Di Maio: "Sulla pace fiscale giunto al Quirinale un testo manipolato", ma il Colle smentisce: "Qui non è mai arrivato"

Di Maio: "Sulla pace fiscale giunto al Quirinale un testo manipolato", ma il Colle smentisce: "Qui non è mai arrivato"

L’ennesima pagliacciata di Di Maio leader del M5S : “Domani presento denuncia alla procura della Repubblica”.

ROMANon è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato  che riguarda la pace fiscale. Domani sarà depositata una denuncia alla procura della repubblica“. E’ quello che ha detto il vicepremier, Luigi Di Maio durante la registrazione della puntata di Porta a Porta di ieri sera.

Subito dopo arriva la smentita del Quirinale. L’ufficio stampa precisa, infatti, che il testo del decreto legge in materia fiscale per la firma del Presidente della Repubblica non è ancora pervenuto !  Fonti di Palazzo Chigi, hanno reso noto che il premier Giuseppe Conte, prima dell’invio del decreto fiscale al Quirinale ,intende rivedere personalmente il testo articolo per articolo. Il decreto fiscale, si apprende ancora, è stato anticipato al Quirinale in via meramente informale come è consuetudine fare in questi casi.

 Incalzato da Bruno Vespa che gli chiedeva se la “manina” che ha manipolato il testo potesse essere Giorgetti il sottosegretario leghista alla presidenza del consiglio, Di Maio ha risposto: “Confermo la mia fiducia a tutto il Governo. Non mi permetterei mai di dubitare” aggiungendo  “Se ci facciamo passare sotto al naso provvedimenti così allora cominciano i problemi grossi” .

“Io non ho ragione di dubitare della Lega perché ci siamo stretti la mano“, ha detto ancora Di Maio, rispondendo a Bruno Vespa che gli chiedeva se aveva qualche dubbio sulla “manina” che aveva apportato le variazioni sul testo del decreto fiscale. “Tendo ad escludere responsabilità politica perché abbiamo raggiunto un accordo politico e perché mi fido delle persone che sono al Governo” ha poi ribadito in un altro passaggio.

La pace fiscale sopra i 100 mila non si può fare, non la faremo passare. Così fonti parlamentari del M5S riassumono la loro posizione in contrarietà alla misura contenuta nell’ultima bozza del decreto fiscale, dicendo che il dibattito interno al Movimento è tuttora in corso.

 Il limite di 100mila euro da sanare attraverso la ‘dichiarazione integrativa speciale‘ va inteso “per singola imposta e per periodo d’imposta, e comunque non oltre il 30% di quanto già dichiarato“. Lo prevede l’ultima bozza del decreto fiscale collegato alla manovra. Si potranno correggere le dichiarazioni presentate entro il 31 ottobre 2017 ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, delle ritenute e dei contributi previdenziali, dell’imposta sul valore degli immobili all’estero e delle attività finanziare all’estero, dell’Irap e dell’Iva.

Per chiedere di fare la ‘pace’ col fisco i contribuenti che potranno “correggere errori od omissioni” presentando una apposita “dichiarazione integrativa speciale” fino al “31 maggio 2019“. Nel testo per questo condono è confermato il limite di 100mila euro per anno d’imposta e la possibilità di sanare al massimo il 30% di quanto già dichiarato. Si pagherà in una unica soluzione entro fine luglio o a rate per 5 anni a partire da settembre 2019.

Carcere fino a sei anni per chi,  fornisce atti falsi e comunicazione di dati non rispondenti al vero scegliendo di aderire alla pace fiscale,. Lo prevede l’articolo dedicato alla “dichiarazione integrativa speciale” del dl fisco secondo quanto si legge in una bozza recente successiva al Consiglio dei ministri che ha approvato il provvedimento. La norma mira a punire i ‘furbetti’ che provino a utilizzare la dichiarazione integrativa per sanare proventi illeciti.

Il commento della Lega arriva un’ora e mezzo dopo il j’accuse di Di Maio. Ed è affidato ad un comunicato gelido: “Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia”. Una sconfessione della linea grillina. A questo punto fonti del Movimento fanno sapere che i sospetti si concentrano sui tecnici del Mef (lo stesso capro espiatorio del decreto dignità). Mentre i leghisti difendono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti, spesso in polemica con i 5Stelle: “Non era presente al voto finale in consiglio dei ministri lunedì sera”

Ora tutto torna in discussione. E la tensione tra Lega e 5Stelle è altissima.

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