Rifiuti: nascerà società pubblica per nuovi impianti Puglia

Nascerà una nuova società di scopo, controllata da Ager e Regione Puglia, per gestire gli impianti pubblici per lo smaltimento dei rifiuti. Il progetto verrà presentato all’Anci nei prossimi giorni. La società avrà il compito di verificare i flussi dei rifiuti e indirizzarli verso i diversi impianti dislocati in Puglia, oltre a gestire direttamente gli impianti stessi.

Il piano rifiuti della Regione prevede sette nuovi impianti pubblici di compostaggio a Lecce (40mila tonnellate l’anno), Andria (67mila), Cerignola (20mila), Pulsano (realizzazione da confermare), poi Foggia, Brindisi e Bari da 40mila. Oggi ce ne sono sette in funzione. Per completare il quadro, la Puglia si doterà anche di tre strutture di selezione – Foggia (recupero vetro), Monte Sant’Angelo (plastica), Ugento (carta) -, due per trattare il percolato (Brindisi e Trani) e due per rifiuti da spazzamento stradale (Molfetta e Statte). A regime, saranno 21 le strutture di trattamento differenziato.

 La Puglia  per completare il quadro dell’impiantistica si doterà anche di tre strutture di selezione: a Foggia è previsto il centro per il recupero del vetro, a Monte Sant’Angelo quello per la plastica, a Ugento per la carta. A questi si aggiungeranno, inoltre, due impianti per il trattamento del percolato (in programma a Brindisi e Trani) e due strutture per il recupero di rifiuti da spazzamento stradale (saranno attivati a Molfetta e Statte).

Tra centri da ammodernare e potenziare e altri da realizzare ex novo, in totale sono 21 le strutture che verranno distribuite sul territorio per un investimento complessivo di  120 milioni.




Perquisizione della Guardia di Finanza al Consorzio Interfidi di Taranto

ROMA– Nelle scorse ore ha avuto corso un operazione delle Fiamme Gialle negli uffici del Consorzio Interfidi di Taranto, presso la Cittadella delle Imprese della locale Camera di Commercio (estranea alla vicenda in questione) dove i dei finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto hanno perquisito tutte le stanze degli uffici, in alcune delle quali sono stati apposti dei sigilli giudiziari e sequestrati due personal computers, uno dei quali utilizzato dal Presidente del Consorzio Michele Dioguardi  .

Fonti del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, parlano di accertamenti di routine, ma gli operanti nel corso dell’operazione hanno riferito che si trattava di un’ispezione “ministeriale”. Si attendono sviluppi dei controlli ed accertamenti tecnici che verranno effettuati anche sui due computers posti sotto sequestro giudiziario.

Acquisita dalle Fiamme Gialle la documentazione necessaria per verificare ed accertare la correttezza non soltanto di alcune pratiche inerenti operazioni di “spesa pubblica”, fra le quali le risorse economiche messe a disposizione dall’Unione Europea per il tramite della Regione Puglia. Un compito questo che che rientra nei compiti istituzionali della Guardia Finanza , ma anche un controllo sulla valutazione delle domande  e gestione delle garanzie che il consorzio offre agli istituti di credito nello svolgimento della sua attività  che si basa sul prestare garanzie alle imprese per l’accesso al credito.

 




Importavano ecstasy dall' Olanda. La Polizia arresta tre baresi

ROMA – La Polizia di Stato di Bari, nell’ambito di una articolata indagine su un traffico di sostanze stupefacenti del tipo ecstasy, ha arrestato tre cittadini baresi poiché ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Il monitoraggio dei traffici di queste sostanze stupefacenti è assai difficile sia perché, come dimostra il caso odierno, la droga viene sempre più spesso acquistata direttamente dall’estero, sia perché le successive cessioni ed i consumi avvengono in ristretti ambiti associativi, non facilmente individuabili o comunque penetrabili.

L’ indagine si inquadra nell’ambito delle costanti attività di vigilanza e controllo che i poliziotti della Sezione Antidroga della Squadra Mobile barese svolgono sul fenomeno delle droghe sintetiche da sballo, quali anfetamine, ketamina, ecc, che sempre più frequentemente vengono immesse nei circuiti giovanili per essere consumate nei luoghi della movida o nelle discoteche. L’input all’operazione in esame è stato fornito da una segnalazione pervenuta a metà dello scorso ottobre dal Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, il quale ha avvertito che presso la Dogana di Dresda (in Germania) era fermo un pacco contente bottiglie di birra che in realtà celavano, all’interno, sostanza stupefacente del tipo ecstasy in forma liquida, destinato ad un individuo dimorante in Bari.

 

 

La Squadra Mobile previa preliminare autorizzazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha preso contatti con gli uffici investigativi tedeschi e grazie al canale di cooperazione ed alla supervisione dello S.C.O. il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, che ha dato autorizzazione all’avvio di attività sotto copertura, personale di Polizia della Dogana di Dresda ha trasportato a Bari le bottiglie consegnandole a personale della Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Bari. Le 4 bottiglie di birra contenevano, come effettivamente confermato dalle analisi del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica, altrettanti litri di ecstasy, nello specifico 707.455 milligrammi di sostanza liquida connotati dal principio attivo di MDMA, che avrebbero consentito di ricavare n. 4.716 dosi, che a loro volta immesse sul mercato avrebbero fruttato un illecito guadagno intorno ai  150mila euro.

A seguito della disposizione dell’Autorità Giudiziaria sono stati attivati servizi tecnici articolati al fine di monitorare costantemente il pacco una volta organizzata consegna attraverso un agente undercover. E’ stato possibile capire che il soggetto barese non era il reale destinatario della merce ma un semplice intermediario che si era offerto a prestare il suo nome ed indirizzo per la consegna, in cambio di poche centinaia di euro. Recapitato il pacco questi, non arrestato nell’immediatezza per non pregiudicare gli esiti dell’operazione in corso, si è compreso che le bottiglie erano destinate al nipote. Proprio nel momento in cui gli investigatori hanno colto il passaggio del pacco sono intervenuti ed hanno arrestato quest’ultimo per detenzione e traffico di sostanze stupefacenti.

L’intervento della Polizia è stato necessario per evitare che il pacco contenente le bottiglie di ecstasy potesse disperdersi in ulteriori canali non più monitorabili e che, la sostanza stupefacente venisse immessa sul mercato. Successivamente le indagini della Sezione Antidroga della Squadra Mobile sono riuscite comunque a mettere in evidenza che il destinatario finale della droga era un terzo soggetto già noto alle Forze di Polizia per vecchi precedenti per detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

Nel corso delle perquisizioni presso l’abitazione di questo ultimo, al momento dell’esecuzione, sono stati rinvenuti ulteriori 500 grammi di marijuana oltre ad alambicchi e misurini graduati per la trasformazione ed il confezionamento della sostanza stupefacente finita; ad oggi questo soggetto quale organizzatore del traffico internazionale di sostanze stupefacenti si trova recluso nel carcere di Bari, mentre i complici devono scontare la misura cautelare presso i rispettivi domicili.




Il collaboratore di Emiliano utilizzando "false attestazioni" avrebbe ottenuto fondi pubblici senza averne diritto

ROMA – “Da una attenta analisi della vicenda che sta interessando il mio capo di Gabinetto non emerge allo stato alcun elemento a conferma delle ipotesi accusatorie. La magistratura ha il diritto/dovere di svolgere tutte le verifiche necessarie, ricordo anche in favore dell’indagato, e quindi si rimane in attesa di conoscere l’esito tutti gli accertamenti per le eventuali determinazioni di mia competenza”, con queste parole ieri il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, “assolveva” il suo stesso sodale e collaboratore .

L’indagine ha origine dagli approfondimenti d’indagine effettuati in un’altra inchiesta, cioè quella che coinvolge proprio il presidente Emiliano per presunti illeciti connessi al finanziamento della campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017. In quel fascicolo infatti sono indagati, oltre al governatore, anche Stefanazzi e Ladisa, in quanto secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ladisa avrebbe pagato per conto di Michele Emiliano una fattura da 59mila euro alla società di comunicazione torinese Eggers 2.0, che aveva curato la campagna.

L’inchiesta successiva, quella che coinvolge Claudio Stefanazzi, capo di Gabinetto del governatore Michele Emiliano è incentrata attorno alla determina 784 del 3 ottobre del 2016 con la quale vennero ammesse le società Ladisa Spa e Dinamo Srl ad finanziamento di 1milione e 388 mila euro per il piano formativo “Smart Food Ladisa“, dei quali ben 694mila euro erano contributo pubblico a fondo perduto . Secondo le indagini ed accertamenti della Procura di Bari e della Guardia di Finanza, entrambe le società ottennero un “ingiusto profitto” in quanto sarebbe emerso che avrebbero prodotto “false attestazioni in ordine all’attività di formazione svolta”.

Martedì scorso la Guardia di Finanza di Bari ha sequestrato tutta la documentazione ed i relativi supporti informatici del piano di formazione ed ai contatti intercorsi tra le società, gli imprenditori, Stefanazzi ed i funzionari della Regione Puglia. Le persone indagate per questi fatti sono cinque in quanto oltre a Stefanazzi, compare anche sua moglie Milena Rizzo, entrambi considerati dagli inquirenti “amministratori di fatto” della Dinamo srl con sede a Lecce, oltre a Domenico, Sebastiano e Vito Ladisa. La Procura, infatti, sta procedendo ad individuare altri “pubblici ufficiali della Regione Puglia” che secondo l’ipotesi investigativa , avrebbero contribuito ad aiutare le due società per far ottenere loro il finanziamento pubblico, e quindi  il numero degli indagati è destinato ad aumentare. I reati per cui si procede a vario titolo sono di  “truffa aggravata” ed “abuso in atti di ufficio“.

Nell’ attuale indagine coordinata sempre dal procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dalla pm Savina Toscani della Procura di Bari, secondo quanto è possibile rilevare dal decreto di perquisizione, le società Ladisa e Dinamo e avrebbero ottenuto un “ingiusto vantaggio patrimoniale” a seguito all’approvazione del piano formativo “Smart Food Ladisa” che venne approvato con una determinazione del dirigente della Sezione formazione professionale della Regione Puglia.

