Falda contaminata a Martina Franca, i Carabinieri del NOE sequestrano depuratore

Falda contaminata a Martina Franca, i Carabinieri del NOE sequestrano depuratore

Schermata 2016-02-10 alle 00.27.34I Carabinieri del Noe-Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno sottoposti a sequestro preventivo, con provvisoria facoltà d’uso l’impianto di depurazione delle acque reflue civili di Martina Franca, gestito dall’Acquedotto Pugliese spa, al pari di tutti gli analoghi depuratori in territorio regionale, ed anche lo scarico attualmente asservito all’impianto in questione, situato in località “Pastore” all’interno di un terreno di proprietà privata.

L’autorità giudiziaria da disposto contestualmente al sequestro la nomina quali amministratori e custodi giudiziari dei beni sequestrati, il rappresentante legale pro-tempore dell’ Acquedotto Pugliese spa, sul quale pende il compito di garantire la continuità del servizio di depurazione delle acque conformemente ai limiti di legge ed alle norme di settore, prevedendo il ripristino immediato dell’efficienza delle componenti dell’impianto attualmente fuori servizio, e del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, con riferimento allo scarico attualmente in uso, nonostante sia privo di autorizzazione, con l’obbligo di individuare entro 60 giorni una soluzione tecnico alternativa eco-compatibile.

CdG procura tarantoL’indagine coordinata dal sostituto procuratore dr. Lanfranco Marazia  della Procura di Taranto, ed affidata ai militari del Comando Carabinieri NOE di Lecce  – è partita nel dicembre 2013, a seguito dell’apertura di una vera e propria voragine, profonda diversi metri, che si trovata all’altezza del recapito finale del depuratore nel cuore della Valle d’ Itria, dove attualmente vi sono presenti interi terreni coltivati a  vigneto che vengono sistematicamente invasi dai reflui maleodoranti, causati dall’assoluta inadeguatezza dello scarico attualmente utilizzato.

Questo scarico ad oggi è costituito da un inghiottitoio naturale che trasporta gli effluenti inquinanti del ciclo di depurazione nel sottosuolo, intaccando la salubrità delle acque sotterranee per effetto dell’estrema vulnerabilità della falda profonda in territorio carsico come è appunto quello della Valle d’ Itria.

Le analisi chimico fisiche su campioni di acque prelevate dai pozzi ubicati in un raggio di un chilometro dallo scarico sequestrato dal Noe, hanno evidenziato superamenti dei limiti tabellari per parametri quali il cloro, l’azoto totale, il fosforo, i solidi sospesi ed i tensioattivi anionici e totali.

Schermata 2016-02-10 alle 00.28.30Grazie alle analisi effettuate si è così raggiunta la prova che le acque della falda profonda, che alimentano i pozzi ispezionati dai Carabinieri del NOE, risultano contaminate dai reflui provenienti da un depuratore che non funziona adeguatamente per tale ragione si ipotizza a carico dei responsabili dell’ Acquedotto Pugliese spa, il delitto di avvelenamento colposo di acque destinate al consumo alimentare.

La consulenza tecnica disposta dal pm Marazia ha infatti evidenziato macroscopiche carenze imputabili al gestore dell’impianto, al quale è da ricondurre la scarsa efficienza del ciclo di depurazione e quindi la pessima qualità degli effluenti immessi nello scarico.

Le conseguenze immediate di una condotta come questa, sono state quelle di aver dato vita ad un vero e proprio smaltimento illecito di rifiuti costituiti da fanghi di depurazione.  Inoltre lo scarico privo delle previste autorizzazioni, oltre a determinare la contaminazione della falda ha anche causato un rischio idrologico molto serio, cointeressando i terreni adiacenti alla Strada Statale 172 Locorotondo-Martina Franca e della stessa sede stradale, su cui sono state rilevate lessioni e fessurazioni oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi ancora in corso.

CdG cc noe_martina francaI Carabinieri del NOE hanno evidenziato nella loro relazione al magistrato, che uno scarico oltre a non essere autorizzato, è gravemente pericoloso per l’incolumità pubblica, sia per l’aspetto della salute umana, considerato l’attingimento di acque inquinate potenzialmente destinate anche al consumo umano, sia per quello del rischio idrogeologico, con particolare riferimento al transito sulla Strada Statale 172 che potrebbe essere interessata da progressivi cedimenti del manto stradale con conseguenti rischi per la sicurezza della circolazione veicolare

Al momento sono 4 persone iscritte nel registro degli indagati della procura di Taranto, per reati che consistono nell’ ‘” inadempimento di contratti di pubbliche forniture”  perchè “venendo meno agli obblighi derivanti dalla convenzione per la gestione del servizio idrico integrato nell’ ato Puglia facevano mancare il funzionamento di talune unità/componenti dell’impianto di depurazione determinando l’inosservanza degli standard minimi di qualità del refluo depurato”, nel “superamento dei limiti tabellari previsti per lo scarico”, nellosmaltimento illecito di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da fanghi di depurazione”, e nell’ avvelenamento di acque mediante immissione in falda profonda, attraverso il recapito finale non autorizzato costituito dall’inghiottitoio naturale di località Pastore, degli effluenti del ciclo di depurazione contenenti sostanze inquinanti pericolose per la salute umana

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