Berlusconi, lettera d’addio alle olgettine-bunga bunga : “Vi voglio bene, ma basta pagamenti”

Berlusconi, lettera d’addio alle olgettine-bunga bunga : “Vi voglio bene, ma basta pagamenti”

Cara, sarai venuta a conoscenza che da alcune settimane sono state depositate le motivazioni relative agli incredibili processi sulle cene in casa mia. Inutile dirti che non c’è nessun riguardo per te e per gli altri ospiti delle nostre cene e che continua su di noi l’ignobile denigrazione che tutti abbiamo assurdamente dovuto subire“. Inizia con queste parole la lettera del 29 dicembre 2013 che Silvio Berlusconi scrisse ed inviò a ciascuna della venti (circa) ragazze indagate nell’inchiesta ‘Ruby ter’ nella quale la Procura di Milano  ipotizza i reati di “corruzione in atti giudiziari” e “falsa testimonianza”.

A tutte quante Berlusconi , che per il primo filone dell’inchiesta sulle “cene eleganti”, il cosiddetto caso Ruby, nei giorni scorsi è stato assolto in Cassazione dopo la condanna in 1° grado ed in Appello,   si giustifica, spiegando alle ragazze il perchè, da quel momento in poi, non le avrebbe più sostenute economicamente. La Procura della Repubblica di Milano ha calcolato in 2milioni di euro , versati in quattro anni, la somma che l’ex Cavaliere avrebbe versato alle ragazze coinvolte come testimoni nell’inchiesta. Nella lettera, l’ex premier ribadisce a ognuna delle ragazze il suo affetto.

Berlusconi motiva che la decisione di non mantenerle più è stata adottata e decisa dai suoi avvocati in vista dei quasi certi nuovi guai giudiziari. “Ma c’è qualcosa in più – scrive l’ex Cavaliere – C’è che l’aiuto che io, seguendo l’impulso della mia coscienza, ho continuato a dare a te e alle altre ospiti per lenire gli effetti della devastazione che questi processi hanno causato alla vostra immagine, alla vostra dignità, alla vostra vita, rischia di essere incredibilmente strumentalizzato, ipotizzando addirittura dei possibili reati a carico non solo mio ma anche vostro. A questo punto i miei legali, pur comprendendo la generosità e l’altruismo della mia iniziativa – continua la lettera di Berlusconimi invitano con assoluta determinazione, a non continuare con il sostegno economico mensile, perchè si potrebbe attribuire al mio aiuto e alla mia accettazione una finalità diversa da quella reale. Per queste ragioni sono obbligato a sospendere da gennaio ogni mio contributo“.

Sono sicuro – conclude Berlusconi – che tu sei consapevole di quale attacco mi è stato inflitto da una magistratura militante che fa un uso politico della giustizia per eliminare l’unico ostacolo che si è opposto e che si oppone alla definitiva presa del potere da parte della sinistra. Questa è l’Italia di oggi. Un’Italia senza giustizia, dove per avere giustizia devi rivolgerti alla Corte Europea di Strasburgo, come sto facendo, per correggere l’assurda e l’indegna sentenza del primo agosto (Mediaset – Cassazione). Mi spiace, mi spiace tanto. Spero, a processo finito, di poterti rivedere e riabbracciare. Ti voglio bene. Silvio.

 

CdG olgettine tribunale

 

Nel frattempo alcune ragazze coinvolte nell’inchiesta si sono rivolte con i loro legali al Tribunale del Riesame ed  hanno chiesto la restituzione del materiale (soldi e pc) che i pm hanno sequestrato loro. Istanze sulle quali il Tribunale del Riesame si è riservato di decidere. In particolare, Iris Berardi chiede la restituzione di 2.500 euro, Aris Espinosa 6.500. Entrambe reclamano anche tablet, cellulari, una macchina fotografica e altro materiale informatico. Secondo il loro avvocato, non ci sono esigenze probatorie tali da giustificare il sequestro.

 Il pm Tiziana Siciliano, invece, si oppone al dissequestro. I soldi trovati alla ragazze, e ora nella cassaforte degli inquirenti, farebbero parte del bagaglio di elementi raccolti dalla Procura per dimostrare che l’unica fonte di reddito delle ospiti delle serate a Villa San Martino sarebbe stato Berlusconi. Un mese fa la polizia giudiziaria della Procura milanese ha perquisito le abitazioni di 21 ragazze e dell’avvocato Luca Giuliante e ora sta analizzando tutto il materiale sequestrato, in particolare il contenuto dei messaggi scambiati su Whatsapp dalle indagate che avevano anche creato un gruppo ‘chiuso’.

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