Di Maio, sequestri dei vigili urbani nella proprietà del padre a Mariglianella

Di Maio, sequestri dei vigili urbani nella proprietà del padre a Mariglianella

Un quadro di presunti abusi totalmente ignorato dal Comune di Mariglianella, fino all’accesso dei vigili urbani di questa mattina, suscitato dal clamore mediatico della vicenda guidata. L’amministrazione è guidata da Felice Di Maiolo, sindaco di centrodestra. Che, per inciso, è collega del papà di Di Maio, di cui conosceva anche i cantieri svolti nel suo comune.

NAPOLI – Questa mattina tre agenti della Polizia municipale accompagnati da responsabili dell’ufficio tecnico comunale e di un rappresentante della famiglia Di Maio, hanno effettuato delle verifiche nello stabile a corso Umberto 69 a Mariglianella (Napoli), dove si trova l’immobile di cui è comproprietario il padre del vicepremier Luigi Di Maio.   Al termine dei controlli i vigili hanno sequestrato le aree dove erano stati depositati illegalmente dei rifiuti abbandonati.

Cinque tra immobili e capannoni, più un campetto di calcio. Tutto di proprietà di Antonio Di Maio, padre del leader politico del M5S, e di una sua sorella, Rosalba. Ma almeno su quattro di queste costruzioni gravano fondati sospetti di abusi edilizi. Su questi elementi saranno trasmessi in giornata gli atti e la relazione dalla polizia municipale di Mariglianella alla Procura di Nola. competente per territorio.

Il comandante della Polizia municipale di Mariglianella ha riferito che sono ancora in corso gli accertamenti da parte dell’ufficio tecnico sugli immobili di proprietà dei Di Maio.

Alla vista dei giornalisti, diverse persone hanno intimato ai cronisti di allontanarsi sostenendo che  “Di Maio è l’orgoglio della nostra nazione“. “Fino a ieri nessuno conosceva Mariglianella, adesso siete tutti qua”, ha gridato un uomo all’ingresso della stradina che conduce al terreno, il cui accesso è in questo momento presidiato da una vettura della polizia municipale.

Dal video realizzato dai colleghi Dario Del Porto e Conchita Sannino della redazione di Napoli del  quotidiano La Repubblica si può notare, in alto a sinistra del cancello principale, l’edificio alto in grigio che dovrebbe essere “la casa dei nonni”, secondo le spiegazioni fornite dal vicepremier Luigi Di Maio in televisione. A destra dello stesso cancello, invece, ecco due costruzioni in muratura: una più piccola ancora molto grezza, l’altra in parte dipinta di rosa, che non risulterebbero censite e che risalgono ad un periodo successivo. In fondo, dietro attrezzi per l’edilizia ed altro materiale di risulta, ecco un altro immobile quasi tutto in lamiera ma non di quelli costruiti in modalità “temporanea”, e dunque anche per questo mancherebbe il titolo per la realizzazione. Ed anche il quinto manufatto, non visibile dalla strada, è stato censito solo oggi dai vigili.

Alla destra dei vari immobili sorge poi un campetto di calcio, sempre di proprietà dei due Di Maio, sul quale si allenava la società dei piccoli calciatori del Mariglianella, pare senza corrispondere un canone di affitto. E neanche in quel caso, a qualcuno era venuto in mente di controllare la regolarità dei vari immobili. Un quadro di presunti abusi totalmente ignorato dal Comune di Mariglianella, fino all’accesso dei vigili urbani di questa mattina, suscitato dal clamore mediatico della vicenda guidata. L’amministrazione è guidata da Felice Di Maiolo, sindaco di centrodestra. Che, per inciso, è collega del papà di Di Maio, di cui conosceva anche i cantieri svolti nel suo comune.

“Sì, certo è vero, facciamo lo stesso mestiere. In anni passati, ma molto addietro, so che lui ha lavorato qui da noi in zona. Per ristrutturazioni, case , progetti normali. Ma io onestamente non sapevo niente di questi terreni e queste costruzioni. Io ho appreso dai giornalisti che forse era del padre di Di Maio”, ha racconta il sindaco Di MaioloRepubblica. Circostanza a dir poco singolare considerato che Mariglianella è un piccolo comune di sole 8mila abitanti e che l’attuale Sindaco è stato a lungo in passato anche vicesindaco. Ora sono scattati i sigilli solo per alcune aree in cui erano stati depositati rifiuti da cantiere edilizio, da smaltire. La parola passa alla Procura. E Di Maio inizia a preoccuparsi.

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