Follia omicida in provincia di Taranto. I Carabinieri arrestano un omicida 17enne

Schermata 2014-10-17 alle 21.55.28GROTTAGLIE, 18 ottobre 2014  –  Alle prime ore dell’alba , i Carabinieri della Compagnia di Martina Franca, in collaborazione con i colleghi del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, hanno tratto in arresto, per il reato di omicidio, un 17enne incensurato di Monteparano (Ta). Ieri pomeriggio intorno alle 19:40,  era stato trasportato dai parenti presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Grottaglie, un giovane 22enne Marco Mancarella, incensurato di Monteparano, piccolo centro della provincia jonica, colpito da tre ferite di arma da taglio al torace. Il giovane, giunto in condizioni già critiche, è deceduto pochi minuti dopo, a causa della gravità delle lesioni riportate.

I Carabinieri – nell’immediatezza dei fatti – hanno immediata mente dato avvio ad una serrata attività investigativa per risalire all’autore dell’omicidio che, anche in ragione dell’assenza di precedenti della vittima, fin da subito è stato ricercato nell’ambito della vita personale del ragazzo deceduto. E’ subito emerso che intorno alle 19:00,  il giovane era stato accoltellato per strada a Monteparano (Ta), nei pressi dell’officina meccanica del padre, dove anch’egli lavorava. Le successive attività di indagine, proseguite in maniera serrata, hanno consentito poi di avvalorare l’ipotesi più che credibile che l’omicida potesse essere stato proprio il fratello 17enne della giovane vittima.

E’ stata avviata una vera e propria caccia all’uomo, ed attivato un imponente dispositivo di ricerca, che ha visto impegnate circa trenta pattuglie del Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto che hanno innanzitutto organizzato un fitta rete di posti di blocco e posti di controllo sulle arterie di accesso a Monteparano e sulle principali strade dei comuni limitrofi. L’autore dell’omicidio, che è stato accertato essere il fratello 17enne  della vittima, il quale si era reso irreperibile, vistosi braccato,  si è quindi arreso e consegnato ai militari della vicina  Stazione Carabinieri di San Giorgio Jonico, ai quali ha confessato di aver accoltellato il fratello, a causa di una violenta discussione scaturita per futili motivi.

Il giovane fratricida, che aveva addosso e sui vestiti ancora evidenti tracce di sangue, è stato quindi arrestato dai Carabinieri, anche sulla base di alcune testimonianze che confermavano il tragico litigio avvenuto proprio davanti all’officina paterna con il fratello,  e la sua conseguente fuga a piedi, protrattasi per circa due ore durante le quali – come confesso dall’omicida – lo stesso, in stato confusionale, aveva vagato disperatamente nei vigneti circostanti all’abitato.

L’attività investigativa dii Carabinieri, che si è svolta anche mediante accurati rilievi fotografici sul luogo del delitto e sulla persona dell’indagato, effettuati della Sezione Investigazioni Scientifiche del Reparto Operativo dei Carabinieri di Taranto, si è conclusa poi con l’interrogatorio del 17enne effettuato dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Minorenni di Taranto, d.ssa Silvia Nastasia, che ha interrogato l’arrestato il quale, alla presenza del legale di fiducia, ha reso piena confessione. Il giovane, dopo le formalità di rito, è stato poi condotto presso il Centro Penitenziario Minorile di Taranto.

CC coltello

LEPORANO Quattro colpi di pistola sparati ad uomo ieri pomeriggio intorno alle 17.30 mentre faceva jogging sulla litoranea a Leporano ad un incrocio della strada che conduce al mare.  Il destinatario dei proiettili stava camminando quando un uomo di 48 anni, Daniele Caputi  è stato raggiunto dai colpi esplosi da un arma da fuoco  che hanno raggiunto all’addome che è stato soccorso da un passante che ha lanciato l’allarme , è stato subito trasportato   in ospedale, dove la vittima è stata sottoposta ad intervento chirurgico. Non sarebbe in pericolo di vita. Sul grave episodio indagano i Carabinieri che stanno ascoltando familiari e conoscenti del 48enne che non ha saputo fornire agli investigatori elementi utili per le indagini. Una pattuglia dei Carabinieri è giunta sul posto poco dopo l’agguato, quando il ferito era ancora a terra in attesa di essere trasportato all’ospedale “SS. Annunziata” di Taranto.

 

 




Ancora un suicidio in città. Un’anziana si lancia dall’ 11mo piano del palazzo

Intorno alle 9 di venerdì mattina un’anziana donna si è lanciata nel vuoto dal balcone della propria abitazione sul Lungomare Vittorio Emanuele, dall’undicesimo nel palazzo sovrastante il ristorante La Lampara (ex L’ Assassino) in prossimità di Piazza Ebalia. Un volo mortale. L’anziana donna  dopo aver sbattuto violentemente sull’asfalto stradale è deceduta sul colpo. La suicida, aveva 79 anni e viveva da sola in quella casa in pieno centro cittadino. Non sono ancora spiegate le ragioni che hanno indotto la donna a mettere fine alla propria vita, in quanto non aveva mai dato alcun segnale d’insofferenza . I medici del 118 intervenuti sul posto con  i Carabinieri di Taranto non hanno potuto far altro che accertarne la morte. Dato l’orario e l’intenso traffico sul Lungomare è stato necessaria la presenza  delle pattuglie dei Vigili Urbani per smistare il traffico.




Un nuovo incidente all’ ILVA. Operaio ustionato al viso rischia di perdere un occhio

Un nuovo incidente si è verificato nel primo pomeriggio di oggi, presso lo stabilimento siderurgico  ILVA di Taranto,  che ha visto coinvolto un lavoratore impegnato in un intervento di manutenzione presso l’Acciaieria 1.   Da una tubazione in riparazione, contenente al suo interno calce, è fuoriuscito un flusso di materiale che ha investito l’operaio, che ha subito un’ustione al viso in prossimità degli occhi.  Sul posto è prontamente intervenuto il personale del servizio sanitario di stabilimento, che ha provveduto al trasferimento presso l’ospedale “G. Moscati” di Taranto.




Oggi a Milano il Tribunale decide sullo sblocco dei soldi sequestrati ai Riva

Si tiene oggi in Tribunale a Milano dinanzi al gip Fabrizio D’Arcangelo, l’udienza sull’istanza firmata dal commissario straordinario dell’ ILVA, Piero Gnudi, per ottenere l’auspicato richiesto  sblocco e trasferimento nelle casse del Gruppo ILVA del miliardo e 200milioni di euro sequestrati  dalla procura milanese nel maggio del 2013 sui conti correnti riconducibili alla famiglia Riva. Secondo  Giorgio Ambrogioni, presidente di Federmanager,  “è vitale poter disporre rapidamente degli ingenti fondi sequestrati alla famiglia Riva” dinnanzi alla “gravissima crisi finanziaria” per l’azienda, che “potrebbe decretarne a breve una fine irreversibile, con tutti i pesanti risvolti conseguenti in termini sociali ed economici“. Un pensiero che non si può non condividere.

Il sequestro dell’ingente somma in  immobili, titoli e disponibilità finanziarie “bloccati nel paradiso fiscale di Jersey avvenne con due operazioni di polizia giudiziaria, nel maggio e nell’agosto 2013 a seguito delle indagini dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, e della contestuale iscrizione nel registro degli indagati a Milano dei fratelli Emilio (deceduto successivamente alcuni mesi fa) e Adriano Riva,  chiamati a rispondere per truffa e interposizione fittizia, mentre altri due indagati – due commercialisti – rispondono invece di riciclaggio.

CdG GDF MISecondo quanto accertato nel corso delle indagini i Riva, mediante l’interposizione fittizia di alcuni trust  costituiti in Italia e Svizzera, e di altre società, avrebbero nascosto la reale titolarità delle disponibilità finanziarie create con i soldi dell’ ILVA, facendo risultare all’estero beni che, invece, sono nella loro disponibilità in Italia. L’obiettivo, secondo l’accusa, era di rendere applicabili i vantaggi derivanti dallo scudo fiscale: secondo le prime informazioni almeno otto operazioni. Nel mirino della Fiamme Gialle anche alcuni professionisti che hanno curato appunto la pianificazione fiscale. Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza i fratelli Riva avrebbero accumulato all’estero una somma pari a 1 milardo e 200 milioni di euro nel corso del decennio 1996-2006. creando  un “danno delle varie società del Gruppo industriale di riferimento” 

Per dieci anni  i Riva avrebbero incassato contributi pubblici per il sostegno all’export senza averne diritto. La truffa ai danni dello Stato avrebbe fruttato oltre 100 milioni di euro e sarebbe stata architettata da Fabio Riva vicepresidente della Riva Fire, , e da altre quattro persone per le quali la procura di Milano ottenne l’arresto. A finire in carcere insieme ai fratelli Riva furono anche altri quattro indagati: si tratta di Agostino Alberti, consigliere delegato della società svizzera ILVA S.A. , Alfredo Lomonaco, e Barbara Lomonaco rispettivamente presidente  e vicepresidente della finanziaria elvetica Eufintrade, e Adriana Lamsweerde presidente di ILVA S.A.

