Catturato Marco Di Lauro il "superboss" di Scampia, secondo solo a Matteo Messina Denaro nella classifica dei più pericolosi latitanti del Ministero dell' Interno

Catturato Marco Di Lauro il "superboss" di Scampia, secondo solo a Matteo Messina Denaro nella classifica dei più pericolosi latitanti del Ministero dell' Interno

Il blitz è scattato con un’operazione condotta in sinergia da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza e coordinata dal procuratore capo Giovanni Melillo ed il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli con  e i pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra. Era ricercato per associazione di tipo mafioso e altri reati. Dal 17 novembre 2006 era ricercato anche in campo internazionale e faceva parte dell’elenco dei latitanti di massima pericolosità.

NAPOLI – L’operazione delle forze dell’ordine è scattata ieri alle 15,58 quando 150 uomini tra poliziotti, carabinieri e finanzieri sono stati mobilitati  con il codice di massima urgenza per un’operazione speciale. L’operazione da realizzare era quella di catturare il latitante Marco Di Lauro, classe 1980, latitante dal 2004 e secondo solo a Matteo Messina Denaro nella speciale classifica dei più pericolosi latitanti italiani stilata dal Ministero dell’ Interno . Era ricercato per associazione di tipo mafioso e altri reati. Dal 17 novembre 2006 era ricercato anche in campo internazionale e faceva parte dell’elenco dei latitanti di massima pericolosità.

Il blitz è scattato con un’operazione condotta in sinergia da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza e coordinata dal procuratore capo Giovanni Melillo ed il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli con  e i pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra.

La presenza del “superboss” di Secondigliano veniva data per certa  a metà strada tra Chiaiano e Marianella, in via Emilio Scaglione.Infatti era proprio lì nascosto in un’abitazione  piano rialzato del civico 424, il quarto figlio 39enne  di Paolo di Lauro, soprannominato di Ciruzzo “o milionario”, l’uomo che era riuscito a a trasformare Secondigliano e Scampia nel più imponente supermercato dello spaccio di droga, diventata la succursale del narcotraffico sull’asse Sud America-Italia .

Con un’operazione da manuale le forze dell’ordine hanno circondato il fabbricato: in quattro si sono arrampicati raggiungendo un terrazzino, mentre una ventina di uomini passa per le scale ed entra nel covo. A questo punto Marco Di Lauro non può più fuggire, ed momento della cattura appariva solo leggermente più stempiato rispetto alle foto segnaletiche che lo ritraevano, fino a ieri, con un volto da adolescente.

Il latitante ha avuto appena il tempo di capire che la sua libertà era finita venendo ammanettato dagli agenti mentre era ancora seduto a tavola, dove aveva appena finito di mangiare un piatto di spaghetti al pomodoro. Di Lauro non era armato, non aveva documenti, ma  quello che colpisce è che non era protetto da guardaspalle e tanto meno da impianti di videosorveglianza. Voleva passare inosservato. Insieme a lui c’era una ragazza bruna in vestaglia rosa, la sua compagna. “Pensate ai miei gatti, fate che non restino da soli stanotte“,   la sua unica preoccupazione esternata che rivolge ai poliziotti e carabinieri.

Ma come si è arrivati alla cattura improvvisa? A fornire un dettaglio importante su chi e che cosa ha incastrato il “superlatitante” è stato il  questore di Napoli, Antonio De Iesu, che nella conferenza stampa ha spiegato un particolare importantissimo. A mezzogiorno di ieri a Melito si è verificato un terribile fatto di sangue. Un ex sorvegliato speciale  il 40enne Salvatore Tamburrino considerato tra gli uomini più fidati del “clan Di Lauro“,  già coinvolto nella prima faida di Scampia ha ucciso a pistolettate la moglie Norina Mattuozzo, 33 anni.  I Carabinieri della Tenenza di Melito hanno trovato la donna  in casa dei genitori riversa per terra, ma non c’era già più niente da fare, colpita a morte da tre colpi di pistola.

La moglie di Tamburrino era tornata a vivere nella casa materna in via Papa Giovanni XXIII , all’interno di un appartamento al quinto piano di un complesso di edilizia popolare dove viveva insieme con i genitori ed i due figli di 14 e 7 anni (solo quest’ultimo è figlio dell’uxoricida),  da quando le cose con il marito, Salvatore Tamburrino non andavano più bene. I Carabinieri erano sulle tracce di Tamburrino ma l’uomo dopo aver contattato il suo avvocato, si è costituito negli uffici della Squadra Mobile di Napoli dove è stato sottoposto a interrogatorio per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. E subito dopo tradotto in carcere di Poggioreale.