Dopo il semaforo verde al piano presentato, le due società e per esse – come emerge documentalmente- rispettivamente di amministratori unici Domenico Ladisa e Luca Marasco, quest’ultimo succeduto formalmente nella carica a Milena Rizzo” avrebbero costituito un raggruppamento temporaneo di imprese per l’attuazione del piano di riqualificazione dei lavoratori. L’ 80% dei 694mila euro pubblici, cioè circa 555mila euro, sarebbe stato riservato alla Ladisa ed il restante 20% per 138mila euro alla Dinamo srl .

I magistrati inquirenti ipotizzano che gli indagati a seguito alla richiesta di anticipazione della somma di 347.200 euro, avrebbero  di fatto ottenuto un “ingiusto profitto” di 319.300 euro erogato con atto dirigenziale della Regione Puglia del 21 novembre 2017 attraverso la produzione di “false attestazioni in ordine all’attività di formazione svolta con riferimento all’indicazione dei docenti e dei lavoratori frequentatori le sessioni di formazione, alla consegna del materiale didattico/cancelleria“ed inoltre “compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a conseguire fraudolentemente l’ulteriore importo di 220.558 euro a titolo di erogazione del saldo del contributo pubblico ammesso, con richiesta formulata dalla ditta il 21 giugno 2018, contestualmente alla comunicazione di chiusura delle attività formative“.

Qualcuno potrebbe spiegare ad Emiliano che lui da tempo perde colpi  in materia di giustizia, non a caso ogni suo ricorso come presidente della regione Puglia, viene rigettato ? Dovrebbe avere un maggior rispetto per la toga (in aspettativa) di cui è titolare, sopratutto nei confronti dei magistrati inquirenti della Procura di Bari, che indagano anche lui peraltro in altro procedimento. L’ arroganza serve a ben poco.

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, attaccano a viso aperto Emiliano e le sue affermazioni sulla “attenta analisi“: “Rispetti il lavoro della magistratura. Non spetta a lui assolvere qualcuno prima della chiusura delle indagini e poi cercare di correggere il tiro concedendo alla magistratura il diritto d’indagare. Piuttosto ci saremmo aspettati che chiedesse le dimissioni del capo di Gabinetto Stefanazzi, come fatto in passato per i suoi assessori, anche se non indagati. Ma neanche questo può più fare, dal momento che essendo lui stesso coinvolto in tre inchieste, dovrebbe essere il primo a staccarsi dalla poltrona. Lui e Stefanazzi devono dimettersi. Ormai è chiaro che gli stia sfuggendo la situazione di mano: il consigliere Napoleone Cera ai domiciliari con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità, l’assessore Ruggeri indagato per corruzione nell’inchiesta sulla nomina del commissario dell’Asp di Chieuti e l’ex assessore Caracciolo su cui abbiamo letto la notizia della chiusura delle indagini con le accuse di corruzione e turbativa d’asta. Decisamente troppo per chi fa della legalità la sua bandiera. È necessario che Emiliano venga in Consiglio a riferire su quanto sta succedendo, senza dare vita alle scenate a cui ci ha abituati“. I grillini dimenticano il consigliere regionale Mazzarano, a processo a Taranto per voto di scambio.

Anche nel centrodestra i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia vanno  all’attacco. E sempre a partire dalle parole del governatore: “Emiliano poteva risparmiarsi l’attenta analisi della vicenda che sta riguardando il suo Capo di Gabinetto. Noi siamo sempre garantisti e confidiamo nel lavoro della magistratura. Lo siamo stati anche nei confronti dei suoi ex assessori defenestrati dalla giunta senza che lui avesse fatto la stessa analisi che invece ha riservato oggi a Stefanazzi e qualche giorno fa all’assessore al Welfare, Ruggeri. Sarà un caso che nelle inchieste che hanno investito sia Stefanazzi che Ruggeri sia lui stesso indagato e quindi prima di chiedere le loro dimissioni avrebbe dovuto dare le sue. È questo garantismo di Emiliano a doppio binario che dovrebbe far riflettere tutti: la doppia morale a seconda della convenienza è spesso un brutto vizio del centrosinistra”




Nuova indagine sul capo gabinetto di Emiliano, perquisizioni

BARI – Perquisizioni sono state eseguite ieri dalla Guardia di Finanza nei confronti di Claudio Michele Stefanazzi, capo di gabinetto del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, di sua moglie Milena Rizzo e dell’imprenditore barese Vito Ladisa. La Procura di Bari ipotizza i reati di truffa aggravata e abuso d’ufficio. I finanzieri hanno acquisito documentazione nella sede della società Ladisa dove si è svolto il corso e nella sede di una società di formazione.

L’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dal pm Savina Toscani, riguarda un corso di formazione (Pfa, piano formativo aziendale)  finanziato dalla Regione Puglia, fatto presso la società Ladisa Srl e gestito dalla società per la quale lavorava la moglie di Stefanazzi. I fatti contestati risalgono agli anni 2016-2018. Stefanazzi e Ladisa sono indagati anche in un’altra inchiesta della Procura di Bari che coinvolge il presidente Emiliano per presunti illeciti legati al finanziamento della campagna elettorale per le primarie del Pd del 2017.

Nella serata di ieri in un lungo post su Facebook, Claudio Stefanazzi ha sostenuto che “tutta la documentazione relativa al piano, ovvero i calendari dell’attività di formazione, l’indicazione delle sedi di svolgimento, dei docenti, dei discenti, del personale coinvolto sono inseriti e custoditi in una piattaforma informatica della Regione Puglia, quali atti pubblici. Falsificare queste carte – scrive ancora – appare effettivamente piuttosto difficile. Gli atti pubblici depositati presso la regione comunque attestano il regolare ed effettivo svolgimento delle attività di formazione connesse al Piano“.

Lo sfogo su Facebook del capo di Gabinetto

Stasera, appena rientrato come ogni sera a Lecce da Bari, sono stato raggiunto da una telefonata di un giornalista che mi chiedeva notizie di una indagine a mio carico e di una perquisizione avvenuta presso la sede della società dove lavorava, fino ad un anno fa, mia moglie. Non avendone avuto notizia mi sono informato ed effettivamente mi è stato riferito che, stamattina la Guardia di Finanza si è recata presso la società. Ho cosi scoperto che io e mia moglie siamo indagati, senza però aver avuto alcuna notifica in merito . Io sarei accusato di essere “amministratore di fatto” della società. Ovviamente non sono mai stato amministratore di fatto di quella società. Ci mancherebbe.

L’accusa riguarda la gestione, da parte della società di cui mia moglie era dipendente fino ad un anno fa, di un PFA, Piano Formativo Aziendale. Il Piano Formativo Aziendale è uno strumento di finanziamento di iniziative di formazione della Regione Puglia a beneficio di tutte le aziende per la riqualificazione delle competenze dei propri lavoratori. Il bando in questione è a sportello, cioè non sottoposto a scadenze, e i requisiti di ammissibilità delle imprese sono: essere micro, piccola media o grande impresa secondo la definizione comunitaria; garantire il cofinanziamento obbligatorio a carico dell’azienda previsto nel bando; presentare la documentazione amministrativa e contabile prevista dal l’istruttoria (tra cui certificato antimafia); presentarla secondo le modalità telematiche previste dall’avviso. Tutti coloro che richiedono un PFA e che rispettano i requisiti menzionati, vengono finanziati.

Tutta la documentazione relativa al piano, ovvero i calendari dell’attività di formazione, l’indicazione delle sedi di svolgimento, dei docenti, dei discenti, del personale coinvolto oltre alla descrizione del piano formativo e documentazione amministrativo/contabile sono inseriti e custoditi in una piattaforma informatica della regione Puglia, quali atti pubblici. Contestare la effettività della attività formativa effettuata significherebbe coinvolgere nell’eventuale reato una miriade di pubblici funzionari. Falsificare queste carte appare effettivamente piuttosto difficile. Gli atti pubblici depositati presso la regione comunque attestano il regolare ed effettivo svolgimento delle attività di formazione connesse al Piano. Ne pare esservi profili di discrezionalità nella gestione, lato amministrazione pubblica, dei suddetti Piani. Inoltre la filiera amministrativa preposta alla gestione del Piano è del tutto estranea alla mia sfera di influenza. Come è noto, il modello organizzativo che è stato adottato nel 2015, separa, attraverso la istituzione del segretariato generale della presidenza, ricoperto da altre persona, la funzione amministrativa, rimessa al segretario generale quale vertice della macchina amministrativa regionale, da quella di indirizzo politico, esercitata anche dal Gabinetto del presidente. Nessun potere di gestione amministrativa mi è attribuita, in particolare quella di ultima istanza nei ricorsi gerarchici. Temo sia irrilevante sottolineare, come è noto ad ogni ufficio della Regione, che non è mio costume non dico interferire ma nemmeno interagire con li stessi uffici per questioni relative alla ordinaria attività amministrativa.

L’’ipotesi che io sia, di quella società ammistratore di fatto è, appunto, una ipotesi che dico subito essere infondata. Nel ribadire la nostra totale estraneità ai fatti contestati e la assoluta fiducia nell’operato della magistratura, non posso che rammaricarmi dell’ennesima fuga di notizie. Questa volta l’atto giudiziario è avvenuto a 150 km da Bari, quindi, esclusa la accidentale scoperta da parte di qualche passante occasionale, debbo constatare che, ancora una volta, la stampa viene a conoscenza di vicende che riguardano una sfera molto riservata della vita di ognuno di noi, prima dei diretti interessati“.




Il boschetto "scomparso" a Massafra. La Regione Puglia ed il Comune di Massafra parti civili contro Tonino Albanese

TARANTO – Sono state depositate nel procedimento sfociato nei confronti dei quattro imputati, incriminati a vario titolo per la distruzione di un’area boschiva adiacente a quella in cui è stata realizzata, nell’area di Massafra, la seconda linea di rifiuti per l’ampliamento della centrale termoelettrica APPIA ENERGY spa (società compartecipata dal Gruppo Marcegaglia e dal Gruppo Cisa di Massafra) nell’ambito del procedimento all’esame del Gup dottor Giuseppe Tommasino del Tribunale di Taranto le costituzioni di parte civile dell’associazione Medici per l’ambiente, della Regione Puglia rappresentata dall’avvocato Donato Salinari, e del Comune di Massafra  .