Il sistema ideato dai cinque sfruttava i contributi all’esportazione della Legge Ossola, fondi pubblici erogati dalla società pubblica  Simest. Le agevolazioni servono a coprire le perdite che le società esportatrici sostengono per aver concesso dilazioni di pagamento all’acquirente estero. Il sostegno si applica solo per le esportazioni di beni d’investimento e fino all’85% del valore dei prodotti venduti. Come funzionava la truffa? Per ottenere le agevolazioni è stata costituita una società ad hoc, la svizzera ILVA S.A., che acquistava tubi per oleodotti e metanodotti dall’ILVA spa e li rivendeva, allo stesso prezzo, a società estere. A questo puntoILVA spa concedeva a ILVA S.A. una dilazione di pagamento di cinque anni, ottenuta la quale la consociata svizzera dell’ ILVA  si faceva però pagare immediatamente dagli acquirenti esteri: in 90 giorni incassava sempre l’intero valore.

In questa fase della truffa entrava in gioco la Eufintrade. L’ ILVA spa  portava alla finanziaria svizzera le cambiali internazionali (promissory notes) ricevute da  ILVA S.A. come pagamento delle forniture di tubi e la Eufintrade  le scontava: pagava cioé a ILVA il valore della vendita trattenendo una percentuale. In questo modo Eufintrade incassava sempre il 15% dei contributi erogati dalla Simest. Il sistema è andato avanti dal 2003 fino a oggi, tanto che ci sono ancora tranche di contributi in fase di erogazione da parte della Simest. Il profitto totale è stato di 121 milioni di dollari più 18 milioni di sterline: cioé oltre 100 milioni di euro.

A perderci non era solo lo Stato italiano, che erogava contributi non dovuti, ma soprattutto le altre imprese esportatrici, quelle che concedevano davvero le dilazioni ma che non hanno potuto incassare le agevolazioni perchè i fondi stanziati dallo Stato erano finiti. Questo in questione è il terzo filone della maxi inchiesta dei pm milanesi sulla famiglia Riva

Fabio Riva venne coinvolto in qualità di consigliere delegato di ILVA S.A.e membro del consiglio di amministrazione di ILVA spa. Indagata in base alla legge 231 sulla responsabilità delle società è anche la Riva Fire.




Processo “Ambiente svenduto”. Richiesti risarcimenti all’ ILVA per oltre 20 miliardi di euro

Oltre 1000  le richieste di costituzione di parte civile e risarcimento danni presentate ieri all’udienza preliminare legata all’inchiesta sull’ ILVA  denominata «Ambiente svenduto»  a carico di  49 persone e 3 società, tutti imputati per l’inquinamento ed i danni ambientali ambientale causato dallo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di  Taranto.  L’udienza del processo non si è svolta a palazzo di Giustizia ma per necessità logistiche all’interno della palestra del comando provinciale dei Vigili del fuoco di Taranto poichè nel  Tribunale di Taranto non esiste un’aula di tale grandezza e capienza. 

Schermata 2014-10-17 alle 01.10.36Fra gli imputati a vario titolo sono, oltre a  Fabio e  Nicola Riva e ad una serie di dirigenti ed ex dirigenti dell’ ILVA;anche gli attuali assessori regionali della Puglia, Donato Pentassuglia  e Lorenzo Nicastro, attualmente titolari, rispettivamente, degli assessorati alla Sanità e all’Ambiente, un’ ex assessore regionale Nicola Fratoianni, attualmente deputato di Sel, Giorgio Assennato direttore generale di Arpa Puglia,  diversi dirigenti regionali. Non compare più, infine, nell’elenco degli imputati Emilio Riva, presidente e leader del Gruppo RIVA  che controlla l’ ILVA, deceduto alla fine dello scorso aprile . Dopo la sua morte, la guida del gruppo di famiglia è stata affidata ad un altro dei suoi figli , cioè  Claudio Riva, che negli anni passati si era occupato dell’ ILVA  ma che non è coinvolto in alcuna inchiesta della magistratura, e da Cesare Riva un nipote figlio del fratello Adriano

Sono circa meno di 800 richieste quelle depositate da persone fisiche (più di 400 lavoratori dell’ ILVA, le cui richieste di costituzione di parte civile sono state depositate dai legali della Fiom nazionale e provinciale di Taranto), società o associazioni che si ritengono danneggiate dalle emissioni della fabbrica, oltre ai proprietari di alcuni stabili dei  Tamburi, il quartiere abitativo  confinante con la fabbrica, i quali chiedono un risarcimento economico poichè gli appartamenti nel quartiere più inquinato d’ Italia non hanno alcun valore commerciale. Persino dei proprietari di cappelle funerarie del cimitero di San Brunone.  A queste  richieste  vanno aggiunte le 286 richieste depositate dalle parti offese individuate e  già elencate nella richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli imputati dalla Procura della Repubblica di Taranto

Fra le le richieste di costituzione di parte civile compaiono anche quelle di numerose istituzioni: il Ministero dell’ Ambiente ed il Ministero della Salute. Il Comune di Taranto ha chiesto di costituirsi ed ha presentato una richiesta risarcitoria di danni per 10 miliardi di euro,  anche contro il proprio Sindaco Ippazio Stefàno,  il quale siede nel banco degli imputato nel processo.  Analoga richiesta (10 miliardi di danni) ed analoga situazione per la Provincia di Taranto, che si è costituita anche nei confronti del suo ex-presidente Gianni Florido, che venne arrestato per concussione.  Non si capisce come mai sita stata depositata, per tramite dell’avvocato Francesca Conte, anche la richiesta risarcitoria della Provincia di Lecce . 

Non manca la richiesta di costituzione di parte civile della Regione Puglia che ha chiesto di entrare nel processo, nonostante fra gli imputati compaia anche il Governatore  della Regione Nichi Vendola, anch’egli accusato di concussione per delle sue presunte pressioni sui vertici Arpa in favore della fabbrica della famiglia Riva. Fra le richieste di costituzione di parte civile, compaiono anche quella del Comune di Statte, lo IACP, l’ Istituto Autonomo Case Popolari di Taranto, una  Casa di cura e persino una chiesa del quartiere Tamburi. Danni ingenti richiesti da una quindicina di cooperative di mitilicoltori, che sono state costrette a trasferire i propri allevamenti di cozze perdendo affari ,  e molti allevatori di bestiame che sono stati costretti a chiudere le loro attività in conseguenza dell’ abbattimento dei loro capi di bestiame in quanto contaminati. 

Al termine dell’udienza di ieri il Gup del Tribunale di Taranto dr.ssa Vilma Gilli si è chiaramente riservata di decidere sulle richieste di costituzione di parte civile depositate. La prossima udienza preliminare è stata aggiornata al 21 novembre prossimo  per consentire ai difensori degli imputati di poter eccepire sulle richieste di costituzione di parte civile. 

Nella serata di ieri alcune pagine interne del sito della Regione Puglia sono state “hackerate”  dagli attivisti italiani di ANONYMOUS“con un messaggio molto forte e chiaro:  Sullo sfondo una foto dell’ ILVA di Taranto, con in primo piano il volto coperto da maschera antigas del protagonista del film ‘V per Vendetta’ e poi una frase minacciosa: ‘Noi non dimentichiamo, vi teniamo d’occhiò” . Il blog di Anonymous Italia ha infatti reso noto di aver violato due giorni fa il sito della Regione Puglia.Nell’immagine dell’hackeraggio effettuato compaiono anche gli hashtag tematici ‘#Ilva‘ e ‘#Ambiente svenduto’, cioè lo stesso nome attribuito all’inchiesta per disastro ambientale. Non è una casualità  che l’attacco di Anonymous sia stato effettuato proprio alla sera di giovedì 16 ottobre, giorno in cui si è tenuta l’udienza nel capoluogo ionico. 




Il processo ILVA “Ambiente Svenduto” riparte da Taranto

A seguito della recente decisione della Suprema Corte di Cassazione che ha confermato quale legittima sede processuale il Tribunale di Taranto,  rigettando l’istanza di rimessione presentata dagli illustri avvocati e professori difensori dai legali di quindici imputati  nel vano tentativo di far trasferire il processo a Potenza, è entrato oggi nel vivo il processo denominato “Ambiente Svenduto”  con lo svolgimento dell’udienza preliminare a carico dei vertici dell’ ILVA, di politici, amministratori e funzionari di enti e ministeri,  per i danni ambientali che secondo le accuse sarebbero stati causati dallo stabilimento siderurgico, sotto la gestione “privata”  della famiglia Riva degli ultimi vent’anni. L’udienza sarà focalizzata a valutare le numerose richieste di costituzione di parte civile e di risarcimento danni,  in merito quali è affidata la valutazione e decisione del  Gup Vilma GilliIl processo giunge dopo una serie di azioni giudiziarie del pool dei pm, coordinato da Franco Sebastio procuratore capo di Taranto,  e condiviso dal gip Patrizia Todisco , che ha portato a  numerosi arresti e sequestri giudiziari

Il Comune di Taranto ha già chiesto  sin dalla precedente udienza di giugno 10 miliardi di danni per le emissioni inquinanti dell’ILVA. Oltre a numerosi movimenti ambientalisti (veri e quelli presunti tali), come Legambiente , l’ associazione Altamarea, i sindacati metalmeccanici, le organizzazioni dei mitilicoltori , la Confagricoltura  , la Regione Puglia, il Comune di Statte e il Ministero dell’Ambiente. Già nella richiesta di rinvio a giudizio f sono individuate 286 parti lese, prevalentemente cittadini che risiedono nel quartiere Tamburi adiacente allo stabilimento siderurgico, e quindi secondo la Procura, maggiormente sottoposti e danneggiati alle conseguenze ambientali. E proprio perchè è rilevante il peso dei risarcimenti che si profilano che, nelle trattative in corso per la vendita dell’Ilva, si parla della costituzione di una new company, dove trasferire impianti, attività, personale e debiti industriali, e di una bad company cui invece accollare tutto il contenzioso.

