Facebook chiude 23 pagine di fakenews, la metà diffondeva contenuti pro M5S

Facebook chiude 23 pagine di fakenews, la metà diffondeva contenuti pro M5S

Il Movimento 5 Stelle è il partito politico più a suo agio nel muoversi nel mare delle fakenews. E non a caso Facebook ha appena chiuso 23 pagine con quasi 2,5 milioni di follower che diffondevano fake news e odio in violazione delle regole di Facebook stessa. Tra queste la metà erano a sostegno del M5S alla vigilia delle elezioni europee.

di Federica Gagliardi

Grazie alle segnalazioni di una Ong che si occupa di campagne sociali, Facebook ha appena chiuso 23 pagine con quasi 2,5 milioni di follower che diffondevano fake news e odio in violazione delle regole di Facebook stessa. Tra queste la metà erano a sostegno del M5S alla vigilia delle elezioni europee.

Avaaz è un’organizzazione non governativa internazionale istituita nel 2007 a New York che promuove attivismo su tematiche quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti. La sua missione dichiarata è quella di permettere che i processi decisionali di portata globale vengano influenzati dall’opinione pubblica. L’organizzazione opera in quindici lingue diverse, e conta, stando al sito ufficiale, più di 47 milioni di membri iscritti in 194 paesi.

La pagine di “fake news” chiuse da Facebookerano un canale di diffusione di contenuti politici e di disinformazione. Per esempio “Vogliamo il movimento 5 stelle al governo” era in origine la pagina “Bombe sexy”, la pagina “Noi siamo 5 Stelle” era “Calcio passione”,  “Beppe Grillo for President” era “Fai crescere la tua pagina in modo esponenziale” mentre “Catena umana” era “Da quando ti ho conosciuto non faccio altro che pensare a te”.

Ci sono poi altri trucchi utilizzati da questo genere di pagina. Per esempio la pagina “I valori della vita”con oltre 1,5 milioni di follower a prima vista sembra mostrare contenuti di vita generica, ma a un esame più approfondito si scopre che in realtà condivide in modo coordinato e programmato contenuti di un altro sito, noto per la sua ideologia pro Movimento 5 Stelle. Altre pagine, invece, utilizzano finti profili Faceboook per evitare i controlli da parte della piattaforma social.

Le 23 pagine oscurate da Facebook potrebbero essere solo la punta di un iceberg. In realtà il rapporto completo dell’ Ong  Avaaz è molto più ampio e ha individuato 13 sottoreti coordinate che avrebbero violato le regole di Facebook. Si tratterebbe in tutto di 104 pagine divise in sei gruppi con un totale di 18,26 milioni di follower e 23,09 milioni di interazioni negli ultimi tre mesi.

Questi i nomi delle sottoreti che utilizzando finte pagine in appoggio al M5S violano le regole di Facebook: , Catena umana, Kontrokultura, Adesso Basta, Leggilo.org, Adesso Italia, Mondo Sporco, Mag24 Pagine antisemite, La Verità ci rende liberi, Jeda Network, Rassegne Italia, Altre pagine di disinformazione

Rispetto alle “bufale” di un tempo le fake news si muovono in un ambiente, quello del web, molto esteso e soprattutto caratterizzato dalla viralità e dalla disintermediazione giornalistica dei social network. Non è un caso che la parola dell’anno sia, secondo l’Oxford Dictionaries, “post-truth”, traducibile in “post-verità” termine con cui si intende la tendenza a far prevalere nel dibattito pubblico argomentazioni caratterizzate da un forte appello all’emotività che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tendono a essere accettate come veritiere.

L’opinione pubblica soprattutto quella digitale, sembra quindi più propensa a lasciarsi influenzare da flussi di notizie manipolati sulla sfera delle emozioni piuttosto che dai fatti nudi e crudi. Se ad un primo livello sembrerebbe intuitivo riconoscere le notizie vere dalla fake news, in realtà esiste un altro livello di comunicazione che non può essere classificato come vero e proprio “fake” ma che è in grado di distorcere la percezione dell’opinione pubblica sui fenomeni reali.