Tonino Albanese

Sott’accusa figurano l’imprenditore Antonio Albanese, meglio noto a tutti con i soprannomi di “Tonino” o “Surgicchio“) rappresentante legale della società Appia Energy,  il dirigente Luigi Traetta  del Comune di Massafra , ed i verificatori Saverio Riccardi e Anna Cecca incaricati dal Consiglio di Stato. Nell’udienza preliminare svoltasi ieri dinnanzi al Tribunale di Taranto, l’avvocato Antonio Raffo, difensore con l’avvocato Luigi Quinto del Foro di Lecce dell’imprenditore massafrese Albanese, ha avanzato per il suo cliente richiesta di abbreviato ,  rito alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero), che in caso di condanna il rito prevede una premialità per l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta. Il processo in abbreviato si celebra in Camera di Consiglio ( quindi escluso al pubblico) davanti al GIP una volta che l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura speciale.




Condannati i magistrati Ruggiero e Pesce ex pm di Trani: "minacce a testimoni"

pm Michele Ruggiero

LECCE – L’ex pm di Trani Michele Ruggiero  attualmente in servizio alla Procura di Bari  è stato condannato dal Tribunale penale di Lecce  ad un anno di reclusione per “concorso in tentata violenza privata”. Pena di otto mesi per lo stesso reato all’altro pm tranese Alessandro Pesce. La sentenza è stata emessa ieri da una sezione monocratica del Tribunale di Lecce che ha accolto le conclusioni dell’indagine istruita dal procuratore capo Leonardo Leone de Castris e dal pm Roberta Licci della procura salentina.

I due magistrati all’epoca in servizio presso la Procura di Trani avevano tentato di intimidire Antonio Marzo 80 anni di Manduria (Taranto)  e Roberto Scarcella, 62 anni, di Ugento (Lecce) minacciando entrambi di spedirli in carcere a Trani “dove c’è una visuale sul mare stupenda…” con una cella pronta per loro e per i loro familiari, e di disporre anche il sequestro e il blocco delle la loro azienda, la Italtraff di Manduria che da 30 anni si occupa di sistemi di rilevamento delle infrazioni del codice della strada, allorquando il 5 ottobre del 2015 vennero ascoltati dalla Procura di Trani come “persone informate sui fatti” , i cui interrogatori fonoregistrati sono stati acquisiti ed inseriti all’interno del fascicolo aperto dalla Procura di Lecce, che è competente per gli eventuali reati commessi e subiti dai magistrati del distretto di Corte d’Appello di Bari.

I magistrati effettuarono anche minacce di fare applicare alla Italtraff una interdittiva prefettizia che di fatto avrebbe escluso qualsiasi possibilità di avere rapporti con la pubblica amministrazione impedendo di partecipare a nuovi appalti . Tutto ciò per di costringere i due imprenditori pugliesi ad accusare Giuseppe Fortunato comandante della Polizia Municipale di Trani di prendere “mazzette” per l’appalto che prevedeva la fornitura di photored al Comune di Trani.

La sentenza emessa dalla dr.ssa Alessandra Sermarini, giudice della prima sezione penale del Tribunale di Lecce,  prevede il risarcimento danni di 4.800 euro a testa a favore di Marzo e Scarcella entrambi assistiti dall’avvocato Giandomenico Caiazza. La raccolta di indizi effettuata dai magistrati Ruggiero e Pesce sarebbe avvenuta secondo quanto riporta la sentenza  in un clima in contrasto ai principi del codice: “Perché le sappiamo già, vogliamo vedere voi che risposte ci dite e se quello che voi ci dite non converge, lei se ne andrà in galera veloce. E lei dice: «Ma io c’ho il coso al cuore…possiamo impegnarci per farla stare con il caldo che fa al fresco. Dovete scegliere da che parte stare: o siete vittime o siete correi“.

I magistrati in quell’occasione parlarono con Marzo. E quando fu il turno di  Scarcella,  facendo allontanare il Marzo in quello che sembrava più un interrogatorio , peraltro svolto senza la presenza di un legale difensore, che di un normale  ascolto di persone informata sui fatti, gli dissero: “Tu sei il buono della situazione. sei padre di famiglia, vero? In tutti gli appalti questi si prendevano le mazzette, tutti perché il sistema era questo. Quindi non mi venite a dire che non avete dato niente, perché noi prenderemo le carte che abbiamo qui e vi manderemo dritti in via Andria che sta il supercarcere. Sua figlia, suo figlio, dobbiamo coinvolgere anche loro?“.

Il magistrato Pesce  rivolgendosi a Marzo gli disse: “Gli elementi per procedere e per sequestrare tutto ce ne sono a bizzeffe. Il collega ha fin troppa pazienza, perché io l’avrei sbattuta fuori, ma in manette, di qua“. Ed il bello  (o meglio il peggio) è che certi magistrati questi comportamenti la chiamano anche “giustizia”….

 

 




"Toghe Sporche" a Trani. Fra i cento testimoni anche il premier Conte e l'ex ministro Lotti

Michele Nardi

ROMA – Per provare a difendersi dalle accuse che potrebbero costargli vent’anni di carcere, l’ex gip di Trani Michele Nardi successivamente pm a Roma, attraverso il suo difensore ha richiesto al Tribunale di Lecce di poter ascoltare 104 testimoni tra cui compaiono numerosi nomi eccellenti a partire dal premier Giuseppe Conte ma anche oltre numerosi magistrati, Luca Lotti, Luca Palamara e Cosimo Ferri,  i protagonisti dello scandalo sulle nomine del Csm,  per finire con i parenti dei suoi principali accusatori.

Spetterà quindi al Tribunale di Lecce stabilire nel processo a carico delle toghe sporche degli uffici giudiziari di Trani che riprende domani davanti alla Seconda sezione,  chi dovrà rispondere nei prossimi mesi alle domande del difensore del magistrato sospeso dalle sue funzioni, che da gennaio è rinchiuso in carcere a Matera e che finora non ha mai voluto parlare o collaborare con gli inquirenti.

Ma anche l’accusa della Procura di Lecce, rappresentata dai pm Roberta Licci, Giovanni Gallone e Alessandro Prontera,  vuole ascoltare le testimonianze degli ex vertici della Procura di Trani. Per questo ha deciso di citare come testi il procuratore capo a Taranto Carlo Capristo ed il procuratore aggiunto a Bari Francesco Giannella, a suo tempo procuratore capo ed aggiunto a Trani. L’accusa intende chiedere al procuratore Capristo  chiarimenti in merito ai rapporti tra Nardi ed un altro degli imputati l’avvocato Giacomo Ragno (che ha optato per il rito abbreviato), mentre vuole sapere da Giannella  dei controlli fatti nel periodo di reggenza della Procura di Trani sui fascicoli dell’ex pm Antonio Savasta che dopo aver collaborato, anche lui, ha scelto il giudizio abbreviato.
Dopodichè saranno degli imprenditori a salire sul banco dei testimoni . I magistrati dell’accusa  ascolteranno due dei fratelli Ferri, Filippo e Francesco gli ex re dei grandi magazzini , ed il re degli outlet Francesco Casillo i quali dopo che lo scandalo è esploso, hanno confessato di aver pagato mazzette per evitare l’arresto, fatti però ormai troppo risalenti nel tempo e quindi prescritti.

Michele Nardi è ritenuto dall’accusa di essere al centro del giro di “mazzette” e corrutele,  emerso a seguito delle accuse a verbale rese dall’imprenditore coratino Flavio D’Introno, che ha detto di aver pagato 2 milioni di euro (oltre a gioielli,  la ristrutturazione degli immobili dell’ex gip e viaggi) per cercare inutilmente di sfuggire una condanna per usura, per la quale sta sconta una pena in carcere a Trani.

L’obiettivo di Nardi è smontare queste accuse. E quindi  l’ex gip vorrebbe chiedere riscontro a Ferri, Lotti e Palamara, sulle cene che ci sarebbero state a Roma con l’imprenditore coratino. Al gran maestro del Gran Oriente, Nicola Tucci, ed Antonio Binni, della Gran Loggia d’Italia, vorrebbe chiedere di confermare la sua estraneità agli ambienti massonici, così come vorrebbe chiedere a Conte se risultino suoi rapporti con i servizi segreti. Infatti  D’Introno ha raccontato di essere stato minacciato da Nardi che, gli avrebbe prospettato per convincerlo a pagare, gli interventi della massoneria, dei servizi segreti e di Gladio , motivo per cui la difesa di Nardi ha chiesto di ascoltare anche l’ex generale Paolo Inzerillo.

Ma l’ex gip del Tribunale di Trani vorrebbe portare sul banco dei testimoni anche suoi molti ex colleghi. Non soltanto Capristo e Giannella, ma persino l’attuale procuratore di Trani, Antonino Di Maio, e tutti i sostituti che negli ultimi anni prestato servizio presso la Procura di Trani . Nell’elenco dei testi di Nardi, compaiono  anche l’ex capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller, il procuratore generale di Bari, Annamaria Tosto, il presidente della Corte d’appello di Bari Franco Cassano, il presidente del Tribunale di Trani  Antonio De Luce. Ma anche l’ex rettore del’Università di Bari, Antonio Uricchio, ritenuto “amico di vecchia data del dottor Nardi”, l’ex sindaco di Bisceglie, Francesco Spina e l’attuale Angelantonio Angarano, decine di avvocati del foro di Trani, due psichiatri, due medici ed i famigliari di D’Introno , il padre Vincenzo, il fratello Domenico, la sorella Lorenza Lara e quelli dell’ex pm Savasta  a partire dalla la sorella Emilia.

