Giudice onoraria arrestata a Lecce per mazzette

Giudice onoraria arrestata a Lecce per mazzette

La Scarciglia operava come giudice onoraria nel Tribunale civile di Lecce e prometteva di incarichi in cambio di 2mila euro. Come tutti i Got, aveva un incarico rinnovabile di triennio in triennio, con corresponsione di un gettone di presenza per ciascuna udienza svolta, a prescindere dal numero di provvedimenti emessi.

ROMA – Una giudice onoraria in servizio presso il Tribunale civile di Lecce è stata arrestata in flagranza mentre ritirava una mazzetta da un perito a cui avrebbe promesso di affidare incarichi in cambio di circa 2.000 euro. Si tratta dell’avvocatessa Marcella Scarciglia, di 44 anni, arrestata nel primo pomeriggio dagli agenti dell’aliquota della Polizia di Stato distaccata in Procura e coordinata da Antonio De Carlo  .

Non si è trattata di un’ indagine complicata in quanto tutto è partito a seguito di una denuncia, chiara e dettagliata, grazie alla collaborazione e all’esposto del professionista, già consulente in una causa assegnata proprio alla giudice Scarciglia. Una volta liquidato il primo incarico di perizia, la giudice – sulla base di una prima ricostruzione dei fatti – lo avrebbe infatti ricontattato proponendogli nuovi incarichi di consulenza e perizie in cambio di una dimostrazione “di riconoscenza”, da tradurre in denaro e regalie. In tutto 2mila euro: questa la cifra richiesta per ottenere delle nuove consulenze garantite.

il Tribunale Civile di Lecce

La Scarciglia operava come giudice onoraria nel Tribunale civile di Lecce e, come tutti i Got, aveva un incarico rinnovabile di triennio in triennio, con corresponsione di un gettone di presenza per ciascuna udienza svolta, a prescindere dal numero di provvedimenti emessi.

Il consulente del Tribunale inizialmente ha finto di stare al gioco manifestando il proprio interesse alla Scarciglia manifestandosi interessato allo “scambio”: denaro per ottenere consulenze. Ma appena uscito dalla stanza della giudice in via Brenta, il professionista ha raggiunto il  posto di Polizia distaccato in Procura a Lecce, dove ha  denunciato tutto e  spiegato che cosa la giudice Scarciglia gli avrebbe promesso in cambio dei 2.000 euro concordati, aggiungendo che l’operazione si sarebbe dovuta concludere dopo poco.

La Polizia di Stato ha consegnato al professionista denunciante delle banconote avente tutte lo stesso numero  di serie che vengono spesso  utilizzate per incastrare estorsori ed usurai , per  consegnarli alla giudice in occasione dell’incontro successivo,  fissato nel primo pomeriggio di ieri per concludere l’“affare”. Ma una volta che quelle banconote segnate sono finite nelle mani della Scarciglia, è scattato immediatamente l’intervento degli agenti di Polizia, che hanno colto la giudice in flagranza di reato.

Il denaro “segnato” è stato rintracciato dalla Polizia giudiziaria nell’abitazione della donna,  che è stata quindi sottoposta all’interrogatorio di rito alla presenza dei legali della giudice: Pasquale e Giuseppe Corleto e l’avvocato Antonio Malerba. La giudice onoraria Scarciglia dopo aver riferito agli agenti di Pg delegati per il suo interrogatorio la propria versione dei fatti, su disposizione del pubblico ministero di turno, è stata accompagnata al carcere di Borgo San Nicola con l’ accusata di concussione, per  aver abusato del suo ruolo e delle sue funzioni di pubblico ufficiale chiedendo al professionista denaro in cambio di nuovo lavoro.

Il reato contestato dal pm Paola Guglielmi è concussione. Secondo l’accusa, la giudice avrebbe fatto intendere al professionista, suo consulente, che l’affidamento di incarichi era condizionato al versamento del denaro. Fissato l’appuntamento nel pomeriggio a casa della giudice, il consulente, che nel frattempo aveva avvisato i poliziotti, si è presentato consegnando la somma pattuita. In quel momento i poliziotti hanno bussato alla porta dell’appartamento e si sono fatti aprire sorprendendo la donna con il denaro che era stato precedentemente fotocopiato. Il fascicolo d’indagine adesso verrà trasmesso per competenza alla Procura di Potenza.

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