E' Giovanni Gugliotti il nuovo presidente della Provincia di Taranto. Umiliante sconfitta per l'avversario Melucci

E' Giovanni Gugliotti il nuovo presidente della Provincia di Taranto. Umiliante sconfitta per l'avversario Melucci

Adesso a questo punto non resta che aspettarsi le dimissioni da sindaco di Taranto di Rinaldo Melucci, in considerazione che il dissenso interno alla sua stessa maggioranza consigliare è finalmente venuto alla luce grazie al voto segreto con queste elezioni provinciali.

di Antonello de Gennaro

Melucci lascia la Provincia dopo essersi votato inutilmente

Nella sera di “Halloween” mentre tutti i bambini tarantini giravano gioiosi e divertiti per le vie del centro, travestiti in maschera, con delle zucche in mano, al motto di “dolcetto o scherzetto“, qualcuno non più bambino ha fatto in realtà un vero e proprio “scherzetto” al sindaco di Taranto Melucci che esce sconfitto e ridicolizzato da questa competizione elettorale.

 Il dato politico che esce dal risultato elettorale di stanotte, che vede sonoramente sconfitto il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, è che di fatto non può più contare su una vera solida maggioranza in consiglio comunale. Dei 32 consiglieri comunali di Taranto chiamati al voto, 17 di loro che di fatto costituiscono una maggioranza – hanno votato per Gugliotti. Un voto di evidente sfiducia politica dal quale Melucci non potrà sottrarsi, e che potrebbe  portare alle sue  dimissioni che potrebbe aprire nuovi equilibri politici.

Lo confermano ed attestano i voti ponderati “viola” cioè quelli dei consiglieri comunali di Taranto che “pesavano” 1.060 punti, alcuni dei quali nel segreto dell’ urna hanno votato a favore di Giovanni Gugliotti, eleggendolo Presidente della Provincia di Taranto, manifestando così il proprio dissenso “politico” nei confronti del sindaco Melucci.

Palazzo di Città, sede del Comune di Taranto

A nulla sono servite le sue “minacce” politiche espresse dal sindaco di Taranto in occasione di una riunione riservata dei consiglieri che tengono in piedi la sua maggioranza traballante, allorquando Melucci, secondo fonti confidenziali del CORRIERE DEL GIORNO, avrebbe detto ai partecipanti: “se non mi votate e non vengo eletto, io mi dimetto e torno al mio lavoro, e voi ve ne tornate tutti a casa“. Una vera e propria minaccia, al limite dell’ “estorsione politica” per più di qualcuno che sopravvive proprio grazie allo stipendio di consigliere comunale.

Cosi come a nulla sono servite le cenette elettorali fuori-porta insieme a quello che riteneva il suo grande alleato, e cioè Martino Tamburrano, che con questa elezione patisce la sua terza sconfitta politico-elettorale nel giro di appena due anni, dopo aver sostenuto e coordinato dietro le quinte la campagna elettorale di Stefania Baldassari alle ultime elezioni amministrativa del Comune di Taranto, e quella di sua moglie candidata al Senato in occasione delle recenti elezioni politiche, dove non è stata eletta.

la “cenetta” di Brisci, Melucci e Tamburrano

Per non parlare poi degli appelli inutili a mezzo stampa della segreteria provinciale del PD jonico, e degli assessori della Giunta comunale di Taranto, che rischiano di dover tornare presto a trovarsi un lavoro “vero”. I suoi assessori con una nota parlavano di “Modello Taranto” e scrivevano: “La Provincia di Taranto ha già mostrato di saper fare fronte comune, contando sulla guida di Rinaldo Melucci. Il sindaco della città capoluogo, infatti, ragiona in termini di territorio diffuso già dal primo giorno di insediamento a Palazzo di Città. Con il contributo della sua maggioranza, ha sempre considerato Taranto sistematicamente connessa con la sua provincia, riaffermando il valore del concetto di area vasta. Le elezioni del 31 ottobre, quindi, possono essere l’occasione per proseguire su questa strada. Il laboratorio di idee costruito a Taranto, inoltre, ha consentito di restituire alla politica il suo primato“. Ma nessuno li ha ascoltati e creduto loro.

la diretta scheda dopo scheda, voto dopo voto commentata

Come si faceva quindi a credere a dei “miracolati” eletti con 200-300 voti che si ritrovano a fare gli assessori ? O a qualcuno che fa l’assessore solo grazie alla mamma, o alle raccomandazioni della “staffista del cuore” di Melucci ? Con che faccia parlano questi oscuri “figuranti” e “burattini” della politica tarantina parlano di “Modello Taranto“, città che sotto la guida di Melucci è scesa al penultimo posto (perdendo ben 4 posti in classifica) fra i capoluoghi italiani nella graduatoria di vivibilità del Sole 24 Ore ?