Nardi vuole imbastire una sorta di contro-processo per cercare di dimostrare la falsità dei racconti fatti da D’Introno durante le oltre 100 ore di incidente probatorio, confutandoli. Oggi il collegio del Tribunale di Lecce dovrà sciogliere anche la riserva sulle costituzioni di parte civile: fra i quali compaiono due giudici, Loredana Colella e Ornella Gozzo, componenti del collegio della Corte di Appello che si è occupato di D’Introno e per il quale secondo l’accusa, millantando,   l’ex gip Nardi chiese un Rolex e due diamanti. A processo ci sono anche l’ex ispettore Vincenzo Di Chiaro (anch’egli in carcere a Matera), l’avvocato barese Simona Cuomo, il falso testimone Gianluigi Patruno e Savino Zagaria, l’ex cognato di Savasta.




Cambio al vertice del Comando Regionale Puglia della Guardia di Finanza

BARI – Nella mattinata odierna, presso la caserma “M.A.V.M. Giovanni Macchi”, storica sede del Comando Regionale “Puglia” della Guardia di Finanza, ha avuto luogo la cerimonia ufficiale di avvicendamento nella carica di Comandante Regionale tra il Generale di Divisione Vito Augelli ed il Generale di Brigata Salvatore Refolo.

Il Generale Augelli, nel rivolgere il proprio saluto di commiato al personale del Comando Regionale Puglia, ha espresso parole di apprezzamento per i brillanti risultati conseguiti dai Reparti pugliesi nel proprio periodo di comando ed ha formulato, al Generale di Brigata Refolo, un caloroso augurio di buon lavoro. Il nuovo Comandante Regionale Puglia, già Capo di Stato Maggiore presso lo stesso Reparto, ha assicurato il massimo impegno nello svolgimento del delicato compito assegnatogli ed ha espresso al Generale Augelli le proprie congratulazioni per il nuovo importante incarico di Comandante della Scuola di Polizia Economico Finanziaria alla sede di Roma – Lido di Ostia.

Al Generale Augelli va un sincero ringraziamento della Direzione e redazione del CORRIERE DEL GIORNO, per la sua puntuale attenzione e disponibilità nei confronti del nostro giornale ed auguri per il nuovo importante incarico, e contestualmente rivolgiamo un sincero augurio di buon lavoro al suo successore Generale Refolo




"Monnezzopoli". Al via il processo a Tamburrano e la "cricca" dello smaltimento

TARANTO – E’ partito dinnanzi al Tribunale Penale di Taranto il processo  collegato all’inchiesta della Guardia di Finanza di Taranto sulle autorizzazioni ambientali “allegre” rilasciate dalla Provincia di Taranto, all’epoca della presidenza del “forzista” Martino Tamburrano. Puntuali ed attese le richiesta di costituzione di parte civile e  relativa istanza di risarcimento presentate dal Comune di Grottaglie rappresentato in udienza dall’ avv. Giuseppe Losappio, che ha presentato una richiesta di risarcimento per 10 milioni di euro, mentre il Comune di Sava assisto dall’ avvocato Francesco Nevoli si è limitata ad un milione di euro. L’ Amministrazione Provinciale di Taranto, difesa dall’ avv. Andrea Starace, non ha quantificato il danno ma ha avanzato una richiesta di provvisionale di 250mila euro .

I difensori degli imputati  a loro volta si sono opposti alle costituzioni avanzate ed  il collegio giudicante del Tribunale guidato dal giudice Patrizia Todisco , si è riservato per una decisione che verrà sciolta nella prossima udienza che si svolgerà l’ 11 novembre, giorno in cui per ironia della sorte, è anche l’onomastico del principale imputato Martino Tamburrano . Il giudizio immediato in corso dinnanzi al Tribunale di Taranto, riguarda  tutti gli imputati destinatari dell’ordinanza di misura cautelare disposta dal Gip dr.ssa Vilma Gilli, e quindi oltre a Tamburrano, l’imprenditore di San Marzano di San Giuseppe (Ta) Pasquale Lonoce, quale amministratore di fatto della società  2Lecologica s.r.l. società attiva nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti,  il procuratore speciale della società Linea Ambiente SrlRoberto Natalino Venuti,  e l’ ex dirigente del quarto settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto,  che sono tuttora sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

l’ ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

Tamburrano  viene accusato di aver preteso ed ottenuto, come emerge dalle intercettazioni delle Fiamme Gialle  una tangente di 5mila euro al mese, un Suv Mercedes del valore di oltre 50mila euro e un contributo di 250mila euro per finanziare la campagna elettorale di sua moglie, Maria Francavilla, candidatasi per Forza Italia  senza riuscire ad essere eletta al Senato in occasione delle Elezioni Politiche del 2018,  in cambio del rilascio dell’autorizzazione in favore della società Linea Ambiente Srl, all’ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie,  e pilotare la gara d’appalto gestita da Cangelosi e Natuzzi per la gestione dei rifiuti solidi urbani a Sava.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Le imputazioni a loro carico sono le stesse : due per  il reato di “corruzione” , una delle quale viene contestata ai quattro imputati  in concorso con i due figli del Lonoce ed un suo nipote; la seconda invece soltanto a carico a Martino Tamburrano e Pasquale Lonoce, una per  il reato di “turbativa d’asta” sempre a carico del Tamburrano e Lonoce, in concorso con Federico Cangialosi  ex -presidente dell’ AMIU TarantoCosimo (per tutti) Mimmo Natuzzi  direttore tecnico dell’AMIU Taranto,  per il loro operato congiunto quali presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani nominata dal Comune di Sava

Con la richiesta di applicazione del rito immediato cautelare, la Procura di Taranto guidata dal procuratore capo Carlo Maria Capristo aveva così “blindato”  le prove acquisite e raccolte dalla Guardia di Finanza, a fondamento  delle accuse di concorso in corruzione per l’autorizzazione concessa, nell’area di Grottaglie, al sopralzo della discarica di Torre Caprarica, e per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, successivato revocato in autotutela dall’ente comunale.

A questi ultimi appalti si erano interessati sia Venuti che Lonoce, che avevano esercitato delle pressioni su Tamburrano e sull’ex dirigente della Provincia Natile.  La difesa degli imputati  dinnanzi alla richiesta di rito immediato della Procura , aveva scelto la via del giudizio diretto davanti al tribunale, per potersi difendere attraverso il dibattimento.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa

Attesi ulteriori sviluppi degli altri tronconi dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza che da tempo ha concluso le proprie indagini, depositando la propria relazione alla Procura di Taranto sulle evoluzioni degli affari “facili” e sporchi  che sarebbero stati intrapresi dai principali coinvolti in concorso con altri indagati eccellenti, indagine per la quale era stata ottenuta una proroga delle indagini. A breve verranno notificate le decisioni della Procura che riguarderebbero per il reato di “intralcio alla giustizia” anche un noto imprenditore massafrese, iscritto nel registro degli indagati, e cioè Tonino Albanese, proprietario del Gruppo CISA spa di Massafra, che sarebbe stato colui che tramite un colloquio con Roberto Natalino Venuti, avvisò la “cricca” che erano intercettati dalle Fiamme Gialle.




La DIA di Lecce confisca ben per 2milioni di euro ad un pregiudicato tarantino

LECCE – La Direzione Investigativa Antimafia di Lecce ha dato esecuzione ad un provvedimento di confisca definitiva di beni, nei confronti di Antonio Vitale, meglio noto come “Tonino o’ pescatore”, 67enne di Taranto, noto pregiudicato, condannato in via definitiva per rissa aggravata, porto e detenzione abusiva di pistola, furti plurimi aggravati, violenza privata, abusiva occupazione di spazio doganale, nel corso delle sue variate attività criminose ha avuto rapporti con i capi di tre diversi sodalizi criminali attivi nella provincia di Taranto.

I beni confiscati erano stati sottoposti a sequestro anticipato nel maggio 2012 con decreto del Tribunale di Taranto a seguito della proposta di misura patrimoniale avanzata dal Procuratore della Repubblica del capoluogo jonico, a conclusione di articolate indagini svolte dalla Sezione Operativa DIA di Lecce, che consentirono di accertare una notevole sproporzione tra gli esigui redditi dichiarati dal Vitale e il patrimonio a lui riconducibile.

lo stabilimento balneare “La Marea”

Con il provvedimento odierno emesso dalla Corte di Appello di Taranto e divenuto esecutivo a seguito di decisione della Suprema Corte di Cassazione sono stati confiscati definitivamente gran parte dei beni sottoposti a sequestro anticipato, quali 14 rapporti bancari e postali; 9 terreni agricoli; 1 locale commerciale; e lo stabilimento balneare “La Marea” sito a Castellaneta Marina(TA). Il valore complessivo dei patrimoni oggetto delle odierne confische ammonta a circa due milioni di euro.




Arrestati a Bari dalla Polizia di Stato 24 pregiudicati dei clan Parisi, Palermiti e del gruppo di Japigia

BARI – La Polizia di Stato di Bari ha eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dalla Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 24 esponenti del clan “Parisi – Palermiti” e del gruppo di Japigia per omicidi, armi, droga, rapina ed estorsione. Alcuni importanti risultati investigativi, già noti alla cronaca giudiziaria, erano già stati conseguiti attraverso le indagini.

Le indagini condotte dai poliziotti Squadra Mobile si sono sviluppate a seguito dei seguenti omicidi perpetrati nei primi mesi del 2017 nel quartiere Japigia di Bari, roccaforte del clan “Parisi – Palermiti”.

 

 

Il 17 gennaio 2017 a pochi metri dal Liceo Scientifico Gaetano Salvemini, un 40enne venne freddato da un sicario che, a bordo di uno scooter guidato dal complice, colpiva la vittima al tronco e alla testa con una pistola semiautomatica calibro 9×21 mm. Successivamente il 6 marzo 2017, venne assassinato in via Peucetia, un 39enne e venne gravemente ferito un uomo di 31 anni, nipote di un esponente di vertice del clan Parisi. I quattro sicari, nell’agguato, utilizzarono una mitraglietta “Skorpion” 7.65 mm ed una pistola semiautomatica 9×21 mm. Subito dopo il 12 aprile 2017, un commando a bordo di pregiudicati a bordo di un’autovettura rubata,  muniti di un fucile d’assalto AK 47 Kalashnikov e di 3 pistole semiautomatiche 9×21 mm, trucidavano in via Archimede un 29enne.