Sono 52 gli imputati,  cioè 49 persone e 3 società della famiglia Riva, l’  ILVA spa, Riva Fire  che è la società capogruppo che controlla l’ ILVA e la  Riva Forni Elettrici.  Sono complessivamente 286 le persone offese nella richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura della repubblica di Taranto, tra cui  il Comune di Taranto,  la Provincia di Taranto, la Regione Puglia ed   il Ministero dell’Ambiente e quello della Salute. L’accusa più pesante è quella a carico di Fabio e  Nicola Riva, i figli di Emilio ed attuali proprietari dell’ ILVA, dell’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, e dell’ex addetto alle relazioni istituzionali dello stabilimento, Girolamo Archinà,  e di altri imputati: associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale. Tra i politici chiamati a rispondere in giudizio compare Nichi Vendola,  Governatore della Regione Puglia , con accuse a proprio carico di “concussione aggravata” poichè gli sono state contestate ed addebitate indebite pressioni sull‘Arpa Puglia affinchè fosse più “morbida” e meno rigorosa nei controlli ambientali all’ ILVA. Imputato è anche l’attuale sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno. chiamato a rispondere, di “omissione di atti di ufficio” perchè, sempre secondo l’accusa, si sarebbe limitato a denunciare alla Procura, attraverso esposti, malattie e morti provocate si presume dall’inquinamento dell’ ILVA, senza far nulla pur avendo i poteri  di autorità sanitaria locale, quale Sindaco 

 Praticamente tutti gli imputati  sono a piede libero, cioè in stato di libertà,  ad eccezione di Fabio Riva, il quale come ben noto si trova in libertà su cauzione a Londra essendo oggetto di ben due ordinanze di custodia cautelare , a seguito del procedimento in corso Taranto e per un’altra vicenda giudiziaria emessa dal Gip del tribunale di Milano . All’epoca dei fatti contestati  Fabio Riva, figlio del defunto Emilio Riva, ricopriva la carica di vice presidente della Riva Fire,




La Polizia di Stato ha ritrovato la refurtiva rubata nel negozio “Lord”

Nel pomeriggio di ieri, gli Agenti della Squadra  Mobile diretti dal dottor Roberto Giuseppe Pititto, la Squadra Volante diretta dalla dottoressa Carla Durante e gli uomini della Polizia Scientifica della della Questura di Taranto in collaborazione con personale del Commissariato di P.S. di Galatina diretto dal vice questore Giovanni Bono hanno recuperato gran parte della  merce rubata lo scorso 12 ottobre nel noto esercizio commerciale “LORD” a Taranto. Le indagini partite immediatamente dopo il furto, estese anche nelle  province limitrofe, hanno ben presto indirizzato gli investigatori verso  la provincia di Lecce, avendo maturato fondati sospetti che l’intera  refurtiva fosse nella mani di noti ricettatori del settore, operanti nel  salento.

Schermata 2014-10-14 alle 00.36.09Nel giro di pochi giorni, al termine di lunghi servizi di appostamento,  gli uomini della Polizia di Stato sono riusciti ad individuare, nel comune di Sogliano Cavour (Le) il deposito  di un noto negozio della zona, dove era stata occultata la merce rubata. Intorno alle 19.00 di ieri, dopo aver notato l’arrivo di un furgone dove presumibilmente potevano essere caricati i capi d’abbigliamento,  i poliziotti della Questura di Taranto, coadiuvati dai colleghi del  Commissariato di Galatina hanno deciso di far irruzione e perquisire il seminterrato.

All’interno del deposito a conferma della bontà delle indagini effettuate e di quanto sospettato i poliziotti  hanno recuperato gran parte di quanto asportato da “LORD”. In numerosi cartoni, infatti venivano ritrovati circa 500 capi  d’abbigliamento che avevano ancora applicato il cartellino di vendita del  noto negozio tarantino.

Al termine di tutte le formalità di rito, il titolare del deposito e altre due persone presenti al momento dell’irruzione degli agenti,  sono state prelevate e portate presso il Commissariato di Galatina dove sono stati denunciati  in stato di libertà per ricettazione. Tutta la merce recuperata per un valore commerciale stimato intorno ai 250mila euro, è stata quindi  così restituita ai legittimi proprietari. Per buona pace anche per i soliti detrattori che in città parlavano di un furto strano….




Arrestati un italiano e una rumena. Estorcono del danaro e tentano di rapinare una badante

I Carabinieri  della Stazione di Grottaglie hanno arrestato ieri , in flagranza dei reati estorsione e rapina impropria in concorso, un 37enne italiano ed una 46enne rumena, conviventi ed entrambi incensurati. Poco prima, infatti, presso la Stazione Carabinieri di Grottaglie, si era presentata una badante rumena quarantacinquenne, denunciando di essere vittima di estorsione da parte dei due soggetti poi tratti in arresto. La donna riferiva di essere giunta in Italia con la promessa fattale dalla connazionale di trovarle un lavoro; promessa che effettivamente veniva mantenuta, ma a caro prezzo per la malcapitata.

Quest’ultima, infatti, era costretta periodicamente a corrispondere del denaro alla coppia, quale compenso per l’occupazione procuratale, sotto la minaccia che, qualora ciò non fosse avvenuto, la vittima sarebbe incorsa in seri pericoli per la sua incolumità. Stanca di subire tali angherie, la donna ha finalmente trovato il coraggio di denunciare i fatti ed i Carabinieri di Grottaglie hanno quindi organizzato una “trappola” per cogliere i due malfattori in flagranza di reato.

Nella serata si è tenuto l’incontro tra la vittima ed i suoi estorsori i quali sono così stati colti in flagranza di reato e tratti in arresto dopo aver intascato, quale ingiusto profitto, una somma di denaro pari a 150 euro, poi interamente recuperata dai Carabinieri. Nella stessa circostanza, inoltre, la rumena arrestata ha anche strappato dal collo della vittima una collana d’oro, rendendosi quindi artefice anche di rapina. L’uomo e la donna sono stati tratti in arresto e, terminate le formalità di rito, collocati in regime di arresti domiciliari in attesa del giudizio di convalida, secondo quanto disposto dall’Autorità Giudiziaria procedente.

Sono in atto approfondimenti da parte dei Carabinieri  a verificare se i due abbiano agito isolatamente o nell’ambito di un’organizzazione dedita a lucrare sulla tratta e lo sfruttamento di manodopera clandestina.




ILVA fuga di gas. 250 operai in servizio evacuati dalla fabbrica

 Grande paura questa mattina tra gli operai per una fuga di gas nella condotta delle Acciaierie, riscontrata mentre erano in corso delle manovre per alimentare un convertitore.  Circa 250  gli operai ed i tecnici in servizio lavoratori dell’Acciaieria 1 e della Colata continua dello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto,  che sono stati fatti evacuare temporaneamente  a titolo precauzionale dalle rispettive zone di lavoro ,  rientrando al termine della fine dello stato di emergenza Al momento non risulta alcun ferito. I tecnici ed i vigili del fuoco sono giunti sul posto per accertare con esattezza l’ origine e le  cause che hanno causato la fuga di gas..

Schermata 2014-10-11 alle 17.56.23

L’ ILVA ha diffuso questo comunicato stampa:

Durante le manovre di avvio in produzione dell’impianto di recupero gas di processo dell’acciaieria, asservito al convertitore 1 dell’acciaieria 1 – dopo l’attività di manutenzione di routine per rifacimento refrattario cui è stato sottoposto il convertitore 1 – oggi alle 11.30, si è verificata una fuoriuscita di gas da una valvola posta sulla rete gas. Gli addetti all’emergenza di reparto hanno messo in atto le procedure interne, allertando tutto il personale operante in acciaieria 1 e allontanandolo momentaneamente dall’area interessata all’evento. Il personale di reparto, supportato dai Vigili del Fuoco di stabilimento, ha messo in sicurezza l’impianto. Dopo aver verificato l’assenza di ulteriori anomalie, è stata dichiarata cessata l’emergenza alle 12.20 circa e il personale è rientrato nelle postazioni di lavoro.   Il convertitore 1 resterà fermo, per volontà dell’azienda, fino all’esito finale dell’indagine sulle cause che hanno generato il non corretto funzionamento. Sono stateallertate tutte le autorità competenti per la “fase di attenzione” e sono intervenuti anche l’ARPA Puglia e il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco per acquisire informazioni e constatare l’evento che si è verificato Il convertitore2 e il convertitore 3 marciano efficientemente e in sicurezza




Soccorso dalla Guardia di Costiera e dai Carabinieri un natante alla deriva

L’oscurità e una buona dose di inesperienza marinaresca hanno causato una richiesta di soccorso  di due diportisti a bordo di una piccola imbarcazione in navigazione, che nella serata di ieri,  non riuscivano più a guadagnare la costa nelle acque antistanti la località di Scanzano Jonico. La Sala operativa della Guardia Costiera contattata attraverso il telefono mobile di uno dei due , grazie al 112 della  Sala Operativa della Stazione Carabinieri di Policoro, ha immediamente disposto ed inviato sul posto  una motovedetta SAR  CP 840 oltre ad una pattuglia via terra di personale in forza all’Ufficio locale marittimo di Policoro.

