E’ maledizione Champions. Vince il Real, la Juve scompare.

E’ maledizione Champions. Vince il Real, la Juve scompare.

di Antonello de Gennaro

CARDIFF – La Juventus ha perso smarrendo nel secondo tempo la sua migliore caratteristica : la compattezza tattica . Diciamolo con chiarezza, nella finale di Cardiff sono venuti meno gli uomini più importanti. Da Bonucci, a Pjanic ma soprattutto Higuain e Dybala.  La squadra bianconera si è disunita sotto gli attacchi di un Real Madrid che voleva portare a casa la coppa e ci è riuscito grazie al solito Cristiano Ronaldo che è stato lasciato un pò troppo solo dalla difesa bianconera .

Alla Juventus non è bastato segnare il più bel gol della Champions League, cosi come non è bastato aver condotto e dominato tutto il primo tempo senza aver avuto paura. Tutto questo non è servito perché alla Juventus è venuto meno qualcosa che era stata una costante per tutta la stagione e che è scomparsa nella notte della finale: la solidità tattica del gruppo, quel  meccanismo perfetto di gioco che rendeva in fase difensiva la squadra di Allegri un blocco unico. I primi ad essere i fantasmi di sè stessi, sono stati Higuain e Dybala, i peggiori della Juve in campo, non tanto per non aver concluso nulla nella fase d’attacco, ma sopratutto per il mancato solito contributo offerto alla difesa. Poi è svanito Pjanic, e con lui Khedira, e quindi a quel punto per il Real Madrid infilzare la Juventus è diventata gioco facile facile, trovando di fronte la difesa bianconera che ha smarrito la sua forza ed esperienza.

Non era la vera Juventus, quella vista in campo nel secondo tempo della finale contro il Real Madrid ieri sera . Non era mentalmente e fisicamente la stessa squadra che aveva annientato il Barcellona e che per tutta la Campions League ha sempre giocato e vinto in modo esemplare arrivando fino alla finale di Cardiff. E’ stata una brutta copia sbiadito nel momento più importante di tutti e che ha regalato con un paio di sciocchezze il sogno di una stagione intera.

Una squadra con un obiettivo così importante e ambizioso non può arrivare a questo appuntamento in simili condizioni psicofisiche . Sopratutto stanca fin dal primo tempo . Non si contano i passaggi sbagliati e le palle perse, soprattutto quelli di Dybala a centrocampo da cui sono scaturiti gol e azioni pericolose del Real Madrid. Un ko limpido a favore del Real e inaccettabile per la Juventus arrivata a Cardiff su un’onda di consensi che probabilmente hanno scaricato mentalmente la solita rabbia e grinta dei giocatori bianconeri.

In ogni caso questa Juventus merita l’applauso ricevuto ieri fra le lacrime nello stadio di Cardiff. Un applauso meritato per una stagione che resta “storica” per il sesto scudetto consecutivo conquistato, per la Coppa Italia vinta e sopratutto per il proprio strepitoso ruolo di marcia in una Champions  League che avrebbe meritato un altro risultato. La delusione spesso fa dimenticare i meriti ed i traguardi conquistati, ma sarebbe ingiusto ed ingrato abbandonarsi allo sconforto da parte del popolo bianconero e sopratutto da parte della squadra .

Questa finale persa è diversa da quella di Berlino, perché il Real è stato sicuramente più forte, ma non superiore in campo, perché la “vera” Juventus, avrebbe perfino potuto batterlo. La Juventus, ma quella “vera”, potrà riprovarci l’anno prossimo: questo è un “gruppo” fortissimo ce la può fare e ieri sera ha preso un impegno morale con la sua gente arrivata da ogni parte del mondo a sostenerla ed incitarla fino al triplice fischio finale , che la società bianconera dovrà saldare tra dodici mesi.

Onore a mister Allegri quando dice “Sono orgoglioso dei miei ragazzi. L’anno prossimo sarò sulla panchina della Juve. Vogliamo ripartire per fare una grande Champions, vincere lo scudetto ed essere competitivi in Coppa Italia: questa seconda sconfitta in tre anni non ci deve fermare“.

Alla fine della partita Andrea Agnelli ha abbracciato uno a uno i giocatori, sul prato di Cardiff, mentre il Real si godeva la Champions. La sconfitta è stata una brutta botta, pure nel punteggio (4-1), soprattutto per chi già aveva perso la finale di Berlino, e così il presidente della Juve ha voluto fare coraggio ai suoi, e lanciare un messaggio: “C’è un sentimento d’orgoglio per aver raggiunto in sette anni una dimensione europea totale – ha detto dinnanzi alle telecamere  – ed ho abbracciato tutti i ragazzi. L’anno prossimo dovremo essere ancora più cattivi”. L’obiettivo è quello di crescere ancora: “Dobbiamo farlo, anno dopo anno, giorno dopo giorno. Dobbiamo crescere, perché se in questa competizione sbagli 10, 15 o 20 minuti, la Coppa non la vinci”.

 Il presidente Agnelli ha sicuramente capito ieri sera che questa Juventus con due-tre innesti di caratura internazionale può finalmente salire sul gradino più alto nel mondo e conoscendone la sua ambizione e lungimiranza siamo sicuri che la sconfitta di ieri sera porterà quel contributo tecnico di cui la squadra di Allegri ha fortemente bisogno per diventare imbattibile. Rimane indiscutibile sia chiaro,  la grande stagione ed una dimensione europea conquistata anno dopo anno dalla squadra bianconera, sui campo di gioco di tutt’ Europa.

Tre trofei vinti in quattro anni sono la dimostrazione della dittatura sportiva, tecnica e tattica del Real Madrid: nessuno, da quando la Champions si chiama così era riuscito a portarla a casa due volte di seguito. Ce l’ha fatta il Real di Zinedine Zidane, con la sua umiltà e grazie alle capacità tecniche dei suoi giocatori. Si vince anche con questi doti, e non solo sul campo, la 12ma Champions League.

Per la Juventus rimane l’amarissimo ricordo di un’altra sconfitta in finale, che fa più male delle altre precedenti perché nessuno se l’aspettava, sopratutto non così. Ma quando il tuo avversario è più forte di te in tutto, ed ha giocatori in campo come Cristiano Ronaldo che da solo è capace di cambiare una partita, allora c’è poco da dire e  ancora meno da fare.

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