Ed a questo punto è accaduto qualcosa. racconta il questore De Iesu : “Nel primo pomeriggio (e cioè subito dopo il femminicidio, ndr) c’è stata una inusuale fibrillazione dell’attività investigativa che ci ha consentito di fare degli intrecci per arrivare all’abitazione dove si nascondeva Marco Di Lauro. Vi posso dire solo questo“.  Ma qualcuno si sbottona e dietro le quinte spiega meglio l’accaduto.  Dopo l’omicidio della moglie di Tamburrino si è scatenato un vortice forsennato di telefonate tra affiliati alla cosca, che si sarebbero passati la notizia; e poiché nel giro di persone intercettate da polizia e carabinieri c’erano almeno una quarantina di soggetti considerati potenziali fiancheggiatori di Marco Di Lauro, il cerchio si sarebbe chiuso.

Una “faccia d’angelo” che gli avrebbe anche garantito di confondersi e passare inosservatoper anni rimanendo per lo più sempre nei dintorni del villino in cui è nato, nel cuore della vecchia Secondigliano. Adesso  come hanno spiegato il questore De Iesu, ed il colonnello Ubaldo Del Monaco, comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli, scattano altre indagini mirate a ricostruire la fitta rete di complicità che hanno garantito all’uomo di sottrarsi per tanto tempo ai conti con la giustizia: a suo carico pende una condanna definitiva a 11 anni e 4 mesi per associazione a delinquere e un’ordinanza di custodia cautelare per traffico di droga.

Il colonnello Del Monaco ha evidenziato che l’azione si è svolta sotto il coordinamento della Dda di Napoli guidata dal procuratore Melillo. “Siamo contenti”, ha aggiunto Del Monaco. Il comandante provinciale della Guardia di Finanza, generale di brigata Gianluigi D’Alfonso,  ha sottolineato “con grande soddisfazione  che si è trattato del coronamento di un impegno investigativo congiunto tra forze di polizia e autorità giudiziaria, che oggi ha conseguito uno storico risultato contro la camorra“.

Di Lauro è arrivato in Questura ammanettato a bordo di una auto civetta della polizia mentre dall’alto un elicottero sorvegliava la zona. “Bravi, bravi” è stato l’incitamento che si è levato dai presenti, un centinaio di persone, mentre alcuni degli agenti che hanno partecipato all’operazione si sono abbracciati manifestando soddisfazione per il proprio lavoro svolto. Anche la Guardia di Finanza continuerà a concentrarsi sugli aspetti investigativi patrimoniali.

Marco Di Lauro è stato sempre “protagonista” nelle tre guerre di camorra, che hanno insanguinato Secondigliano e l’area a nord di Napoli, con più di 200 morti .  La sua latitanza a poche centinaia di metri dalla sua abitazione “ufficiale” , la sua presenza nel suo territorio, hanno un significato molto chiaro:  continuava a gestire gli affari ed a comandare il suo clan di camorristi . Deve scontare 10 anni di carcere per camorra e droga, ma a rubargli il sonno è quella condanna per l’omicidio di Attilio Romanò, ucciso per errore dai killer del clan, agguato eseguito secondo la Procura di Napoli dietro suo ordine. Per quell’omicidio, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza all’ergastolo e ora dovrà celebrarsi un nuovo processo di appello.

L’annullamento della sentenza è del 2015 e da quel giorno, sono passati 4 anni, ed incredibilmente non è stato ancora fissato dal Tribunale l’appello bis. Un ritardo ingiustificabile che denota ancora una volta che spesso e volentieri i tempi della giustizia diventano il milgior alleato, con la prescrizione, della criminalità organizzata.  La forza dei Di Lauro è che gli omicidi eseguiti dai killer venivano ordinati nella catena di comando attraverso figure di terzo livello , oggi tutti morti, e così, attraverso questo sistema organizzativo  organizzazione, i “boss” della camorra si sono salvati.  Troppe volte.
Basta pensare, per meglio capire l’impero economico a disposizione, che  il Dipartimento del Tesoro Usa inserì nel 2013, Di Lauro nella lista dei criminali, capaci per quantità di denaro, di inquinare l’economia americana. “È un vero boss, più vicino al padre dal punto di vista della sostanza criminale”, spiega il magistrato Stefania Castaldi, per anni pubblico ministero anticamorra a Napoli ed oggi procuratore aggiunto a Nola. “Nella prima faida di Scampia – spiega la Castaldia sparare erano proprio minorenni, i killer erano ragazzini, affiliati dai Di Lauro”. Come quei baby-killer raccontati da Michele Santoro nella sua docu-fiction “Robinù“.

Soddisfazione per l’arresto è stata espressa dal premier Giuseppe Conte, dai ministri Matteo Salvini e Alfonso Bonafede, e dal governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca. Soddisfatto per la cattura anche il primo cittadino di Napoli, Soddisfatto per la cattura anche il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris: “Complimenti alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla magistratura per l’arresto del latitante Marco Di Lauro. La lotta alla camorra è al centro dell’azione dello Stato nella nostra città“.

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