I due diportisti a bordo del piccolo natante, nonostante navigassero in vicinanza della costa, non riuscivano più a riconoscerla, e quindi ad avvicinarsi al punto di approdo più vicino ed agevole, ve quindi entravano nel panico per la perdita di orientamento anche perchè  l’oscurità avanzava. A seguito della immediata attività di ricerca condotta sia via mare che via terra, l’imbarcazione con i  due naviganti venivano individuati dalla squadra intervenuta via terra, e  poco dopo più di mezz’ora dall’aallarme,  venivano portati in salvo in un tratto della costa appena raggiunta. Tutti fortunamente in buone condizioni di salute ma ancora in preda al panico.




Blackout a Taranto. L’ ENEL spiega

Ieri sera come ben noto ai lettori tarantini vi è stato un blackout in quasi tutta la città.  L’ Enel ha emesso un comunicato stampa spiegandone le ragioni. Eccole.

L’emergenza è rientrata grazie al tempestivo intervento di tutto il personale tecnico Enel che ha lavorato ininterrottamente, non appena ha avuto contezza dell’accaduto, per fornire nuovamente energia elettrica ai clienti nel nel minor tempo possibile.Ciò è avvenuto per la quasi totalità della clientela entro un’ora dall’inizio dei lavori di ripristino. Per i restanti clienti l’erogazione di energia è avvenuta nell’ora successiva. Sono ancora in corso accertamenti per comprendere l’origine del problema che al momento non si esclude possa essere stato causato anche da un tentativo di furto o manomissione degli impianti eserciti da Enel”.

Ufficio stampa Enel Puglia e Basilicata




Svaligiato Lord, in pieno centro a Taranto

CdG Lord bisIl lussuoso negozio di abbigliamento  “Lord” sito nella centrale via Di Palma è stato svaligiato nella notte. Nei giorni scorsi il negozio, duecento metri quadrati  sviluppati su due livelli, allestiti per soddisfare ogni richiesta di tutto ciò che il mondo del “fashion-system” può offrire con firme nazionali ed internazionali, ed in cui lavorano ben  trentacinque collaboratori , era purtroppo apparso fra le notizie di cronaca nera in quanto il proprietario, Giovanni Geri, responsabile del settore abbigliamento della Confcommercio di Taranto, era uno dei commercianti taglieggiati dal clan “mafioso” D’ Oronzo-De Vitis. I ladri dopo aver avuto accesso dal portone adiacente, allo stabile al numero  45/a di via Nitti, hanno forzato un cancello che collega il cortile al deposito-archivio di uno studio notarile presente ai piani superiori dello stesso stabile, ed hanno quindi aperto un grosso foro e quindi sono entrati al piano terra del negozio  “Lord”, “in” di via Di Palma, che è proprio di fronte alla Banca Popolare di Puglia e Basilicata. in una zona quindi che si presume debba essere abbastanza controllato. Evidentemente non lo è.

I ladri hanno quindi portato via  camicie, pantaloni, scarpe, giubbotti,  maglie ed altri capi di “griffe” note e costose come Burberry, Etro, Fay, Moncler, ecc. ed il negozio è stato “svuotato”  per un bottino e danni economici superiore ai 100mila euro.

A scoprire il maxi-furto è stato proprio il proprietario, Giovanni Geri, che l’indomani, entrato nel suo negozio passato attraverso gli uffici, ha trovato tutto disordine nel locale. “Ho pensato a una scossa di terremoto, ma poi ho capito tutto: quel buco davanti alla cassa era eloquente”.  Geri uscendo dal locale,  ha incontrato alcuni agenti di polizia che passavano dalla strada e li ha subito informati. Di lì a pochi minuti,  gli agenti hanno informato ed attivato la sala operativa della Questura e è giunto  sul posto  il personale  della Scientifica per effettuare i rilievi necessari alla ricerca di impronte digitali di pregiudicati e persone schedate.

Il furto è stato compiuto si presume tra l’una e le due di notte, e la cosa che più stupisce è che i ladri, abbiano potuto agire indisturbati con un martello pneumatico ed altri attrezzi  da scasso ed anno anche avuto il tempo e la possibilità di portare via la refurtiva senza il timore d’essere “scoperti”. Resta legittimo chiedersi come sia controlla di notte nel il centro della città !

L’allarme è scattato, ma non è servito a nulla in quanto gli agenti dell’istituto di vigilanza,  sono giunti sul posto, ma trattandosi di un allarme “esterno” al locale, non hanno notato nulla di anomalo  e quindi i vigilanti dopo aver controllato, l’esterno del locale sono andati via . Sulla vicenda indaga la Polizia di Stato.

AGGIORNAMENTO  – sabato 11 ottobre 2014 – La notte del furto nel negozio Lord, l’allarme installato nel negozio al momento dell’apertura del buco che venne fatto esattamente sotto dove è posizionata la cassa del negozio,  il titolare Giovanni Geri venne contattato telefonicamente regolarmente dalla società di vigilanza, la cui pattuglia era stata inviata sul posto,  ove intervenne anche una pattuglia della “Volante“, ma Geri disse loro di non preoccuparsi “L’allarme è difettoso, domani chiamo i tecnici dell’assistenza, non vi preoccupate” e si rimise a dormire. Nei racconti e nelle dinamiche che sono emerse durante le indagini, ci sono alcuni punti ancora in fase di accertamento da parte degli investigatori. Non si capisce come mai il titolare di Lord , sia entrato in negozio passando dall’ ufficio. Le saracinesche delle vetrine e della porta principale d’ingresso infatti si possono aprire e chiudere dall’esterno, non dall’interno. Ma tutto questo sugli altri siti e giornali non lo leggerete.




Blitz antimafia “Alias”: gli uomini del clan D’ Oronzo-De Vitis non parlano

Cosimo Buzzacchino

Cosimo Buzzacchino

Il boss Nicola De Vitis, affidatosi  agli avvocati Luigi EspositoGaetano Vitale,  ed  il suo “socio”  Orlando D’Oronzo  difeso dagli avvocati Giuseppe Cagnetta e Luigi Danucci , come facilmente immaginabile e prevedibile,  hanno letteralmente fatto scena “muta” davanti al Gip del tribunale di Taranto il quale  ieri mattina ha interrogato per rogatoria su ordine del giudice delle indagini preliminare Alcide Maritati  del Tribunale di Lecce i componenti del “clan” tarantino D’Oronzo -De Vitis,  arrestati e condotti 48 ore prima nel carcere di Taranto.  I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip  di Lecce su richiesta del pubblico ministero Alessio Coccioli.  Anche Cosimo Buzzacchino, difeso dagli avvocati Giuseppe Cagnetta e Antonio Mancaniello si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Andrea Di Carlo

Andrea Di Carlo

Andrea Di Carlo, assistito dagli avvocati Luigi Danucci e Fausto Soggia ha accettato di farsi interrogare ed ha respinto le accuse, sostenendo che probabilmente era stato tirato in ballo per un errore, uno scambio di persona.

Brunetti

Raffaele Brunetti

Invece Raffaele Brunetti e Gaetano Diodato  difesi dall’avvocato Angelo Casa, hanno addirittura dichiarato al Giudice per le Indagini Preliminari di essere estraneo ai fatti contestati. Allo stato attuale a carico degli indagati vi sono accuse a vario titolo che spaziano dall’ associazione mafiosa al traffico di droga, ed all’ estorsione.

Gaetano Diodato

Gaetano Diodato

Nelle prossime ore secondo il calendario stabilito dal Gip verranno interrogati degli altri indagati, fra i quali Fabrizio  Pomes, imprenditore e politico,  che verrà interrogato  difeso dall’avvocato Giuseppe Sernia. Altri indagati invece si sono affidati agli avvocati Fabrizio Lamanna,   Salvatore Maggio, ed Enzo Sapia. . L’operazione riguarda presunti appartenenti a organizzazioni legate ai clan .




Arrestati 2 bulgari dai Carabinieri per favoreggiamento della prostituzione.

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Massafra e della Stazione di Palagiano, coadiuvati da personale della Compagnia di Intervento Operativo di Bari, hanno tratto in arresto per il reato di favoreggiamento della prostituzione due cittadini bulgari, Kostadin Kostev di  23anni e Serafim Kolchev di  29anni, .

Schermata 2014-10-08 alle 16.23.22L’attività d’indagine era stata intrapresa dai militari da diversi giorni, per contrastare il fenomeno della prostituzione per strada, abbastanza presente su alcune strade di intenso traffico del versante occidentale della Provincia ed in particolare sulla Strada Statale 100 Taranto – Bari. Nel corso dei numerosi servizi di appostamento, gli uomini dell’ Arma hanno constatato che diverse donne venivano accompagnate sui luoghi ove svolgevano prostituzione sessuale sin dalla mattinata, e sempre dalla stessa autovettura che successivamente in serata passava a prelevarle. Le attività di pedinamento dei Carabinieri hanno permesso, inoltre, di individuare un locale ubicato nella zona costiera di Palagiano che era la “base” ove i due bulgari vivevano insieme alle loro vittime: .

