“Dottoressa, giù le mutande”. La denuncia choc di Cristiana, aspirante magistrata. Nel silenzio assordante del CSM e del Ministero di Giustizia

ROMA – Cristiana Sani  aveva deciso di partecipare al concorso di magistratura, perché, come tanti candidati, aspirava a fare il magistrato. A servire lo Stato, ad applicare e fare rispettare la Legge. Il concorso per magistrati è molto difficile come ben noto a tutti, ed è giusto che lo sia. Ma anche discutibile sotto molti punti di vista, ma quest’anno si è toccato il fondo della legalità e del non rispetto per la dignità delle persone che vi partecipano.

Evidentemente al Ministero di Giustizia non era bastato il primo “scivolone”, sul tema di diritto amministrativo con una traccia che  incredibilmente era già stata proposta nella scuola per magistrati diretta dal consigliere Bellomo, il quale, appena sospeso dal Consiglio di Stato, ha trovato perfino il coraggio di autocompiacersi pubblicamente che i massimi organi della Giustizia italiana avessero scelto una sentenza di Palazzo Spada da lui scritta come estensore-relatore per valutare l´attitudine professionale nella preparazione degli aspiranti magistrati.

 

Ma  quello che sta facendo il giro dei social in queste ore, fa veramente rabbrividire. Il post nella propria bacheca Facebook è quello di una candidata al concorso di magistratura, Cristiana Sani,  che lo ha scritto ed anche firmato, mettendoci la faccia e mettendosi in gioco, a questo punto sta rischiando anche un possibile esito sfavorevole della sua prova, perché quanto scritto da Cristiana altro non è che  una gravissima denuncia di sistemi applicati che non sono altro che una vera e propria violenza aperta. Le discriminazioni e  costrizioni incivili a cui sono state soggette, probabilmente, oltre a Cristiana, anche molte candidate sono inaccettabili. Delle donne umiliate ed offese nella loro femminilità. alle quali, senza tanti giri di parole, è stato addirittura richiesto di abbassarsi le mutande. Avete letto bene : calarsi le mutande.

 

 

Sulla sua bacheca si è scatenata la protesta delle colleghe, Una di loro Chiara scrive: “Ti SCONGIURO, per il bene di noi tutte colleghe e future concorsiste, DENUNCIA PENALMENTE quello che ti è accaduto affinchè in futuro queste cose accadano con meno frequenza. Ciò che hai detto, che non ti hanno fatto togliere le scarpe, è assolutamente illuminante sul vero fine della perquisizione. Un giudice lo capirà perfettamente. Ricordo a TUTTI inoltre che ai sensi del codice di procedura penale chi viene perquisito ha diritto di fare assistere una persona di sua fiducia che sia prontamente reperibile“.
Ed un’altra collega scrive : “E´ fuori dal mondo quello che è accaduto, è pura violenza…. E´ annientare i diritti procedere ad una perquisizione fino alle parti intime senza nessun più che fondato sospetto/motivo. Non esiste una cosa così….. CHI NON DENUNCIA E´ COMPLICE. Esattamente come i magistrati che pur sapendo di reati di altri magistrati chiudono occhi e orecchie perchè sono “colleghi” (e purtroppo ne so qualcosa). Questo atteggiamento, certamente indotto dalla magistratura, doveva trovare un fermo rifiuto delle poliziotte/i ….. C´è un limite invalicabile si chiama libertà e presunzione di innocenza, non puoi procedere ad una perquisizione nelle parti intime così, indiscriminatamente; metti delle telecamere dappertutto, fai girare le guardie in continuazione, controlla ma non oltre. Anche perchè, oltretutto, è un controllo di pulcinella, gli ovuli dove li nascondono? ho detto tutto, non entro nei particolari, ma davanti ad un controllo profondamente IDIOTA come questo, che ha solo il sapore della violenza e dell´abuso di potere, il disonesto lo passa indenne“.
Sara Mauri una nostra collega del quotidiano il Giornale ha rivelato altri particolari a dir poco vergognosi e scabrosi che sarebbero degni di un’inchiesta ministeriale. Ne riportiamo di seguito un lungo stralcio:

La fila è lunga, alcune sono davanti alla porta da 20 minuti, tempo prezioso sottratto al test. L´esame scritto di magistratura richiede studio, concentrazione e costanza. Ed è chiaro che, in caso di necessità fisiologiche, l´obiettivo rimane quello di fare più in fretta possibile. Tuttavia, mentre le ragazze sono in attesa, «arrivano dei poliziotti penitenziari» che invitano le ragazze a recarsi nei bagni esterni. Ma le ragazze non vogliono perdere il loro posto in fila, perché è quasi il loro turno. E si rifiutano di cambiare servizi. Però, a quel punto, le cose si complicano: uno dei poliziotti va a chiamare due colleghe. Quando arrivano le poliziotte, le cose, stando a quello che scrive Cristiana, iniziano a prendere una brutta piega. «Non vogliono andare fuori che hanno freddo? Lasciatele qui che le riscaldiamo noi», dicono le poliziotte. Ed iniziano le perquisizioni.

