Dire “ti sputtanerò in tv” non costituisce una minaccia. Lo ha stabilito la Cassazione

Dire “ti sputtanerò in tv” non costituisce una minaccia. Lo ha stabilito la Cassazione

Secondo i giudici della Suprema Corte, non rientra infatti nelle possibilità dell’uomo `comune´ poter decidere i palinsesti televisivi e quindi la minaccia di “scatenare” i media non può spaventare, e quindi lo ha assolto “perché il fatto non sussiste”.   

ROMA – La Corte di Cassazione ha cancellato la condanna per minaccia nei confronti del cliente di un avvocato che al culmine di una lite con il suo legale, per divergenze nella gestione di una compravendita, gli aveva detto “ti sputtanerò in tutte le televisioni“.

Secondo i giudici della Suprema Corte, non rientra infatti nelle possibilità dell’uomo `comune´ poter decidere i palinsesti televisivi e quindi la minaccia di “scatenare” i media non può spaventare, e quindi lo ha assolto “perché il fatto non sussiste”.

Per la Corte di Cassazioneil male minacciato non rientrerebbe nella sfera di disponibilità” del singolo individuo che è “sfornito del potere di decidere il contenuto di una trasmissione televisiva e sarebbe privo, comunque, di reale valenza intimidatoria”, tenuto anche conto “delle circostanze del fatto“, ritenuta una vicenda che non interessa nessuno, e “della qualità delle parti”, due  persone normalissime (avvocato e cliente), arrivati ai ferri corti.

Una teoria  condivisa dai supremi giudici che con la sentenza n. 14373, udienza svoltasi il cinque febbraio – evidenziano come “alla frase proferita dall’imputato, sicuramente inurbana e volgare, non può assegnarsi il valore e il significato di una minaccia, posto che il male prospettato non alludendo a una denuncia falsa ma solo all’intenzione di rendere pubblico il comportamento di cui l’imputato si ritiene vittima, e, per altro verso, non rientra nella sfera di disponibilità dell’agente, implicando l’accesso al mezzo televisivo certamente estraneo al potere di controllo dell’imputato”.

(notizia in aggiornamento)

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