Schermata 2014-10-08 alle 16.23.32Una volta controllato ed ispezionato meticolosamente il ruolo dei due delinquenti ed i loro spostamenti, che erano  unicamente finalizzati a sfruttare l’attività di prostituzione delle donne, nella mattinata di ieri i Carabinieri hanno predisponevano un’operazione con la quale i due individui sono stati bloccati proprio mentre stavano accompagnando a bordo della solita autovettura tre ragazze a prostituirsi sulla SS 100, in agro di Mottola. Nel corso della successiva perquisizione, eseguita presso il locale utilizzato come abitazione, sono state identificate altre tre donne. E’ stato accertato che i due delinquenti bulgari, durante il periodo in cui erano stati controllati dai Carabinieri, avevano favorito e gestito l’attività di prostituzione  di almeno di sei povere ragazze bulgare, fra le quali addirittura anche la moglie di uno di loro. Nessuna delle ragazze al momento si è dimostrata però collaborativa con gli investigatori, temendo ripercussioni in Bulgaria per le loro famiglie

Alla luce degli univoci ed inequivocabili elementi di reato raccolti autonomamente e d’iniziativa dai militari operanti, i due bulgari sono stati dichiarati in stato di arresto e, dopo le formalità di rito, e su disposizione del Pubblico Ministero di turno sono stati trasferiti presso il Carcere di Taranto, mentre l’autovettura che usavano è stata sottoposto a sequestro. Le attività d’indagine proseguono, comunque, allo scopo di verificare ulteriori responsabilità penali in ordine alla vicenda, anche a carico di altre persone.




Mercoledì gli interrogatori degli arrestati del blitz antimafia “Alias” della Dda di Lecce

Si svolgeranno nella giornata di mercoledì gli interrogatori del blitz antimafia “Alias” dinanzi al gip del tribunale di Taranto, che per  rogatoria raccoglierà le eventuali deposizioni dei presuenti appartenenti al “clan” mafioso D’Oronzo – De Vitis , e finiti in carcere la notte scorsa su ordine del Giudice delle indagini preliminare del Tribunale di Lecce dr. Alcide Maritati su richiesta del pubblico ministero Alessio Coccioli.  Le indagini, sono state condotte dai poliziotti dalla  Squadra Mobile di Taranto diretta dal dr.  Giuseppe Pititto

Gli arrestati-indagati dovranno rispondere dinnanzi al Tribunale dalle accuse di “associazione mafiosa” e  “traffico di droga ed estorsione” . Il collegio di difesa è stato composto dagli avvocati Gaetano Vitale, Antonio Mancaniello, Giuseppe Sernia, Salvatore Maggio, Fabrizio Lamanna e Luigi Esposito.




La Corte di Cassazione conferma : «Il processo all’ ILVA deve svolgersi a Taranto»

Il processo all’ILVA  resta a Taranto e non verrà «trasferito» a Potenza come chiedevano gli avvocati difensori dei 52 imputati : lo ha deciso  il collegio della prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione  presieduto da Umberto Giordano, con Margherita Cassano consigliere relatore dopo l’udienza di questa mattina tenutasi nell’ Aula Brancaccio.  Entro trenta giorni,  verranno depositate le motivazioni con cui è stata rigettata l’istanza di trasloco del processo ILVA. Sconfitti, quindi, le ragioni dei difensori degli imputati che hanno sostenuto che i giudici tarantini non sarebbero stati dovutamente sereni nell’affrontare una vicenda processuale che coinvolge buona parte  della città tarantina dove ha sede l’acciaieria ILVA che con le sue polveri inquina i quartieri adiacenti agli stabilimenti con gravi danni di salute per molti cittadini e bambini.

CdG giudice_cassazioneQuesta mattina Enrico Delehaye,  sostituto procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione Cassazione, nel corso dell’udienza  svoltasi a porte chiuse, aveva infatti chiesto agli “ermellini”  della Suprema Corte di respingere l’ istanza presentata dalle difese dei 52 imputati di disastro ambientale.  attraverso ricorso per Cassazione tendente ad ottenere uno strumentale per trasferire il processo Ilva da Taranto a Potenza. Nel corso dell’udienza, successivamente la relazione del giudice relatore  Margherita Cassano, che ha illustrato le dimensioni del caso Ilva,  hanno parlato gli avvocati delle difese, fra cui il prof. Franco Coppi, l’avvocato Luca Sirotti, e l’ avv. Carlo Petrone del foro penale di Taranto. A seguire ha parlato il professor Tullio Padovani difensore di   Luigi Capogrosso  l’ ex direttore dello stabilimento di Taranto , che durante l’inchiesta della Procura di Taranto, venne  arrestato.

Il processo per il disastro ambientale dell Ilva di Taranto era iniziato con prima udienza preliminare tenutasi lo scorso 19 giugno davanti al Gup del Tribunale di Taranto Wilma Gilli, chiamata a decidere se rinviare a giudizio o meno 49 persone, tra cui Nicola e Fabio Riva, proprietari attraverso varie società e scatole “cinesi”  dell’ ILVA, e tre società del gruppo Riva:  la stessa ILVA, la capogruppo Riva Fire e  la Riva Forni Elettrici.   I legali di Riva Fire, Ilva spa e di 13 imputati (tra i quali gli avvocati Franco Coppi, Francesco Mucciarelli, Adriano Raffaelli, Nerio Diodà, Stefano Goldstein e Marco De Luca) avevano depositato , a questo punto, inutilmente l’istanza il 5 giugno scorso.

CdG ilva_taranto_proteste4I legali avevano cercato di far perno con una memoria di circa 200 pagine di portare la Corte di Cassazione ad interpretare ed applicare le norme contenute dall’articolo 45 del codice di procedura penale, che prevede  “la sicurezza o l’incolumità pubblica…omissis…. la libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo sono pregiudicate da gravi situazioni locali” che in qualche modo secondo loro avrebbe potuto condizionare lo svolgimento regolare del processo . Secondo i difensori degli imputati che avevano presentato l’istanza, quasi tutti del Foro di Milano , a Taranto non vi sarebbe state le condizioni di garanzia prevista per celebrare un processo equilibrato e giusto. In realtà la “manovra” dei difensori, tendeva a causare trasferimento di tutti gli oltre 100 faldoni processuali dell’inchiesta tarantina, al tribunale di Potenza, operazione che  avrebbe comportato, per una questione di tempi procedurali l’estinzione dello stesso processo.

Adesso a seguito della giusta decisione della Corte di Cassazione, il Gup del Tribunale di Taranto, potrà finalmente procedere allo svolgimento dell’udienza preliminare, a partire dal 16 ottobre prossimo, e che durerà alcuni mesi. Fra i faldoni dell’ inchiesta  inchiesta vi sono i fascicoli di due incidenti sul lavoro mortali, per i quali un gruppo di dirigenti ILVA è accusato di omicidio colposo e omissione di cautele sui luoghi di lavoro. Davanti al Tribunale di Taranto dovrà comparire il top management dell’  ILVA, chiamato a rispondere di aver di fatto costituito un’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale di Taranto. ma non solo managers e dirigenti aziendali. Dovranno comparire e rispondere anche politici, e rappresentanti istituzionali a partire dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, all’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, al sindaco della città, Ippazio Stefano, per passare a dirigenti e funzionari del Ministero dell’Ambiente , amministratori locali , funzionari regionali,   persino un avvocato, legale  dell’ ILVA), un poliziotto, un carabiniere ed un sacerdote. !

 CdG Tribunale-di-TarantoNel procedimento dinanzi al Tribunale di Taranto sono ben 286 le parti lese e civili costituitesi , ed  individuate dalla Procura della Repubblica di Taranto, rappresentata dal procuratore capo in prima persona da Franco Sebastio, a cui sono affiancati per questa inchiesta il procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e ben quattro sostituti procuratori.  Fra le parti lese, compaiono  Legambiente, la delegazione del Wwf di Taranto, i sindacati (quasi al completo), la Cgil e la Fiom Cgil , la Uil, la Cisl e la Fim Cisl. e gli enti pubblici territoriali fra cui la Regione Puglia ed il Comune di Taranto il quale,  oltre a chiedere un risarcimento danni di 10 miliardi di euro,  ha chiesto in un giudizio civile  altri 3 miliardi e 300 milioni a seguito di un’altra sentenza, resa definitiva dalla Corte di Cassazione che aveva condannato per inquinamento  il top management dell’ ILVA

L’udienza preliminare del processo all’ ILVA  dinnanzi al Gup del Tribunale di  Taranto  Vilma Gilli, , si svolgerà quindi a Taranto il prossimo 16 ottobre .

 




Dissesto di Taranto: assolto l’ex sindaco Di Bello condannati i dirigenti.

