Dietro le quinte dei “ricatti” alle istituzioni di Michele Emiliano, politico-magistrato sotto inchiesta del CSM

Dietro le quinte dei “ricatti”  alle istituzioni di Michele Emiliano, politico-magistrato sotto inchiesta del CSM

Michele Emiliano è bene ricordarlo ancora una volta, è un magistrato (non in servizio per fortuna !) sotto inchiesta dalla 1a Commissione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura per aver violato la norma che impedisce ai magistrati di “fare politica”, che è cosa ben diversa dall’ essere un rappresentante eletto dai cittadini nelle istituzioni,

di Antonello de Gennaro

Devo innanzitutto confessare che sin dal mio primo incontro con Michele Emiliano in una conferenza stampa a Taranto durante la campagna elettorale per le elezioni regionali, non ho avuto particolare sintonia e simpatia per l’attuale governatore della Regione Puglia, ed ancora una volta la mia prima impressione, il mio intuito  hanno avuto ragione. Nella mia lunga vita professionale, sono oltre 30 anni che faccio il giornalista in lungo e largo per l’ Italia non avevo mai incontrato un politico così ambiguo. Hanno ragione dei politici baresi di lungo corso a definirlo uno “sfalsino” (cioè una persona a due facce).

Michele Emiliano è bene ricordarlo ancora una volta, è un magistrato (non in servizio per fortuna !) sotto inchiesta dalla 1a Commissione disciplinare del CSM (il  Consiglio Superiore della Magistratura n. d.a.) per aver violato la norma che impedisce ai magistrati di “fare politica”, che è cosa ben diversa dal essere un rappresentante eletto dai cittadini nelle istituzioni, e quindi dovrebbe avere il buon gusto di tacere prima di “emettere” sentenze e pareri giuridici  su questioni di cui cui dimostra una palese ed evidente ignoranza.

Dopo essere stato fatto fuori dalla politica cittadina barese con l’avvento del “renziano” Dicaro. Emiliano ha cercato di ampliare la propria “corrente” sostenendo la sfortuna candidatura a sindaco di Brindisi di Nando Marino , dove lo stesso Partito Democratico brindisino al ballottaggio ha preferito votare il candidato (eletto) della lista civica centrista, pur di non farsi calpestare dall’arroganza barese di Emiliano. Dopo il fallimento brindisino, Emiliano ha “cavalcato” la candidatura last-minute di Rinaldo Melucci, un “profano” della politica, con la complicità di un Pd tarantino frantumato ed incapace di trovare al proprio interno un candidato alla poltrona di primo cittadino.

Qualche “pazzo” aveva offerto la candidatura a sindaco di Taranto un anno prima delle elezioni al sottoscritto, ottenendo un garbato netto rifiuto. Dopodichè qualcuno ha provato a convincere il prefetto Francesco Tagliente (ex questore di Roma e Firenze) che vantava un  solido rapporto di amicizia con Matteo Renzi e Luca Lotti, e già indicato come assessore alla sicurezza nella capitale dall’ on.  Roberto Giacchetti (vicepresidente della Camera)  candidato del Pd al Comune di Roma contro la “grillina” Virginia Raggi. Anche in questo caso è arrivato  dal prefetto Tagliente un garbato rifiuto istituzionale. Alla fine i democratici” (si fa per dire…) tarantini ci hanno provato anche con il mio amico e collega Walter Baldacconi direttore dell’emittente televisiva pugliese Studio 100, il quale dopo aver tentennato per qualche secondo, è stato ben consigliato, ed ha rifiutato anch’egli.

Nel frattempo si consumavano le guerriglie interne al Pd tarantino dove volevano candidarsi in tre : Gianni Azzaro, Piero Bitetti e Lucio Lonoce, rispettivamente un semplice finanziere in aspettativa, un ex-macellaio, ed un ex-operaio dell’ ILVA, e quindi per evitare di consegnare la poltrona di primo cittadino al centrodestra o allo sfumato “pericolo” grillino, qualcuno ha (mal)pensato di candidare Rinaldo Melucci, noto in città, negli ultimi anni, solo per essere il presidente dello Ionian Shipping Consortium un consorzio di operatori portuali, le cui limitate capacità sono raccontate e testimoniate dai bilanci in perdita della sua società e dei lamenti e critiche sul suo operato da parte degli stessi soci del consorzio marittimo.

Emiliano ha ben pensato di sottomettere sotto la sua ala “protettiva (o distruttiva ?) il sindaco di Taranto Melucci, usandolo come “cavallo di Troja”, contro il Governo Renzi, nella spinosa questione dell’ ILVA, ma fonti bene informate interne al Pd di terra jonica, raccontano dei lamenti di Emiliano con i referenti tarantini del Pd nei confronti del Sindaco Melucci che, esaltato dalla sua “staffista-portavoce-tuttofare“, ha letteralmente perso il proprio controllo ed equilibrio e pensa di poter dettare condizioni a tutti, senza in realtà contare nulla sopratutto nei reali equilibri e “pesi” della politica che conta.

Il Governatore della Regione Puglia che non ha alcun potere istituzionale e tantomeno decisionale sulle scelte e posizioni del Comune di Taranto, appresa la notizia della presenza del ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda a Taranto, non ha gradito il blitz del ministro definendo l’iniziativa di Calenda una “scorrettezza” istituzionale. Resta da capire qualcosa: quale sarebbe questa scorrettezza ?  Un ministro della repubblica, infatti, è assolutamente libero di incontrare quando e dove vuole un Sindaco, senza necessariamente dover chiedere il permesso ad Emiliano, che sta invadendo un pò troppo la politica di Taranto.

Non a caso al contrario di Emiliano i sindacati (Fim Cisl, Fiom, Uil e Cgil) ed altri rappresentanti istituzionali più seri e capaci del governatore pugliese, come ad esempio il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti,(centrodestra)  hanno espresso il proprio consenso e soddisfazione per la “buona notizia della riapertura del dialogo“. Ma il governatore pugliese timoroso di perdere l’amato “palcoscenico” si è messo subito in auto con il suo fido autista-segretario destinazione Taranto, dove a sua volta ha incontrato e “sgridato” il sindaco Melucci il quale ha dimostrato ancora una volta di essere un “burattino” (politicamente parlando s’intende) nella mani del “burattinaio” barese.

Emiliano infatti ha subito cercato di frenare le aspettative sostenendo in una conferenza stampa congiunta con Melucci, ritornato all’ordine… che “il ricorso sarà ritirato solo se l’esito del tavolo sarà positivo“. Affermazione che nella vita (non politica, evidentemente) costituirebbe un ricatto, un estorsione, aggiungendo “Il ministro Calenda ha cambiato idea sul coinvolgimento degli enti locali e registriamo una sopravvenuta saggezza che è un fatto sicuramente positivo   ma il ricorso contro il Dpcm sarà ritirato solo se l’esito del tavolo per Taranto sarà positivo, se cioè saranno prese in considerazione le nostre richieste, che pure sono state inserite all’ordine del giorno e questo ci fa ben sperare“.

In realtà non è stato Calenda ad avere cambiato idea, ma bensì sono il sindaco Melucci ed il governatore Emiliano che hanno accettato di sedersi al tavolo ministeriale, dove si erano rifiutati di partecipare. La realtà è questa. Speriamo solo che non facciano ulteriori danni. Anche perchè Emiliano tutte le sue battaglie contro il Governo dinnanzi al Tar, Consiglio di Stato, Consulta , le ha ha perse tutte. Tanto il conto agli avvocati lo pagano i poveri “contribuenti” pugliesi. Che sono le vere vittime di questo burattinaio della politica levantina.

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