Le indagini avviate risultarono estremamente complesse hanno consentito di provare l’esistenza di un collegamento tra i fatti di sangue, permettendo di individuarne le cause e gli autori. Si tratta in effetti di una serie di azioni e risposte sviluppatesi all’interno del clan “Parisi – Palermiti”, che non si è limitata ed esaurita solo nei tre omicidi, ma anche in una lunga serie di violenze che hanno alla fine portato il gruppo a doversi forzatamente allontanare da Japigia, per il controllo incontrastato del territorio,  incendi di autovetture, danneggiamenti ed incendi di immobili e persino “stese”, in puro stile camorristico, come ad esempio quella  della notte del 27 maggio 2017, in via Guglielmo Appulo, messa in atto da più di dieci persone armate, nei confronti di un soggetto, il quale già ristretto agli “arresti domiciliari”, veniva di fatto costretto a tornare nel suo quartiere originario, e dopo ulteriori incursioni, ad evadere e rifugiarsi in Albania, dove  recentemente è stato arrestato.

Un’ altro atto di forza venne compiuto a danno un 51enne, al quale gli vennero rapinate due autovetture in officina, per la cui restituzione è costretto a pagare 25mila euro. Le imputazioni cautelari riguardano anche una serie di delitti di cessione, detenzione e porto di armi da fuoco, nonché evasioni dagli “arresti domiciliari”. La fase esecutiva dell’operazione ha interessato anche le province di Roma, Lecce, Rimini e Chieti.




La DIA di Lecce sequestra beni per oltre 5milioni di euro ad un noto pregiudicato di Taranto

ROMA – La DIA di Lecce, con il supporto operativo della Questura di Taranto della Polizia di Stato, ha dato esecuzione oggi a seguito di proposta avanzata a firma congiunta dal Direttore della DIA, Generale Giuseppe Governale, e dal Procuratore della Repubblica, dott. Leonardo Leone De Castris di un sequestro di beni nei confronti di Giuseppe Catapano, 51enne di Taranto, già condannato per associazione di tipo mafioso, estorsione e detenzione di armi.

Il provvedimento, emesso dall’ Ufficio Misure di Prevenzione Tribunale di Lecce  e scaturisce dalle indagini patrimoniali svolte dalla DIA di Lecce, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, che hanno portato alla luce una sconsiderata sproporzione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita condotto dal Catapano, che è risultata il frutto delle sue continue attività delittuose poste in essere. Il sequestro ha riguardato due ville, un’abitazione, otto magazzini e un terreno, ubicati tra Taranto, Castellaneta Marina e Martina Franca, nonché quote societarie, cinque compendi aziendali (operanti nel settore ittico), numerosi veicoli e conti correnti, per un valore complessivo di oltre 5 milioni di Euro.

(in aggiornamento)



La DIA di Bari e la Guardia di Finanza sequestrano 450 kg di droga. Arrestato lo scafista

BARI – Nel corso di un’operazione congiunta effettuata dal Centro Operativo DIA di Bari e dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari è stato tratto in arresto un italiano 48enne che, a bordo di un natante, stava trasportando in Puglia, circa mezza tonnellata di sostanza stupefacente. L’imbarcazione, che viaggiava di notte a velocità sostenuta dai Balcani verso l’Italia, era stata segnalata come sospetta, nell’ambito di una missione di controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea.

L’immediata attivazione ha permesso di intercettare il natante (un semicabinato di oltre 6 metri, dotato di un potente motore fuoribordo) in acque internazionali a circa 18 miglia dalle coste di Monopoli (Ba). L’intervento delle Fiamme Gialle ha consentito di sequestrare circa 450 chilogrammi di stupefacente (di cui 418 Kg di marijuana e 31 Kg di hashish) suddivisi in 45 involucri, ripartiti ognuno in confezioni da 2, 5 e 10 chilogrammi. I colli sono risultati tutti contrassegnati da sigle di diverso colore a seconda delle zone di produzione, del tipo di sostanza stupefacente, e persino dei destinatari in Italia.

Il G.I.P. presso il Tribunale di Bari dr. Giovanni Anglana  nel convalidare l’arresto in flagranza di reato, su richiesta del sostituto procuratore dr. Lanfranco Marazia  della Procura della Repubblica di Bari  ha disposto la custodia cautelare in carcere dello scafista italiano.

L’analisi strategica dei relativi traffici illeciti dai Balcani e il coordinato dispositivo di filtro realizzato a terra dalla D.I.A. – da tempo impegnata nel contrasto alle organizzazioni criminali dedite al traffico internazionale di stupefacenti – ed a mare dalla Guardia di Finanza – con la dislocazione di mezzi e tecnologie aeree e navali del Reparto Operativo Aeronavale di Bari, del Comando Operativo Aeronavale di Pratica di Mare, nonché di mezzi impiegati nell’ “operazione THEMIS 2019” (iniziativa di sicurezza delle frontiere dell’Unione europea condotta da Frontex) – è stata determinante per il raggiungimento dell’odierno risultato.

 

 

 




Puglia.Inchiesta sulla sanità, arrestati il consigliere regionale Cera e suo padre ex parlamentare. Emiliano resta indagato

ROMA – Arresti domiciliari per il consigliere regionale Napoleone Cera, 39 anni, e per il padre Angelo Cera, 67 anni, ex parlamentare, entrambi di Foggia,  accusati  di concussione. L’ordinanza di misure di custodia cautelare emessa dal gip Carmen Corvino del Tribunale di Foggia a seguito del provvedimento chiesto dal pm Marco Gambardella della Procura di Foggia,  è stata disposta nell’ambito della stessa inchiesta in cui risultano indagati il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore al Welfare Salvatore Ruggeri. Gli arresti sono stati eseguiti questa mattina dalla Guardia di Finanza. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari e della Compagnia di San Severo.

Angelo Cera ex parlamentare Udc- Popolari

Intanto, l’Udc, partito che frequentemente vede i suoi rappresentanti al centro di indagini della magistratura, ha sospeso dal partito i due Cera così scrivendo in una nota che “preso atto di quanto accaduto, sospende come misura cautelativa prevista dal codice etico i due dirigenti, esprime fiducia nella magistratura e auspica che venga fatta al più presto chiarezza“.

Nel fascicolo d’indagine si fa riferimento a delle vicende collegate alla sanità foggiana. Il coinvolgimento di Emiliano e Ruggeri è relativo solo alla mancata nomina  del commissario della Asp “Castriota e Corropoli” di Chieuti, in provincia di Foggia. E’ stato lo stesso Emiliano, ieri, subito dopo il suo assessore 24 ore prima, a rendere noto via Facebook il proprio coinvolgimento nell’indagine.

A Napoleone ed  Angelo Cera vengono contestate tre ipotesi di reato, a partire delle “pressioni” effettuate  su Sanitaservice ed Asl per ostacolare ed impedire l’internalizzazione del servizio Cup degli ospedali foggiani. Il primo episodio è relativo ad un tentativo di concussione ai danni di alcuni dirigenti del Consorzio di Bonifica per la Capitanata che avevano come fine ultimo  quello di ottenere l’assunzione di alcune persone a loro vicine.

Secondo l’accusa della Procura di Foggia, il consigliere regionale Napoleone Cera avrebbe presentato nel 20018 un emendamento alla legge regionale di riforma per “far sparire i Consorzi”, e farli assoggettarli alla Regione con il passaggio della funzione irrigua all’Acquedotto Pugliese,  per convincere il consorzio di bonifica a concedergli quanto chiedeva. I soggetti indicati dal Cera , non sono mai stati assunti . Successivamente padre e figlio avrebbero reiterato le richieste di assunzione sottolineando che il ritiro dell’emendamento fosse stato un “gesto di cortesia” nei confronti del consorzio di bonifica della Capitanata e del Gargano. Non riuscendo ad ottenere quelle assunzioni i due avrebbero minacciato di ripresentare l’emendamento.

Il secondo episodio riguarderebbe un episodio di corruzione relativo alla mancata internazionalizzazione del servizio CUP dell’Asl di Foggia, secondo uno studio di fattibilità presentato nel 2018, dal direttore generale dell’ Asl FOGGIA Vito Piazzolla con l’amministratore unico di SanitaService. Il procedimento venne bloccato perché avrebbe ostacolato e danneggiato la società Gpi che si occupava del servizio, società molto “vicina” ai Cera che in alcune intercettazioni arrivano a definirla “La società nostra”.

Il gip nel suo provvedimento sostiene che non ci sono prove sufficienti a stabilire che la pressione esercitata dai due Cera  abbia assunto una valenza penalmente rilevante. Di diverso avviso la Procura che sta valutando il ricorso. Per la vicenda risulta indagato anche Piazzolla direttore generale dell’ Asl FOGGIA. “Dalle intercettazioni – spiega il Procuratore Vaccarosi evince la prova: il contratto con GPI scaduto a gennaio 2019 è stato prorogato dopo tre mesi”.

Infine il terzo invece riguarderebbe un episodio di corruzione per ottenere la nomina a commissario dell’Asp, di una persona di fiducia della “famiglia” Cera. In cambio padre e figlio avrebbero sostenuto elettoralmente Francesco Miglio, candidato sindaco a San Severo alle elezioni comunali. Su questo capo d’accusa, però, il Gip Armando Dello Iacovo ha respinto la richiesta di arresto in quanto non ha ritenuto sussistente l’ipotizzato “scambio di voto” tra la richiesta di Emiliano, cioè quella di sostegno elettorale a Miglio, in cambio della nomina dell’ avvocato Cosimo Titta a commissario della Asp, pretesa come contropartita da Cera .