Si è concluso con tre condanne e cinque assoluzioni, tra cui l’ex sindaco di Taranto Rossana Di Bello il processo di primo grado sui “Boc“, i buoni obbligazionari comunali utilizzati dieci anni fa (2004) dalla giunta guidata da Rossana Di Bello. Un finanziamento bancario da 250 milioni di euro che secondo le accuse della  Procura tarantina altro non era  che un’operazione “disperata per ritardare il dissesto”  e non vantaggioso per la cittadinanza ed avrebbe quindi  di fatto causato il dissesto finanziario alle casse dell’ente esploso due anni dopo. Al contrario secondo i difensori del Comune di Taranto e della Di Bello, da considerarsi un ‘operazione legittima ed utile . Le accuse della vicenda giudiziaria furono istruite dal Sostituto procuratore della Repubblica Remo Epifani e confermata  con il rinvio dal Giudice per le indagini preliminari  dr. Pompeo  Carriere.

Secondo l’accusa,  non sussistevano i  requisiti della convenienza economica per giustificare un investimento così oneroso, che contribuì al dissesto del Comune di Taranto, che avvenne e fu dichiarato nell’ottobre del 2006 dal commissario prefettizio Tommaso Blonda. Il Tribunale ha accolto soltanto parzialmente questa tesi, distinguendo le varie responsabilità. Il collegio dei  giudici  (presidente Paola Morelli, a latere Massimo De Michele e Tiziana Lotito) del Tribunale di Taranto ha condannato a due anni di reclusione per “abuso d’ufficio” l’ex dirigente delle risorse finanziarie del Comune di Taranto Luigi Lubelli insieme a Francesco De Francisci ed Antonio Cancellara, entrambi dirigenti della ex Banca Opi, ora Banca Intesa Infrastrutture Sviluppo

I tre sono stati condannati insieme all’ istituto bancario del Gruppo Banca Intesa Sanpaolo, citato come responsabile civile, anche a versare immediatamente una provvisionale di 26 milioni di euro e risarcire il Comune di Taranto che s’era costituito parte civile rappresentato dall’avvocato Annicchiarico che ha chiesto un risarcimento danni per un miliardo di euro.  Dalla sentenza è venuto alla luce che il Lubelli, senza passare da alcuna approvazione del consiglio comunale, in realtà ha gestito e concluso ‘operazione che teoricamente doveva servire a finanziare opere pubbliche, ma in realtà “dei 167 progetti da finanziare con 100 milioni  –  contestò il pm Epifani nella sua requisitoria  – si sono trovate tracce soltanto di spese per 7 milioni di euro“. I soldi vennero utilizzati per pagare la spesa corrente, come la manutenzione stradale. E per non dichiarare il fallimento delle casse comunali.

Assolti “perché il fatto non costituisce reato”  l’ex sindaco di Forza Italia, la martinese Rossana Di Bello, ed il suo vice-sindaco in carica dell’epoca, Michele Tucci (ex deputato Udc)  e tre dirigenti della banca, Elia Colabraro, Alfonso Iozzi e Luigi Maranzana. Nel processo, che venne  “celebrato in aule deserte“, come ha detto nella sua pubblica requisitoria , il pm Remo Epifani, avvilito dal totale disinteresse della città e dall’ imminente scadenza della prescrizione dei reati, circostanza che avrebbe reso di fatto inutile il processo,  era stata chiesta dall’accusa la condanna a tre anni ed otto mesi di reclusione per l’ex sindaco Di Bello  che era stata eletta nelle liste elettorali di Forza Italia al Comune di Taranto la prima volta nel 2000 e e successivamente rieletta anche nel 2005  . Al momento non è stato reso noto alcun ricorso in appello da parte della Procura della repubblica di Taranto, considerata anche l’imminente prescrizione dei reati.

AGGIORNAMENTO h. 12:39 del 7/10/2014 qualche giornalista “geloso” sostiene questa mattina sui social network che noi copiamo i suoi articoli. Per fortuna non seguiamo i giornaletti venduti ai semafori delle strade e tantomeno i suoi giornalisti. Anche se collaborano all’edizione barese di un quotidiano nazionale, noto per apporre il copyright alle fotografie e video (talvolta con la pubblicità dentro) che riceve dagli uffici stampa delle forze dell’ordine ! Purtroppo nel nostro mestiere, gelosie e frustrazioni sono all’ ordine del giorno, ed il successo altrui da sempre problemi….




L’ Antimafia attacca il Comune. Fabrizio Pomes arrestato per “concorso esterno in associazione mafiosa”

Nella lista delle 52 le persone arrestate nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, che in collaborazione con la Squadra Mobile di Taranto che ha sgominato il ricostituito (ed ora sgominato) “clan” D’Oronzo-De Vitis compare l’imprenditore Fabrizio Pomes, ex segretario provinciale del Nuovo Psi, ex consigliere comunale ed ex consigliere circoscrizionale tarantino, e recentemente presidente del “Centro Sportivo Magna Grecia” ,  il quale negli ultimi tempi era molto “vicino” alla lista Puglia per Vendola , accusato dagli inquirenti di “concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni”.  Il Procuratore capo della DDA di Lecce, dr. Cataldo Motta, illustrando i dettagli dell’inchiesta, ha criticato fortemente anche il comportamento dell’amministrazione comunale, che ha consentito la gestione alla cooperativa da parte del  Pomes, non procedendo ai dovuti accertamenti e nonostante “episodi di morosità”.

Sono ancora in corso delle indagini degli uomini della Squadra Mobile su alcune anomalie nell’assegnazione della gestione del “Magna Grecia“. Il Comune di Taranto in un primo momento adempiendo alle norme di Legge aveva indetto un bando pubblico per l’affidamento della struttura sportiva. Bando che all’improvviso come per incanto è stato abbandonato, venendo trasformato in una prosecuzione provvisoria dell’ affidamento della cooperativa creata dal Pomes, di cui facevano parte due pregiudicati condannati per associazione mafiosa. Uno stop improvviso del bando pubblico del Comune di Taranto, che il procuratore Motta ha etichettato “inusuale e poco limpido” e in merito al quale “si sta attualmente indagando, in quanto al momento non vi sono delle responsabilità dell’ Amministrazione pubblica conclamate e certificate“.

 Schermata 2014-10-06 alle 17.37.54Secondo le accuse, Pomes avrebbe partecipato dall’esterno alle attività dell’organizzazione guidata dal “boss” Orlando D’Oronzo, costituendo delle cooperative di cui facevano parte anche due pregiudicati condannati per associazione mafiosa, una delle quali ha gestito  la struttura comunale  sportiva “Magna Grecia” . La gara d’appalto avviata a suo tempo dal Comune di Taranto venne bloccata e trasformata in “proroga del servizio“. Pomes, commentando l’assegnazione alla Coop Falanto di un appalto comunale per la pulizia di giardini , intercettato, diceva che “è stata posta la prima pietra”, e poi rivolgendosi al telefono al boss  D’Oronzo aggiunge  “che la coop deve assumere purtroppo 35 operai della vecchia ditta incaricata che sono ‘teste calde’”. D’Oronzo gli rispondeva “tu digli a chi è intestata la coop e poi vediamo se sono teste calde”.

Giuseppina Pasqua Castellaneta (AT6)

nella foto Giuseppina Pasqua Castellaneta (AT6)

Nell’ordinanza si legge “che gli interessi economici dell’associazione diretta dal duo De Vitis-D’Oronzo in stretta correlazione con gli ambienti della pubblica amministrazione siano ancora esistenti ed anzi in progressiva ascesa è dimostrato anche dal gravissimo, recentissimo episodio  che ha visto l’intimidazione di un rappresentante locale della pubblica amministrazione posta in essere sulla pubblica via (nella zona vecchia di Taranto) da un gruppo di quattro persone che hanno invitato caldamente il Consigliere Comunale a non mancare al prossimo consiglio comunale nel quale sarebbero stati affrontati argomenti che interessavano D’Oronzo”. A questo episodio fece seguito la presenza nell’aula consiliare il 23 giugno 2014 nel corso del consiglio, di Michele De Vitis , fratello di Nicola e marito del consigliere Giuseppina Pasqua Castellaneta eletta nelle liste di AT6 la lista civica guidata da Mario Cito, figlio di Giancarlo Cito.

La vicinanza del Pomes ad alcuni politici della   lista “Puglia per Vendola” l’abbiamo riscontrata anche personalmente nel backstage dell’evento “Battiti Live” organizzata nello scorso mese di agosto sul lungomare di Taranto, dove Pomes (ignaro di essere pedinato e filmato) circolava alticcio a braccetto con i consiglieri comunali Cosimo Gigante (eletto nelle liste del PSI),  Filippo Illiano e l’assessore comunale Cisberto  Zaccheo (questi ultimi tre estranei all’inchiesta), ed in quella occasione abbiamo assistito ad una situazione paradossale in cui i consiglieri comunali protestarono vivamente nei confronti degli organizzatori, in quanto il servizio di sicurezza della manifestazione aveva avuto l’ardire di invitare ad uscire dal backstage l’allegra brigata di consiglieri comunali e delle rispetti consorti in quanti privi dei “pass” d’accesso all’area riservata al backstage. In quell’occasione il consigliere comunale Filippo Illiano (titolare di una videoteca in cui vengono venduti anche filmini hard) si scagliò verbalmente contro gli organizzatori dicendo in dialetto tarantino “Voi non sapete chi sono io, come vi permettete, questa è casa mia, io vi stacco la luce e vi caccio tutti quanti“. Salvo poi andare insieme al Pomes a caccia di autografi e selfie…mentre il vicesindaco Lonoce presente ai fatti, riuscì a ricomporre la squallida diatriba. Per la gioia delle consorti dei consiglieri, che se ne restarono comodamente sedute nel nackstage, continuando a sentirsi delle “vip” !




