Emiliano non rinnova iscrizione al Pd per salvarsi al Csm

Emiliano non rinnova iscrizione al Pd per salvarsi al Csm

“Decisione dolorosa ma inevitabile”. In realtà il governatore pugliese è alla ricerca disperata di via d’uscita per evitare una batosta disciplinare al CSM

BARI – Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha deciso di non rinnovare l’iscrizione al Pd, “in ossequio alla recente sentenza della Consulta in materia“. Lo ha comunicato egli stesso al circolo PD Murat San Nicola, in merito al rinnovo annuale della tessera del partito. “Per ragioni legate al mio ruolo di magistrato, sia pure in aspettativa per mandato elettorale, devo comunicare – dice – la mia decisione, dolorosa ma inevitabile, di non rinnovare l’iscrizione al PD“.

“Continuerò a supportare il PD in ogni modo in cui mi venga richiesto – assicura Emilianoe continuerò a frequentare il mio circolo ed ogni istanza di partito alla quale riterrò di intervenire“. “Vi è infatti – conclude – che il mio ruolo di capo politico della coalizione di centrosinistra della Regione Puglia è per me coessenziale alla mia militanza nel PD al quale sarò sempre legato“.

Emiliano da quando è in politica è in aspettativa come magistrato e negli anni scorsi il Consiglio superiore della magistratura aveva avviato  su richiesta del procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione un procedimento disciplinare nei suoi confronti.

La Corte Costituzionale

La procura generale aveva richiesto nei confronti di Emiliano  la condanna all’ammonimento, la sanzione più lieve, ma il processo era stato sospeso in attesa della Consulta, alla quale si era appellata la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Il Csm aveva sollevato le questioni di costituzionalità del decreto legislativo n.109 del 2006, di riforma del sistema disciplinare dei magistrati, nella parte in cui stabilisce il divieto anche per quei magistrati che, come Emiliano, sono fuori ruolo, cioè in aspettativa per ragioni elettorali.

La Corte Costituzionale aveva ritenuto lo scorso 4 luglio 2019 “infondate le censure al divieto di iscrizione o partecipazione sistematica e continuativa dei magistrati ai partiti politici” a seguito della richiesta formulata dalla sezione disciplinare del CSM che dopo aver rigettato tutte le altre eccezioni dei difensori di Emiliano, aveva ritenuto di affidarsi al giudizio della Consulta.

Emiliano in udienza al CSM

A quanto si apprende l’udienza di giovedì 6 dicembre del procedimento a carico di Michele Emiliano  davanti alla sezione disciplinare , è stata rinviata al 24 gennaio 2019 dopo che lo stesso governatore pugliese aveva chiesto di rimandarla invocando un legittimo impedimento.

Il collegio della sezione disciplinare del CSM, presieduto dal laico M5S Fulvio Gigliotti, a seguito dell’astensione del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini (ex deputato e già responsabile giustizia del PD)  ha deciso di accogliere la richiesta di Emiliano, il quale evidengtemente ormai non sa più cos’altro inventarsi per sottrarsi al giudizio a suo carico.

Con un  comunicato stampa, i consiglieri regionali del M5S, sono molto critici nei confronti del governatore Emiliano: “Non sapremmo dire a chi sia andata meglio: se al PD che si è liberato della zavorra Emiliano che ha tentato senza successo e in ogni modo la scalata ai vertici del partito, oppure se a Emiliano che ha trovato una buona scusa per abbandonare una nave che affonda”.

“La sentenza di luglio della Consulta – aggiungono il consiglieri regionali del M5S  – ribadisce solo che in tutti questi anni il presidente della Regione non ha rispettato le regole e se Emiliano vuole continuare a far politica sarebbe più coerente e corretto nei confronti dei cittadini italiani dimettersi da magistrato,  un ruolo che ha esercitato solo per metà della sua vita lavorativa visto che per l’altra metà, ormai 15 anni, ha fatto solo il politico. Ormai ha senso chiedersi se si tratti di un magistrato prestato alla politica o di un politico prestato alla magistratura”.

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