L’ assessore Ruggeri convocato in Procura si è avvalso della facoltà di non rispondere, riservandosi la possibilità di chiarire i dettagli della vicenda nei prossimi giorni. Nasce da qui la connessione con l’inchiesta “madre”, che ha portato oggi agli arresti domiciliari per Angelo Cera (padre) e Napoleone Cera (figlio). Sulla base di quanto è trapelato vi sarebbero anche altre persone indagate.

pm Marco Gambardella

pm Marco Gambardella

L’ipotesi accusatoria del pm Marco Gambardella con l’aggiunto Antonio Laronga è relativa alla non avvenuta nomina del commissario della Asp “Castriota e Corropoli” di Chieuti, conseguente alle dimissione del CdA della società di servizi alla persona che controlla tre strutture assistenziali della zona garganica nel Foggiano, ed è conseguente alle intercettazioni telefoniche in possesso della Procura di Foggia effettuate sull’utenza telefonica del consigliere regionale Cera, esponente dell’Udc,  come l’ assessore regionale Salvatore Ruggeri.

A seguito delle dimissioni del cda della Asp “Castriota e Corropoli”, la Regione  Puglia nello scorso febbraio, secondo quanto previsto dalla legge 15/2004  avrebbe dovuto nominare un commissario alla Asp  per il periodo di sei mesi. Ed è a questo punto che Emiliano avrebbe invitato il consigliere regionale dell’ Udc Napoleone Cera ad attivarsi elettoralmente per consentire la riconferma di Francesco Miglio a sindaco di San Severo.

Un impegno “politico” a fronte del quale vi sarebbe stata la richiesta come contropartita  da parte di Cera, di nominare l’ avvocato Cosimo Titta, un “fedelissimo” del consigliere regionale foggiano,  del quale è “collaboratore” nel gruppo Udc alla Regione Puglia, a commissario della Asp . Nomina che che era fortemente voluta dal consigliere regionale Cera: “Papà non fare scherzi su Chieuti, ci tengo” emerge in altre intercettazioni.

L’assessore Salvatore Ruggeri, titolare della delega assessorile al Welfare, di fatto è il responsabile dell’istruttoria dopo la quale viene firmato il decreto di nomina del Presidente della Giunta Regionale. La Procura di Foggia evidentemente  considera evidentemente Ruggeri parte in causa dell’accordo, anche perché l’ assessore in realtà avrebbe voluto nominare come commissario, Eusebio Ferraro, commercialista salentino ad egli legato.

In questa vicenda però nella sua ordinanza il Gip sostiene che non ci sia prova di collegamento tra le due richieste e pertanto ha rigettato la misura cautelare, perché secondo lui non c’è prova del collegamento tra sostegno elettorale e nomina di scambio, e non c’è prova che il Governatore Emiliano fosse a conoscenza della richiesta. Ma in questo caso, “la Procura di Foggia valuta il ricorso.“ Sarebbe interessante che Emiliano spiegasse ai cittadini pugliesi ed alla magistratura foggiana come mai ad oggi non ha mai firmato il relativo decreto di nomina di un commissario.

La versione dei fatti divulgata ieri dal governatore Emiliano, secondo cui era libero di “proporre alla giunta qualunque nominativo, senza limiti di qualificazione professionale e senza necessità di procedure ad evidenza pubblica non previste da nessuna legge nazionale o regionale per l’incarico di commissario” ha dunque una sua logica politica, che non esclude però che queste nomina sia di fatto la conseguenza di un voto di scambio, non a caso la Procura di Foggia ritiene evidentemente con le sue iniziative giudiziarie, che queste nomine siano la conseguenza di accordi illeciti e quindi fuorilegge.

Il Procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che “se il Presidente della Regione Puglia vorrà recarsi qui a rendere dichiarazioni spontanee che chiariscono la sua posizione troverà la porta della Procura aperta. Nel frattempo stiamo valutando se interrogarlo o meno”.

“E’ gravissimo che un ex deputato e un consigliere regionale abbiano tentato, nell’ordine, di far assumere persone fuori dalle normali procedure, che abbiano pressato per fermare un processo internalizzazione conveniente per l’Asl Fg e siano coinvolti in episodio di corruzione, una sorta di do ut des su favori elettorali”, commenta il procuratore capo Ludovico Vaccaro, che aggiunge: “Capiamo che il momento politico è delicato ma la giustizia ha i suoi tempi: questa richiesta cautelare risale al 3 luglio”.

Il procuratore aggiunto della Procura di Foggia dr. Antonio Laronga  nella conferenza stampa odierna ha spiegato che oltre all’attività “ricattatoria”, i Cera esercitavano “un’attività clientelarespaventosa”. “per entrare nell’ufficio dei Cera a San Marco in Lamis si prendeva il bigliettino con il numero, come in salumeria. Mettevano in atto continue attività clientelari, per questo ne abbiamo ritenuta la pericolosità sociale e abbiamo deciso di chiedere l’arresto“.

Secondo le indagini agli degli inquirenti venivano effettuati continui “scambi”. Compare persino l’assunzione di una persona come addetto stampa di Napoleone Cera a Manfredonia “in cambio di appoggio elettorale. Tutto ciò ci ha indotto alle misure cautelari vista la pericolosità sociale dei due soggetti”.

“Prendo atto con soddisfazione che quel che avevo lealmente e spontaneamente anticipato, – ha dichiarato Emiliano –  all’oscuro delle valutazioni del GIP del Tribunale di Foggia, ha trovato piena conferma nella sua ordinanza odierna, illustrata con grande correttezza ed obiettività dal Procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro. La stessa, come ormai noto, ha escluso totalmente la mia responsabilità per il reato di corruzione, ritenendo insussistente la prova della mia consapevolezza di un nesso causale tra la richiesta di nomina del commissario Asp e la richiesta di appoggio elettorale in favore del sindaco di San Severo”. Affermazione questa che però non trova conferma, come dimostra la valutazione ancora in corso della Procura di Foggia se ascoltarlo a verbale quale indagato.

“Lo stesso Procuratore Vaccaro, lealmente – prosegue Emilianoha ammesso che il GIP ha ritenuto insussistente il sinallagma così confermando quanto da me ieri dichiarato, tant’è che lo stesso Procuratore ha aggiunto che le indagini su questo punto dovranno proseguire per cercare eventuali prove di questo sinallagma che allo stato non sussistono. La conferma, ad un solo giorno dalla conoscenza di questi fatti, di quanto da me evidenziato ai cittadini, mi rende particolarmente contento, ma non mi basta. È mio preciso interesse che la Procura si convinca definitivamente della mia totale estraneità. Devo anche aggiungere – conclude il governatore pugliese – che sia il Pubblico Ministero che il GIP sono stati corretti ed equilibrati nel gestire e valutare una fattispecie delicatissima in un momento elettorale altrettanto delicato“.

 




Regione Puglia: indagati per corruzione Emiliano e l'assessore Ruggeri per una nomina all’Asp

ROMA – Ancora una volta un assessore della giunta regionale pugliese guidata da Michele Emiliano viene indagato dalla magistratura. E’ ormai un’impalpabile ricordo l’audizione disciplinare dinnanzi al Csm in cui Emiliano si vantava e millantava di non aver mai avuto nelle sue giunte degli assessori indagati, affermazione smentita subito dopo per ironia della sorte dai procedimenti penali che ha visto coinvolti tre assessori, tutti del Pd: Gianni Giannini, Filippo Caracciolo e Michele Mazzarano (attualmente a processo). Ed ora è arrivato anche il quarto con le indagini a carico dell’ assessore Salvatore Ruggeri, nominato in quota Udc, avviate dal sostituto procuratore di Foggia Marco Gambardella, all’esito di inda­gini condotte dalla Guardia di Finanza di Bari.

Ieri mattina Ruggeri assessore al Welfare della Regione Puglia è stato raggiunto da un’ elezione di domicilio, con il quale la Procura di Foggia ha iscritto nel registro degli indagati imputando a suo carico il reato di corruzione. La vicenda è relativa  alla procedura di nomina del commissario dell’ Asp-Azienda per i Servizi alla Persona Castriota e Corropoli” di Chieuti (Foggia). Le Asp sono state istituite per legge regionale per sostituire le funzioni delle Ipab, istituti per l’assistenza e beneficenza, che avevano preso il posto a loro volta  di precedenti enti come le Opere Pie.

“Ho piena fiducia nella magistratura a cui  sono certo di potere illustrare ogni passaggio di un procedimento rientrante completamente nelle prerogative della politicacommenta Ruggeri – Procedimento che, tra l’altro, non si è mai concluso, perché la nomina non è mai stata fatta“. L’assessore ha reso noto di aver chiesto di essere ascoltato dai magistrati per chiarire la propria posizione.

La Procura della Repubblica di Foggia

La vicenda per quanto è stato possibile ricostruire in Regione, si sviluppa tra gennaio e febbraio, è conseguente alla decadenza del consiglio di amministrazione dell’Asp di Chieuti, ente controllato dalla Regione Puglia, che dispose la nomina di un commissario,  una nomina “intuitu personae”, che avviene quindi senza alcuna procedura di evidenza pubblica, basandosi esclusivamente su un rapporto fiduciario, ragione per la quale perché Ruggeri sostiene che il procedimento riguarda le prerogative della politica. Nonostante l’incarico di commissario è privo di alcun compenso economico, per i servizi erogati dall’Asp, è molto ambito dalle forze politiche in virtù del consenso, o meglio delle clientele, che ne derivano.

Due politici foggiani (padre e figlio) pretendevano che il commissario da nominare fosse espresso dell’Udc e quindi hanno proposto per la nomina , un avvocato che collabora con il gruppo dei Popolari/Udc in Consiglio regionale. Tale richiesta viene opposta dai rappresentanti foggiani del Pd in consiglio regionale  che volevano far nominare una persona di area “dem”. Conseguentemente l’istruttoria preparata dagli uffici competenti viene trasmessa al governatore Emiliano per la firma il del decreto di nomina . Inutilmente . Infatti Michele Emiliano a conoscenza della contesa in essere tra Udc e Pd foggiano, ha cercato di evitare ogni frizione politica a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale pugliese. La nomina quindi non è stata fatta e l’Asp di Chieuti è in attesa della nomina di un commissario.