Operazione Alias. 52 arresti per mafia a Taranto

Dall’alba di questa mattina la Squadra Mobile di Taranto della Questura di Taranto diretta dott. Giuseppe Pititto,  sta conducendo una vasta operazione antimafia a Taranto denominata “Alias” , coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce che ha disposto l’arresto di 52 persone coinvolte a vario di titolo dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, omicidio, estorsione, rapina e detenzione di armi. L’operazione, coinvolge dei presunti appartenenti a organizzazioni collegate ai clan D’Oronzo – De Vitis che vengono accusate di associazione mafiosa, traffico di droga, omicidio, estorsione, rapina e detenzione di armi.

Schermata 2014-10-06 alle 11.58.55Tutto ha avuto inizio verso la fine dell’anno 2012 a seguito della scarcerazione, dopo oltre venti anni, dei due noti esponenti della malavita tarantina Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis, entrambi già condannati nel noto processo “Ellesponto” per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. Per gli inquirenti e le forze dell’ ordine  appariva forte difatti il rischio che gli stessi volessero ricostituire lo storico “clan” D’ORONZO-DE VITIS-RICCIARDI che, negli anni ’90, imperversò a Taranto, in piena alleanza con il boss Antonio Modeo detto  “il Messicano”, in contrapposizione con i tre fratelli Gianfranco, Riccardo e Claudio Modeo, dal cui scontro scaturì una guerra di malavita con oltre un centinaio di morti.

Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis, detti  “fratello grande” e “fratello piccolo“, tenuti in semi-libertà e soggiorno obbligato rispettivamente a Sassari e Verona, puntavano da tempo a tornare i padroni della città, come negli anni in cui si schierarono accanto ad Antonio Modeo nella sanguinosa guerra di mala contro i suoi fratelli. “Erano pronti a scatenare una nuova guerra – ha commentato il procuratore antimafia Cataldo Mottae desiderosi di vendicarsi di chi negli anni della reclusione gli ha voltato le spalle e non li ha aiutati sostenendo spese legali ed aiutando i familiari, così come vuole il codice mafioso“. Il clan aveva ripreso vecchi e nuovi collegamenti, aveva teste di ponte a Verona, mani nel racket delle estorsioni, nello spaccio di droga ed ampia disponibilità di armi. Le estorsioni venivano gestite nel “vecchio stile”, ma questa volta orientandosi a negozi ed imprenditori benestanti. Nel mirino negozi di lusso che non hanno mai denunciato, ma anche imprese di costruzioni ed amministratori pubblici come l’ex presidente dell ‘Amiu Gino Pucci, minacciato per ottenere l’assegnazione di un bar in un’area mercatale.

L’indagine ha preso il via da una lettera dell’avvocato Carlo Taormina alla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato in cui il legale denunciava di aver ricevuto minacce telefoniche da Nicola De Vitis, un suo assistito nel processo per l’omicidio di Cosima Ceci, madre dei fratelli Modeo. “Il prestigio lo dobbiamo tenere noi qua” diceva al telefono D’Oronzo commentando la sua trattativa, poi fallita, per l’acquisto del noto ristorante Il Gambero. Il clan ricostituitosi “voleva rinnovare anche look ed atteggiamenti” ha spiegato il procuratore Motta, “la loro strategia è di allontanare l’indignazione sociale dalle attività, quasi che pagare il pizzo diventi un rischio di impresa da accettare in silenzio“. 
 

CdG confstampaLe indagini svolte hanno consentito di accertare l’effettiva ricostituzione del sodalizio criminoso D’Oronzo-De Vitis  che, hanno potuto contare rispettivamente,  su una nutrita schiera di alleati e complici sostanzialmente riconducibili a persone dei rispettivi nuclei familiari; nonché  per quanto riguarda il De Vitis,  un separato (solo logisticamente)  gruppo di pregiudicati  prevalentemente di origini pugliesi e siciliane,  residenti anche a Verona. E’ stato  accertato attraverso alcuni sequestri effettuati  la disponibilità del gruppo criminale di armi sia su Taranto  che su Verona.

Forte è stato l’interesse dimostrato dalla compagine delinquenziale nell’attività di traffico e spaccio degli stupefacenti, allacciando in particolare una serie di contatti ed affari con elementi malavitosi di origine calabrese, sarda e veronese. Accertate e  documentate dalle indagini della Polizia di Stato le attività messe in piede da parte del gruppo criminale di numerose estorsioni, effettuate in danno di imprese che operavano nel campo della edilizia stradale; che nei confronti di titolari di esercizi commerciali, cui i componenti del gruppo criminale si avvicinavano facendo valere la propria pericolosità mafiosa.

Schermata 2014-10-06 alle 11.54.59

L’accoppiata D’Oronzo-De Vitis ha costituito un essenziale punto di riferimento per i vertici delle compagini delinquenziali presenti su Taranto, sia quando intendevano avviare  alcune attività illecite richiedendo il “placet”  sia quando sorgevano particolari problematiche che potevano essere risolte solo grazie ad un intervento carismatico come quello dei due che avevano raggiunto una fratellanza criminale . L’alleanza malavitosa oltre a ricostituirsi, aveva scelto di operare con un profilo basso, senza episodi tali da allarmare le forze dell’ordine, come è stato spiegato dai dirigenti della Polizia di Stato “allontanare  l’indignazione sociale verso il fenomeno mafioso”.

L’ ordinanza di arresto è stata notificata questa mattina anche al pregiudicato Salvatore Scarcia, di Policoro (Matera), ritenuto responsabile nell’ambito dell’ inchiesta della detenzione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, con il chiaro fine di venderla sul mercato della tossicodipendenza. Le ordinanze di arresto e carcerazione sono stati emessi dal gip Alcide Maritati del Tribunale di Lecce   su richiesta del pm Alessio Coccioli. 

Schermata 2014-10-06 alle 12.04.41Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, hanno accertato che il gruppo criminale operava su Taranto con articolazioni a Reggio Calabria, Brindisi, Matera, Verona e Sassari. Attualmente solo due persone risultano irreperibili. Al momento è stato possibile soltanto sapere che fra gli arrestati dalla Squadra mobile di Taranto compare il nome di  Nicola De Vitis, noto pregiudicato tarantino già condannato con sentenza definitiva a 25 anni di carcere per l’omicidio di Cosima Ceci, la madre dei fratelli Claudio e Riccardo Modeo, il noto clan malavitoso che  a cavallo degli anni’80 e gli inizi del ’90 spadroneggiava nel malaffare a Taranto e provincia.  

La madre dei Modeo venne uccisa con cinque colpi di pistola, perchè avrebbe cercato di impedire ai due fratelli Giovanni e Salvatore Pascalicchio di vendere le cozze in una zona situata nei pressi della sua abitazione. Il De Vitis che attualmente si trovava  in regime di semilibertà dopo aver scontato 18 anni di carcere, in questa inchiesta viene accusato di essere stato  il mandante dell’omicidio di Tonino Santagato, avvenuto  in via Mazzini il 29 maggio del 2013 , per il quale erano già stati condannati con il rito abbreviato i fratelli  Pascalicchio a 30 anni di carcere .

POLITICA, AFFARI E MAFIA

Fabrizio Pomes

nella foto Fabrizio Pomes

Tra le persone arrestate nell’inchiesta che ha sgominato il ricostituito clan mafioso  D’Oronzo-De Vitis figura l’imprenditore-politicante Fabrizio Pomes, ex- gestore del Centro sportivo Magna Grecia ed ex segretario provinciale del Nuovo Psi, il quale dovrà rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. Secondo le indagini ed accertamenti degli investigatori, il Pomes sarebbe stato un fiancheggiatore dell’organizzazione capeggiata dal boss Orlando D’Oronzo, creando per la gestione della struttura comunale cooperative di cui guarda caso facevano parte anche due pregiudicati condannati per associazione mafiosa. La gara d’appalto venne bloccata e trasformata in proroga del servizio. Ma adesso qualcuno dovrà spiegare queste connivenze. La formula giuridica scelta della Cooperativa non era casuale. Infatti i soci delle Cooperative possono essere verificabili solo presentando il libro soci. Non a caso Il procuratore di Lecce, dr. Cataldo Motta, nel commentare ed illustrare i dettagli dell’inchiesta, ha censurato anche il comportamento del Comune di Taranto che ha consentito la gestione alla cooperativa riferita a Pomes, non procedendo ai dovuti accertamenti e nonostante “episodi di morosità”.

Schermata 2014-10-06 alle 17.37.54Sarà divertente adesso vedere dove andranno a nascondersi quei giornali, giornaletti.  giornalisti e pennivendolo, che protestavano per il cambio di gestione al Centro sportivo Magna Grecia  deciso dal Comune di Taranto, che decise di mettere all’asta la concessione per la gestione della struttura pubblica sportiva Il Pomes era considerato negli ambienti politici locali molto vicino ai consiglieri comunali Filippo Illiano e Cosimo Gigante (quest’ultimo eletto nelle liste del PSIi quali sono entrambi estranei all’inchiesta giudiziaria in corso.