Parliamo di notizie artefatte, rielaborate e rieditate, dallo stile molto aggressivo e con titoli completamente fuorvianti. Queste notizie possono prendere spunto da fatti reali ma il loro vero scopo è portare il lettore verso interpretazioni favorevoli a chi ha manipolato l’informazione. Il Movimento 5 Stelle, il vero obiettivo della legge anti bufale-online, è il partito politico più a suo agio nel muoversi nel mare della post-verità. Negli anni il M5S ha costruito in rete una vasta community online raccolta intorno a un bacino di oltre 2600 pagine Facebook. Tra queste “fanpage” legate alle community a 5 stelle ce ne sono alcune che generano un livello di interazione addirittura superiore a quello di testate giornalistiche nazionali. Un esempio di distorsione della realtà ce la fornisce per esempio la fanpage “la Cosa” in uno dei suoi ultimi post su Facebook.

 

Sulla fanpage di questo gruppo vicino al Movimento 5 Stelle è stato pubblicato un post in cui si chiede agli utenti se si è favorevoli al ritorno della Lira scrivendo che “Tutti i sondaggi dicono che gli italiani sono sempre più euroscettici”. Ma di quali sondaggi parla? Quali sono le società che hanno elaborato questi risultati? Come sono stati condotti i sondaggi di cui si parla? Ovviamente le risposte non le potremmo mai conoscere ma possiamo capire come l’effetto sia quello di portare gli utenti digitali a credere che esista una maggioranza favorevole all’uscita dell’Euro.

Un altro esempio molto virale di questo stile di disinformazione ci viene dalla fanpage grillina “Tze tze” che pubblica un post con l’immagine del giornalista Fabio Fazio e una didascalia che recita: “Fazio, 11 mln di euro di soldi pubblici in Rai e i disabili italiani 280 euro al mese se tutto va bene“. La foto è ritoccata con la sovrapposizione del logo del Pd sulla fronte del giornalista in modo da identificare il Partito Democratico come il vero responsabile di sperpero di risorse pubbliche ai danni di persone con gravi difficoltà.

Per capire il livello di viralità di queste fanpage basti dire che il livello di medio coinvolgimento di “Tze Tze” per singolo post sugli ultimi 99 messaggi (1243 like, 778 commenti) è più che doppio rispetto a quello di quotidiani come La Stampa (223 like, 45 commenti) ed il Messaggero(143 like, 28 commenti). Quasi tutte le news che abbiamo trovato sui gruppi Facebook vicini al Movimento 5 Stelle fa ricorso a immagini con didascalie dallo stile violento – “Guardate che vergogna“, “Ecco chi ruba i soldi agli italiani” in maniera tale di poter arrivare direttamente alla pancia dei lettori.

La propaganda del M5S diventa ancora più virale nel momento in cui queste notizie vengono condivise simultaneamente dalle varie fanpage che costituiscono una community ampia e fidelizzata intorno tematiche precise: politici corrotti, teorie complottiste, ritorno alla lira, medicina alternativa. È difficile stabilire con precisione la grandezza di questa community, possiamo però affermare che i 10 gruppi più popolari all’interno della rete del M5S costituiscono una community di oltre 2,7 mln di sostenitori digitali. Un numero che per popolarità su Facebook supera i 2,4 mln di seguaci della fanpage del Corriere della Sera.

Ecco perchè forse è arrivato il momento anche per noi giornalisti, e per i giornali seri, liberi ed indipendenti di dichiarare “guerra” alle fakenews, ed a chi le alimenta. Ma è anche il momento per i lettori di verificare la fondatezza delle proprie fonti di informazione. Per rispetto del proprio cervello. E per rispetto per la società civile ed una vita realmente democratica del nostro Paese.

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