Ha vinto il Patto dei Sindaci dei 29 comuni della Provincia di Taranto, che si erano riuniti e coalizzati già in occasione dell’assemblea del CTP , il Consorzio dei Trasporti Pubblici, dove la loro volontà aveva prevalso sulla manovre illegittime del Consiglio Provinciale “pilotato” ed indirizzato da Tamburrano (oggetto di indagini della Magistratura penale ed amministrativa) in occasione del quale Melucci capita l’antifona abbandonò l’assemblea per manifestare il proprio dissenso, frutto di un’ imbarazzante ed equivoca (a dir poco) alleanza trasversale a tre  siglato da Piero Bitetti – Rinaldo Melucci – Martino Tamburrano). Un patto che ha individuato in Giovanni Gugliotti il proprio rappresentante, e che ha vinto la propria scommessa elettorale.

Giovanni Gugliotti

Gugliotti ha vinto ottenendo 54.585 voti ponderati ( 250 schede in suo favore )  doppiando Melucci che invece ne ha ottenuti soltanto 33.888 (123 schede)

La “fuga” dal Salone del Consiglio Provinciale dove si è tenuto lo scrutinio dei voti, da parte prima di Bitetti e poi del segretario provinciale Giampiero Mancarelli, è stata non solo eloquente, ma sopratutto imbarazzante. Una vera e propria sconfitta che Mancarelli non ha voluto commentare chiudendosi in silenzio, abbandonando il salone della Provincia e scomparendo, così come aveva fatto poco prima, il suo ex-compagno di partito Piero Bitetti.

Così come di poco gusto e “stile” il comportamento di Melucci il quale veniva informato ed aggiornato telefonicamente da Bitetti durante lo spoglio delle schede, il quale non ha avuto dall’ alto della sua nota superbia ed arroganza, il dovuto garbo istituzionale di complimentarsi con il vincitore e riconoscere la propria sconfitta.

Adesso a questo punto non resta che aspettarsi le dimissioni da sindaco di Taranto di Rinaldo Melucci, in considerazione che il dissenso interno alla sua stessa maggioranza consigliare è finalmente venuto alla luce grazie al voto segreto con queste elezioni provinciali. Avrà Melucci un briciolo di dignità per rassegnare le proprie dimissioni ? In più di qualcuno ha più di qualche dubbio.

Non è bastato quindi a Melucci accontentare la sua “corte” composta da miracolati , venduti e comprati, veri e propri mercenari della politica, assegnando assessorati, incarichi, consigli di amministrazione, assunzioni di parenti a degli “yes men” ma anche “women” ( cioè donne) che sopravvivono con le mancette politiche garantendogli il voto in consiglio comunale.

Ieri sera Melucci ha avuto una sonora lezione politica, da cui la sua autoreferenziale autorevolezza politica esce letteralmente asfaltata se non ridicolizzata. Una lezione politica che deve far riflettere tutti coloro che fanno o cercano di fare politica a Taranto e provincia. E’ la politica, bellezza, non quella “monnezza” proveniente dagli interessi e portafogli dei proprietari delle discariche di Massafra (Cisa spa)  e Statte (Italcave spa)  .

Anche perchè sono in corso indagini della Magistratura su tutto quello che sta accadendo a Taranto e dintorni, dove più di qualcuno posso garantirvelo non dorme sonni sereni. Qualcuno in divisa una di queste mattine potrebbe bussare alla loro porta , e potrebbe non essere un risveglio piacevole…

“Grande affermazione del centrodestra, soprattutto di Forza Italia, a  Taranto , Foggia ed un risultato vittorioso anche nella Bat: il vento è cambiato, cari amici pugliesi, e finalmente soffia a favore del centrodestra” dichiara in tarda serata l’on. Mauro D’Attis nuovo commissario regionale di Forza Italia in Puglia che conclude. ” Guardiamo con ottimismo al futuro   nell’auspicio che sia fondato su basi di chiarezza, determinazione e serietà nei confronti degli elettori”.

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