AGGIORNAMENTO Questa sera alle 20:45 siamo stati contattati  telefonicamente dall’ Assessore allo sport del Comune di Taranto, Francesco Cosa che è un dipendente della Polizia di Stato , ex-sindacalista ( S.I.L.P. per la CGIL) eletto nella lista civica SDS  emanazione del sindaco Ippazio Stefàno. Dobbiamo dargli atto che è assessore alo Sport soltanto da due mesi  e quindi ogni precedente responsabilità è da addebitare ai suoi predecessori sia di questa giunta che di quella che l’ha preceduta. L’ assessore Cosa ci ha manifestato la sua disponibilità e trasparenza legale che gli fa onore personalmente ed anche per la divisa di poliziotto che ancora indossa (è in servizio al Commissariato di P.S. di Martina Franca n.d.r.)  e quindi presto riceveremo le documentazioni amministrative inerenti alla vicenda del circolo sportivo Magna Grecia che essendo una struttura pubblica comunale, è assolutamente diritto conoscere, sia per i cittadini e contribuenti della città di Taranto che dei giornalisti (quelli che vanno a fondo nelle notizie) .

Schermata 2014-10-06 alle 16.52.48

 

Assolutamente inutile e tempo perso,  invece, riuscire a parlare con il Sindaco Ippazio Stefàno che è fuori Taranto e tantomeno con il “fantomatico” ufficio stampa dell’ amministrazione comunale che viene svolta, da un addetto che non è neanche iscritto all’ Ordine dei Giornalisti, in violazione quindi delle norme previste dalla  Legge 150/2000 (con il regolamento-dpr 422/2001) . L’articolo 9 della legge 7 giugno 2000 n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni)  inquadra sul piano normativa l’Ufficio stampa e prevede che “le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, possono dotarsi, anche in forma associata, di un ufficio stampa, la cui attività è in via prioritaria indirizzata ai mezzi di informazione di massa. Gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti. Tale dotazione di personale è costituita da dipendenti delle amministrazioni pubbliche, anche in posizione di comando o fuori ruolo, o da personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso dei titoli individuati dal regolamento di cui all’articolo 5, utilizzato con le modalità di cui all’articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni (1), nei limiti delle risorse disponibili nei bilanci di ciascuna amministrazione per le medesime finalità“. Ma tutto ciò a Taranto non viene rispettato….. quindi come meravigliarsi del silenzio ed indifferenza del  Comune di Taranto alle accuse dell’ Antimafia

I COMMERCIANTI TAGLIEGGIATI

 

CdG LordIl clan D’Oronzo-De Vitis era anche molto attivo nel campo delle estorsioni e aveva preso di mira grosse attività commerciali come il negozio ‘Lord’  in via Di Palma, ed il centro ‘Ferramenta Perrone” sulla strada per S. Giorgio Jonico. Gli inquirenti hanno accennato anche all’installazione di pannelli fotovoltaici da parte di una impresa del Nord che aveva chiesto consiglio ed informazioni  ( “Chi comanda a Taranto ?”  ) ad un legale per identificare le persone a cui poter affidare il servizio di sorveglianza (assegnato poi a persone “vicine” al clan mafioso), venendo intercettati  e peraltro ricevendo inizialmente un’ informazione sicuramente poco affidabile. Il Procuratore della Dda di Lecce dr. Cataldo Motta nella sua conferenza stampa odierna, ha fatto notare che i commercianti taglieggiati non avevano riferito nulla alle forze dell’ordine, e la cosa più grave, aggiungiamo noi, è che il titolare dei negozi Lord, è anche il rappresentante di settore  all’ interno di Confcommercio Taranto.

 

I COMPLIMENTI DEL CAPO DELLA POLIZIA

 

Alessandro Pansa capo della Polizia

nella foto il prefetto Alessandro Pansa capo della Polizia di Stato

Per l’esecuzione delle ordinanze sono stati impiegati oltre 250 uomini tra personale della Polizia di Stato della Questura di Taranto e delle Questure di Verona, Bergamo, Sassari, Matera, Bari, Lecce, Brindisi, Foggia, Napoli e Reggio Calabria. Sono intervenuti anche 24 equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Puglia, due unità cinofile antidroga della Questura di Bari ed un elicottero del Reparto Volo di Bari.

CdG procu Motta DDA LecceIl Capo della Polizia, Prefetto Alessandro Pansa, ha telefonato questa mattina al Questore di Taranto Enzo Giuseppe Mangini per esprimere la propria soddisfazione e complimentarsi sopratutto con il personale della Polizia di Stato impegnato nell’attività investigativa che ha condotto la brillante esecuzione, ed ha telefonato e ringraziato  personalmente anche il Procuratore della Dda di Lecce dr. Cataldo Motta.

Questi tutti i nomi delle persone arrestate oggi:

 

 

CdG arrestati PS Alias

APPESO Cosimo nato a Taranto di anni 41;

BIANCHI Egidio nato a Taranto di anni 44;

BONSIGNORE Calogero nato a Taranto di anni 52;

BRUNETTI Raffaele detto “Gigetto” nato  a Taranto di anni 62;

BUZZACCHINO Christian nato a Taranto di anni 27;

BUZZACCHINO Cosimo detto “Pippo Baudo” nato a Taranto di anni 55;

CAGALI Sergio residente a Verona di anni 60;

CETERA Pietro nato a Taranto di anni 46;

D’ANDRIA Giuseppe nato a Taranto di anni 51;

D’ANGELA Francesco nato a Taranto di anni 28;

D’ORONZO Orlando nato a Taranto   di anni 56;

DE VITIS Michele nato a Taranto di anni 55;

DE VITIS Nicola nato a Taranto di anni 46;

CdG arrestati PS Alias

DI CARLO Andrea nato a Massafra (TA), residente a Taranto di anni 34

DI CARLO Gianpiero nato a Taranto di anni 35;

DIODATO Gaetano nato a Salerno, residente a Taranto di anni 45;

FORTI Davide nato a Mesagne (BR), residente provincia di Verona di anni 35;

FORTI Graziano nato a Brindisi, residente a Verona di anni 42;

GABSI Mahmoud nato in Tunisia, residente a Verona di anni 29;

GIANNOTTA Pasquale detto “Pasqualino” nato a Taranto di anni 41;

LATTARULO Francesco nato a Taranto di anni 34;

LAZZARI Carmelo nato a Brindisi di anni 42;

LEONE Francesco nato a Taranto di anni 28;

LEONE Pietro nato a Taranto di anni 57;

LUGIANO Tommaso nato a Taranto di anni 60;

MARCUCCI Fabio nato a Taranto di anni 36;

MOLLICA Leo nato in provincia di Reggio Calabria di anni 52,

MURIANNI Fabio nato a Taranto di anni 34;

NATALE Michele nato a Taranto di anni 36;

CdG arrestatiB PS Alias

ODUVER POLO Bladimir Josè nato in Colombia, residente a Verona di anni 38;

PELUSO Giovanni a Taranto di anni 53;

PIZZOLEO Angelo nato a Taranto di anni 39;

POMES Vincenzo Fabrizio nato a Taranto di anni 48;

RAIMONDI Fabio nato a Brescia residente a Villafranca di Verona (VR) di anni 35; RICCIARDI Gaetano nato a Taranto di anni 41; RIGODANZO Moreno nato a Verona, ivi residente di anni 36anni; RUGGIERI Roberto nato a Taranto di anni 51; SALAMINA Massimiliano nato a Torino, residente a Taranto di anni 44; SAPONARO Giorgio nato a S.Pietro Vernotico (BR), residente a Buttapietra (VR) di anni 32; SCARCI Francesco nato a Taranto di anni 52; SCARCIA Salvatore nato a Taranto di anni 47; SORU Manuel nato a Porto Torres (SS), ivi residente di anni 33; SORU Sandro nato a Porto Torres (SS), ivi residente di anni 32 ; VALLIN Riccardo nato a Verona, e ivi residente di anni 44 ZACOMETTI Giuseppe nato a Taranto di anni 44; ZICCARDI Gaetano nato a Napoli residente in provincia di Verona di anni 29

Tre soggetti sono sfuggiti alla cattura e sono attivamente ricercate uno dei quali si trova attualmente in Inghilterra, l’altro risiede a Verona, mentre per altre tre persone sono stati disposti gli arresti domiciliari:

BASILE Vincenzo nato a Taranto di anni 43; DI CARLO Angelo nato a Taranto di anni 45; D’ORONZO Cosimo nato a Taranto di anni 36.




Ecco come (non) lavora l’ AMIU di Taranto

Anche a Taranto arriva lo “street journalism”, cioè l’informazione fatta per la strada dai cittadini. Ecco cosa abbiamo trovato oggi nei social network.  Questo è il video originale girato ieri 4/10 /2014 alle ore 11 circa… che prova come non si faccia la raccolta differenziata…dell’ AMIU di TarantoCome non dare ragione alla cittadine che si chiede “ma la devo pagare la rata di questo mese della Tari….??? “. Che senso ha far fare ai cittadini la raccolta differenziata se poi viene raccolto tutto insieme ?  Chissà cosa ci diranno adesso il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno e sopratutto Federico Cangialosi,  Presidente dell’ AMIU….