così come abbiamo sempre fatto, augurandoci che sia preservato l’intero patrimonio, storico, ideale, umano di questo giornale“.

Qualcuno spieghi a De Tomaso che,  contrariamente a quanto chiedeva ripetutamente un suo giornalista (guarda caso un sindacalista…)  e cioè il sequestro della nostra testata, senza mai ottenerlo, nessuno ha sequestrato o chiuso La Gazzetta del Mezzogiorno, e noi ci auguriamo che non accada mai, ma semplicemente posto sotto sequestro le quote societarie dell’ EDISUD spa, riferibili all’ editore Mario Ciancio di Sanfilippo, cioè il 63 per cento dell’azionariato. Sequestro effettuato perchè in questa società sono stati investiti da Ciancio secondo le indagini della Procura di Catania oltre 10milioni di euro9 dei quali non sarebbero giustificati motivo per cui la Procura ha chiesto il sequestro del 33% delle quote e il 100% della Messapia.

La Gazzetta del Mezzogiorno è  quindi libera di uscire, i giornalisti di scrivere e lavorare, e nessun magistrato o commissario giudiziario potrebbe mai influire sulla gestione giornalistica, ma solo su quella societaria, quindi queste preoccupazioni onestamente ci fanno ridere. Piuttosto i colleghi del quotidiano barese-siculo si impegnino a riconquistare lettori e conseguentemente inserzionisti, contribuendo ad una sana gestione economica-editoriale. L’ editoria, l’informazione, il giornalismo, non sono attività no-profit, e quindi come tutte le attività quando non producono reddito, utili per far fronte alle spese, è giusto che chiudano, secondo quanto previsto dalle vigenti norme di Legge.

Ma per cortesia, lasciate lavorare in pace le forze dell’ ordine ed i magistrati che fanno la guerra alla mafia, scovando e sequestrando capitali di dubbia e non provata provenienza. E se alla Gazzetta del Mezzogiorno non sono capaci di informarsi meglio, lo possono fare anche leggendo quello che abbiamo raccontato noi ai nostri lettori. (leggi QUI

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