In serata il presidente della Regione Puglia  ha reso noto su Facebook  di aver appreso di essere anche lui indagato nell’inchiesta della Procura di Foggia relativa alla nomina del commissario di una Asp, nell’ambito della quale la magistratura dauna ha notificato ieri un invito a comparire all’assessore regionale al Welfare Salvatore Ruggeri, spiegando di aver “appreso da Ruggeri di essere anche io – scrive – sottoposto ad indagini preliminari”. “L’accusa – scrive  Emilianoconsiste nell’avere ricevuto indicazioni politiche da un consigliere regionale per nominare commissario di una Asp una determinata persona. E ció, nonostante io abbia ritenuto di non accogliere tale indicazione formulatami sin dal febbraio 2019, tanto che nessuna nomina è stata effettuata sino ad oggi. Non ho accolto l’indicazione nominativa ricevuta, avendola ritenuta non pienamente soddisfacente alla luce delle mie prerogative discrezionali. Rispondo dunque per una nomina mai effettuata”.

Il governatore pugliese Emiliano come al solito quando accadano vicende del genere, che vedono la presenza incombente della magistratura, ha evitato di commentare le motivazioni sull’iscrizione nel registro degli indagati del suo assessore Ruggieri, nonostante nei casi precedenti che hanno visto assessori della sua giunta indagati ha sempre preteso le dimissioni dalla Giunta dall’interessato in questione . A questo punto il quesito che circola in Regione è il seguente: l’ assessore Ruggieri si dimetterà ?

In molti nutrono più di qualche dubbio, le elezioni si avvicinano…avranno ragione ?




Nicolò Ghizzardi, magistrato "gentiluomo" lascia la magistratura

di Antonello de Gennaro

Durante il corso della mia trentennale carriera professionale, ho incontrato e conosciuto centinaia di magistrati di tutt’ Italia, compresi numerosi consiglieri di Cassazione, del Consiglio di Stato e del Consiglio Superiore della Magistratura. Uno dei magistrati più bravi, e seri e capaci che ho conosciuto, a giorni andrà in quiescenza, cioè in pensione per i raggiunti limiti d’eta. Sto parlando di Nicolan­gelo Ghizzardi, che il prossimo 22 ottobre compirà 70 anni, ancora per qualche giorno Avvocato Generale della Repubblica presso la Sezione distaccata di Taranto della Corte di Appello di Lecce da cui dipende il distretto jonico, a conclusione di una brillante carriera che lo hanno fatto apprezzare non solo dalle forze dell’ ordine ma anche dagli avvocati.

Nicolangelo Ghizzardi

Ho conosciuto Nicolan­gelo Ghizzardi causalmente in un ristorante del centro di Taranto, mentre entrambi guardavamo in televisione una partita di Champions League dove giocava la “nostra” amata Juventus, e senza sapere neanche chi fosse. Non lo avevo mai incontrato prima. Quando mi è stato presentato da comuni amici al termine della partita, ed ho scoperto chi fosse, ho capito che avevo di fronte un “magistrato-gentiluomo“, e sopratutto una persona dotata di grande spirito di osservazione ed infinita educazione.

Un mese fa trovandomi per  motivi di famiglia presso la Corte di Appello di Taranto , sono andato a salutarlo nel suo ufficio e come sempre ho trovato in lui un interlocutore squisito e cortese, attento e sopratutto pronto al confronto di idee nel reciproco rispetto, con un atteggiamento etico molto raro negli uffici giudiziari di Taranto

La carriera Ghizzardi ebbe ini­zio a Manduria come pretore, e successivamente  proseguita prima come  sostituto pro­curatore  presso la Procura di Taranto,  e successivamente come procuratore aggiunto presso la Procura di Brindisi . Nel corso della sua carriera sopratutto come sostituto a Taranto, Nicolan­gelo Ghizzardi viene ricordato per il suo impegno e lotta senza fine alle associazioni mafiose costituitesi nei clan malavitosi tarantini che durante il decennio 1980/90 si erano in­filtrati con la forza in tutti i business di terra ionica,  avevano fatto esplodere delle autentiche “guerre” fra le varie famiglie della malavita jonica.

Fedele Moretti, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi e Francesco Tacente, consigliere tesoriere dell’Ordine degli Avvocati di Taranto

Nel corso della sua carriera svolta fra procedi­menti penali ed i conseguenti  processi antimafia celebrati nelle aule di giustizia, Ghizzardi ha rappresen­tato la pubblica accusa in modo esemplare come gli viene ricono­sciuto da molti avvocati penalisti, che hanno voluto rendergli omaggio la settimana scorsa con una cerimonia tenutasi nell’aula dell’Or­dine forense di Taranto, in occasione della quale è stato evidenziato il garbo istituzionale ed il rispetto nei confronti degli avvocati,  che hanno contraddistinto il suo percorso professionale. Nell’occasione Ghizzardi visibilmente emozionato per la calorosa accoglienza ricevuta, ha evidenziato come “all’Avvocatura jonica va il riconoscimento della funzione importante che viene svolta: senza la loro attività non esisterebbero democrazia e una dialettica che garantisca il giusto processo, sia civile che penale“.

Secondo il procuratore Ghizzardi la conflittualità non ha mai fatto bene a nessuno e tantomeno può farlo alla Giustizia. “Ho sem­pre ritenuto che sia possibile ottenere molto di più con un sorriso ed il buon senso che con le urla e le minacce“. dice Ghizzardi, aggiungendo “se non c’è un’avvocatura forte in uno stato di diritto, che sia capace di contrapporsi alla magistratura di fatto verrebbe meno  uno dei pilastri fondamentali della democrazia“.

la Corte di Appello di Taranto

“La Giustizia funziona soltanto se c’è un’azio­ne sinergica, di questo sono fer­mamente convinto” continua Ghizzardinon sono mai stato dell’idea che un pubblico ministero debba cercare a tutti i costi la condanna dell’imputato, ma che invece sia più giusto e corretto attendersi una decisione giusta. E’ sempre stato questo il mio obiettivo”

“Ho sempre avuto il massimo rispetto e ho apprezzato la professionali­tà e la competenza degli avvocati sin da quando ero un giovane pretore all’inizio della mia carriera, quando mi oc­cupava di cause civili e del lavoro – conclude Nicolan­gelo Ghizzardi  – Così come dalle memorie difensive dei penalisti ho compreso le la­cune investigative di alcune mie indagini. Ovviamente tutti pos­siamo sbagliare, i giudici come gli avvocati, ma sempre in buona fede”.

Al dottor Ghizzardi vanno i più sinceri ringraziamenti della Fondazione, Direzione, e Redazione del Corriere del Giorno, che ha sempre seguito e rispettato prestando la dovuta attenzione alle vicende giudiziarie portate alla ribalta del nostro giornale.

 




Finalmente parte il processo per gli appalti truccati a Maricommi Taranto

Le richieste dell’accusa sono arrivate a distanza di oltre due anni e mezzodalla richiesta di giudizio immediato presentata dalla procura nel marzo 2017.  Ritardo conseguente alla circostanza che il procedimento prima di arrivare in aula aveva letteralmente fatto il giro dei Gup (alcuni dei quali incompatibili) del Tribunale di Taranto, che è stato ricordato ed evidenziato dallo stesso pubblico ministero. Alcuni degli imputati come Vincenzo Pastore, condannato a 25 mesi di carcere,  hanno preferito sottrarsi al giudizio attraverso il patteggiamento della pena

Di Guardo venne arrestato nel settembre del 2016 dai finanzieri, insieme a Vincenzo Pastore  l’ex sindaco di Roccaforzata , in flagranza di reato con una parte della tangente prevista per concedere l’appalto  nel settore delle pulizie, da undici milioni di euro ad una società controllata dal Pastore. Arresto a seguito del quale arrivarono altre incriminazioni sempre grazie al prezioso lavoro delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Taranto, guidato all’epoca dei fatti dal Colonnello Gianfranco Lucignano.



Ecco la svolta "epocale"... delle municipalizzate di Taranto: in fiamme autobus in pieno centro

TARANTO – Soltanto 24 ore fa il sindaco Melucci per cercare di fare dimenticare la pessima figura fatta sulla vicenda “Ocean Race”, ha presentato alla stampa locale sempre puntuale alle adunanze del sindaco notoriamente moto “generoso” nel dispensare macette e markette pubblicitarie sui media locali, ha presentato l’ennesimo spreco di denaro pubblico con connessa presa per i fondelli ai cittadini di Taranto, che non vedono l’ora che questa maggioranza politica vada a casa, visto che si basa solo su voto di scambio e compromessi (ed annessi ricatti).

Il sindaco di Taranto plurindagato dalla Procura di Taranto e le cui attività sono sotto il vaglio ed i riflettori dell’ ANAC e della Corte dei Conti, ha reso pubblico l’ennesimo regalo-incarico fatto all’ agenzia pubblicitaria barese Proforma , nota per essere l’agenzia pubblicitaria del Pd, che ha anche realizzato il brand “Taranto capitale di mare, L’ennesimo spreco pubblico “firmato” Melucci che si chiama “Kima”, il nuovo logo delle deficitarie municipalizzate del Comune di Taranto. La parola in questione è la traslitterazione dal greco moderno di “onda’, che tiene insieme le radici magnogreche della città ( quali sarebbero ?)  e l’idea di movimento fluido di rigenerazione, del mare che circonda Taranto e la rende unica al mondo. Con questa nuova “vendita di fumo” si vorrebbe rappresentare un’onda di energia pronta a inondare le strade cittadine.

“Stiamo lavorando a un piano industriale per realizzare una vera holding che raggruppi le tre società, al fine di razionalizzare e rendere più efficienti i servizi – aveva detto il primo cittadino –  Immaginiamo una realtà operativa che avrà circa 1000 dipendenti e un capitale sociale importante, con nuovo personale, impianti in piena efficienza, mezzi rinnovati, al servizio delle esigenze e delle ambizioni della nostra città. Inoltre, come accade da un decennio in Emilia-Romagna e in Trentino Alto Adige, questa nuova realtà si aprirà alle quotazioni in Borsa e ai fondi di investimento privati, vendendo eventualmente i propri servizi al di fuori dal nostro territorio. Taranto si propone così di diventare la prima realtà del Centro Sud che si cimenta in questo grande salto. La holding non è una questione finanziaria ma di vocazione: se dalle municipalizzate vogliamo passare a un progetto di società multi-utility è perchè stiamo guardando anche alle problematiche del cambiamento climatico, alle politiche energetiche di questo nostro Paese e ad altre tematiche molti rilevanti che oggi non riusciamo a governare in maniera concreta a favore dei nostri cittadini perché sfuggono alla nostra possibilità operativa”.