 

Arriva il turno di Cristiana. Ma lei capisce che qualcosa non funziona: la ragazza che c´è prima di lei esce dal bagno in lacrime. «Io lì per lì, non avevo capito quello che stava succedendo», scrive. Le poliziotte le dicono di mettersi nell´angolo, «nel corridoio, con loro due davanti che mi fanno da paravento per la perquisizione». E qui, Cristiana scrive, «non mi mettono le mani addosso. Mi fanno tirare su maglia e canotta. Mi fanno slacciare il reggiseno. Poi giù i pantaloni». Ma non finisce qui. «La cosa scioccante è stata quando mi hanno chiesto di tirare giù le mutande». Cristiana non cede. Abbassa di poco l´orlo degli slip. E allora, le poliziotte le dicono «Dottoressa, avanti! Si cali le mutande. Cos´è? Ha il ciclo che non vuole?»

la candidata al concorso per magistrato Cristiana Sani

Il post-denuncia di Cristiana Sani sta provocando molto rumore sul web, diventando virale,  ed ha fatto uscire allo scoperto anche altre denunce di fatti analoghi avvenuti in concorsi precedenti, come quello del 2014 di un’altra concorrente: “Ciao Cristina ( in realtà si chiama Cristiana ndr:), capisco benissimo quello che si provi, a me capitò la stessa cosa nel 2014 e ancora ricordo la sensazione di umiliazione e di impotenza che provai…naturalmente neanche a me trovarono niente…io non feci nulla, ma mi sono pentita di non aver denunciato quell’ episodio…un abbraccio”  Sulla questione si è espresso anche Enzo Iacopino, ex presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti:  “L’accaduto va oltre l’inciviltà e precipita, a mio avviso, nel codice penale. Spero che qualche Procura voglia occuparsene e confido che il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, abbia il tempo per sollecitare un’indagine” . La vicenda non può venire ignorata anche perché, lo stesso Iacopino riferisce che “il vice presidente del Csm mi ha detto che considera vergognoso quanto riferito. Ovviamente dovrà fare degli accertamenti“. Il Dottor Fabio Roia, giudice che si occupa di reati di violenza di genere ammette : “Se è andata così -e non c’è motivo di dubitare di una ragazza seria, che fa parte di un’associazione di tutela delle vittime di abusi, deve intervenire la Procura. Esporre le parti intime per un concorso è disgustoso e spropositato”.

La Sani, in altri post pubblici a commento del precedente, afferma che prima dell’inizio delle prove gli era stato detto che potevano subire perquisizioni, ma afferma anche che “non ci hanno fatto togliere né scarpe né stivali” e questo -riporta – è un fatto strano, visto che poi c’è stata la richiesta di togliersi gli slip.

Chiaramente la presunta versione data da fonti ministeriali è completamente diversa. Ma l’edizione romana del quotidiano La Repubblica a firma del collega Francesco Salvatore ha riportato la tesi del Ministero, che invece ha smentito: «Fonti ministeriali, però, dicono che la realtà è un’altra: Sani, dopo ripetuti andirivieni dalla sala verso il bagno, che avevano insospettito gli agenti, è stata sì perquisita e le sono stati trovati addosso alcuni bigliettini; per questo è stata espulsa dal concorso». Da noi contattato l’ufficio stampa del DAP- Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria ha negato quanto pubblicato dal quotidiano LA REPUBBLICA in quanto “il ministero non ha fornito alcuna comunicazione ufficiale“. Il paradosso è che in un concorso pubblico, l’ufficio stampa del Dipartimento ignora la presenza di un presunto verbale di espulsione. Ci lamentiamo e sorprendiamo poi di quello che entra ed esce nelle carceri sotto gli occhi (spesso compici) della Polizia Penitenziaria ?

La Sani però sostiene di non essere stata espulsa dal concorso e che nella perquisizione non è stato trovato nulla . L’ associazione antiviolenze A.R.P.A. Centri Antiviolenza dalla Rete TOSCAm di cui Chiara Sani fa parte in un post su Facebook, affermano qualcosa diffondendo un comunicato stampa che sembrerebbe smentire la versione del Ministero: “Niente di più falso. La candidata non ha mai ricevuto un verbale di espulsione e ha documenti che attestano che abbia portato a termine la prova. Questa si chiama violenza istituzionale.” Resta da capire cosa il silenzio inquietante sulla vicenda del presidente della commissione d’esame, il magistrato Luigi Agostinacchio.

Quello che a molti giornali e colleghi è sfuggito, è la circostanza che  Cristiana Sani  lo scorso 16 gennaio sempre sulla sua pagina Facebook scriveva “Tra le tante cose belle che mi dà l’essere operatrice di un Centro Antiviolenza, c’è anche quella di far parte di un gruppo di donne con cui posso confrontarmi, discutere, crescere continuamente. E, anche durante le mattine in cui facciamo formazione, ridere tanto tanto tanto. Vi assicuro che è un valore immenso“. Possibile che un operatrice di un centro antiviolenza in presenza dei fatti che racconta non abbia chiamato i Carabinieri, la Polizia e presentato una denuncia ?

L’unico punto in comune tra le due versioni è la perquisizione effettuata da agenti della polizia penitenziaria femminile. Che non possono trattare delle donne che partecipano ad un concorso per magistrato, come se fossero delle carcerate.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha richiesto alla Commissione esaminatrice del concorso da magistrato, le cui prove si sono svolte dal 20 al 26 gennaio scorso, e al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, per quanto concerne i controlli, una relazione dettagliata sulle istruzioni impartite e sul concreto svolgimento dei controlli nei giorni delle prove.