L’ennesimo “proclama” del primo cittadino di Taranto, la cui amministrazione è costellata da insuccessi, scandali e sprechi di denaro pubblico. Come non dare ragione al consigliere comunale Massimo Battista, quando ricorda con una propria nota che nel maggio scorso 2019, “uno dei soliti annunci roboanti dell’amministrazione Melucci, annunciava che Taranto si sarebbe dotata di un servizio di raccolta differenziata per l’intero territorio cittadino. Infatti con la delibera n.3/2019 si approvava in consiglio comunale il progetto riguardante l’introduzione della raccolta domiciliare su tutto il territorio comunale. Dal primo Ottobre sarebbe dovuto partire il servizio nei quartieri Città vecchia/Borgo e Tamburi /Lido Azzurro per poi proseguire negli altri quartieri della città. Ad oggi nessun cittadino ha notizie a tal proposito, non sono state fornite alla popolazione nessun tipo d’informazioni e comunicazioni. Gli obiettivi annunciati erano quelli di arrivare al 50% entro il 31 dicembre del 2020 e al 65% entro l’anno successivo. Ad oggi così, come previsto dalle Legge regionale n 38/2011,art 7 comma 13 che obbliga i Comuni a trasmettere mensilmente i dati relativi alla produzione dei rifiuti solidi urbani e i quantitavi raccolti in maniera differenziata, risulta che i dati pubblicati sul portale ambientale della Regione Puglia sono fermi a Dicembre 2018, che per tutto il 2019 non sono stati trasmessi, ricordando che l’anno 2018 la raccolta differenziata sul territorio tarantino si è chiusa con una percentuale pari al 17,81% al di sotto delle percentuali previsti per legge (34.75%)

Anche quest’anno il Comune di Taranto non otterrà la riduzione dell’ecotassa,: “Infatti  – continua la nota di Battistanon raggiungendo l’obbiettivo della percentuale di raccolta previste per legge non avrà nessun beneficio sulla riduzione sul pagamento della raccolta differenziata. Sarà applicata un aliquota pari al 25.82 euro/ton oltre Iva, questo inevitabilmente inciderà sui costi è sulla testa dei cittadini di Taranto.L’avvio del nuovo modello di raccolta era previsto dall’1 ottobre 2019, una circoscrizione al mese fino a febbraio del 2020, sarebbe stata interessata del nuovo servizio. Questo si diceva alla cittadanza, nell’ennesima conferenza stampa del Sindaco Melucci con il presidente dell’Amiu Giusti e l’ingegnere Alberto Germani di Pmf, società che ha fatto lo studio per il servizio della raccolta differenziata. Oggi il Comune di Taranto sopporta un costo esorbitante, per il conferimento in discarica, ricordiamo una somma superiore ai 13 milioni di euro annui, qualcuno a Massafra festeggia ogni anno“. Chiaro il riferimento alla CISA spa di Massafra.

(fonte: Facebook)

In realtà le strade cittadine dopo essere inondate dalla dilagante sporcizia, oggi hanno fatto da scenario all’incendio nei pressi di piazza Fadini di un autobus della linea 24  dell’ AMAT. Per fortuna l’autista si è reso conto del principio di incendio del mezzo che conduceva e si è fermato facendo scendere i passeggeri, per poi cercare di spegnere le fiamme con l’estintore ma il rogo si è rapidamente propagato distruggendo completamente il mezzo. Sul luogo dell’incendio sono immediatamente intervenuti i Vigili del Fuoco, gli agenti della sezione Volanti della Questura e la Polizia Locale che ha deviato il traffico per consentire le operazioni di spegnimento dell’incendio.  Secondo quanto si è appreso, un cameraman della sede regionale  Rai Puglia (a cui va la nostra totale solidarietà) mentre effettuava le riprese, è stato fatto oggetto di insulti e minacce da parte di alcuni residenti  ed è dovuta intervenire la Polizia per calmare gli animi

I passeggeri presenti a bordo non hanno riportato alcuna conseguenza grazie alla prontezza di spirito e alla velocità di reazione del conducente che non appena si è accorto della comparsa di un piccolissimo focolaio ha bloccato il bus, messo in salvo i viaggiatori e utilizzato i due estintori di bordo nel tentativo, rivelatosi vano, di spegnere le fiamme“, ha reso noto un comunicato dell’azienda municipalizzata guidata dall’inesperto presidente  avv. Gira sostenuta ed imposta dal gruppo che fa riferimento al consigliere comunale Piero Bitetti, “omaggiata” da un bel gettone di oltre 30mila euro all’anno di compenso, cioè qualsi il doppio di quanto dichiarava la Gira come reddito annuale quando esercitava solo la libera professione.

“Le cause che hanno provocato l’incendio del nostro mezzo – ha dichiarato il presidente Giorgia Girasono in fase di accertamento. Il mezzo del 2005 rientra tra quelli più datati, ecco perché abbiamo dato il via all’acquisto ( con fondi regionali ed europei n.d.r.) di mezzi di ultima generazione che presto sostituiranno i vecchi nel nostro parco veicoli. Negli ultimi anni l’azienda sta acquistando autobus dotati di impianti di spegnimento automatico degli incendi, ma quello incendiatosi, essendo tra i più datati, non ne era provvisto“.

Tornano di attualità le dichiarazioni  dell’ottobre 2018 del segretario della Filt-Cgil, Gaetano Raguseo,  che intervenendo sul tema del trasporto pubblico registrava l’empasse sia nella municipalizzata ai trasporti urbani sia nel Consorzio trasporti extra urbano. “Il Comune di Taranto ha presentato nei giorni scorsi il modello che si dovrebbe realizzare sul territorio attraverso il PUMS (Piano Urbanistico della Mobilità Sostenibile) diceva Raguseo – ma dimentica di partire dalle fondamenta di quella costruzione: ovvero la voce di chi quel servizio lo realizza da anni (circa 480 dipendenti Amat) e continua a farlo con un parco mezzi insufficiente, una pianta organica inadeguata, senza la manutenzione ordinaria dei bus vecchi o appena comprati al mercato dell’usato, senza considerare il personale della sosta tariffata e senza corrette relazioni sindacali.

Giorgia Gira , presidente dell’ AMAT TARANTO

“Non a caso sono mesi che chiediamo un confronto con l’ente proprietario dell’Amat, – spiegava ancora il segretario della FILT – ma ai tavoli il sindaco non lo abbiamo mai incontrato. Eppure il prossimo incontro con l’Amat l’ex presidente Cavaliere lo aveva appena convocato per il prossimo 5 giugno e finalmente avremmo potuto discutere con l’azienda i punti salienti di un piano industriale che ha bisogno dei lavoratori per essere realizzato. Insomma mentre si riaprivano finalmente i rapporti con il sindacato, a scompaginare tutto arrivano prima le dimissioni del vice presidente e poi l’interruzione del rapporto con Cavaliere, decaduto per statuto. Non vogliamo entrare nel merito di questi accadimenti – sostenne Gaetano Raguseoma è davvero sintomatico che mentre di sta per aprire una interlocuzione tutto venga invece azzerato e cancellato con un colpo di spugna”. Ma a Melucci e la sua cricca in realtà stanno a cuore solo le assunzioni clientelari e gli acquisti e consulenze dell’ AMAT prive di alcun controllo.

 

Come non ricordare al Sindaco Melucci, che sono trascorsi  2 anni dalla sua elezione a primo cittadino per il rotto della cuffia, in una competizione elettorale dove hanno votato soltanto 1 cittadino su 4 degli aventi diritto, e che il tempo degli annunci, degli “spot” è terminato, la città ancorata sul fondale, mentre latitano i servizi per i cittadini  mentre l’amministrazione Melucci cerca di far dimenticare le proprie incapacità di gestire la città andando avanti a slogan e annunci a pagamento? !!!!.

 

 

 




Taranto. Uno studente 17enne in arresto cardiaco salvato dal professore di ginnastica

TARANTO –  È mezzogiorno quando all’Istituto Pacinotti di Taranto, uno studente di 17 anni  dopo aver cominciato con i compagni a passo lento una corsa di riscaldamento durante l’ora di ginnastica,  improvvisamente è caduto al suolo , non rispondendo ai suoi compagni che hanno cercato di aiutarlo. Immediatamente il professore di scienze motorie Mauro Alessano si è precipitato su di lui , e  verificando che il giovane si trovava in arresto cardiaco, ha chiamato il 118 e iniziato subito un massaggio cardiaco.

Un massaggio che è continuato per 9 minuti  con delle compressioni toraciche guidate telefonicamente  la supervisione della Centrale Operativa del 118 di Taranto. All’arrivo sul posto di due equipaggi del 118 mandati in codice rosso, di cui uno con infermiere e l’altro con medico e infermiere, il ragazzo è stato defibrillato e stabilizzato. Il cuore ha ripreso a battere, e trasportato in ospedale si è svegliato senza conseguenze neurologiche.

L’insegnamento del Primo Soccorso nella scuola salva la vita. Quello che è accaduto oggi a Taranto è di straordinaria importanza perché ci dà ragione: imparare a scuola il Primo Soccorso significa ridurre le morti evitabili“, ha commentato Mario Balzanelli, direttore della Centrale Operativa-Sistema 118 di Taranto e Presidente della Società Italiana Sistema 118. “Il professor Alessano, che ogni anno promuove questi corsi nel suo istituto e a cui partecipa è la dimostrazione che per realizzare una Scuola realmente cardioprotetta, le competenze rianimatorie di base, che includono il massaggio cardiaco e la defibrillazione precoce semiautomatica, devono essere quanto prima trasferite nella scuola italiana“. “È urgente – aggiunge – addestrare i docenti su questa efficacissima competenza rianimatoria salvavita, priorità assoluta su cui sollecitare il ministro dell’Istruzione Fioramonti“.