Bari. Professoressa università nascondeva consulenze, sequestrati 350mila euro

Bari. Professoressa università nascondeva consulenze,  sequestrati 350mila euro

Su richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari  diretta dalla Dott.ssa Carmela de Gennaro – la Sezione Giurisdizionale per la Puglia ha disposto il sequestro conservativo “ante causam” di 6 conti bancari, nonché di tutte le somme a credito spettanti dall’INPS/INPDAP e dall’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari, nei confronti della prof.ssa Marina Musti , dipendente pubblica con qualifica di docente universitario.

Il sequestro per un valore complessivo pari ad oltre 353.000 Euro – è stato eseguito dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria Bari, in collaborazione con ufficiali giudiziari del Tribunale di Bari. La docente universitaria in questione,  prof.ssa Musti  – medico del lavoro e titolare della “Cattedra di Medicina Preventiva dei Lavoratori e Psicotecnica” presso l’Università di Bari, nonché direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina del Lavoro presso il Policlinico di Bari ,  già indagata dalla Procura della Repubblica di Bari per i reati di “truffa aggravata” e “falso” a seguito della quale aveva già ricevuto una misura interdittiva della professione nel dicembre 2015.  La misura cautelare reale disposta ora dalla Corte dei Conti, rappresenta l’esito sotto il profilo anche della responsabilità erariale, di una complessa indagine degli specialisti in materia di spesa pubblica del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari, in ordine a gravi condotte fraudolente perpetrate, in danno dello Stato.

Dalle attività investigative era emerso che la prof.ssa Marina Musti , omettendo di comunicare all’amministrazione pubblica di appartenenza l’esercizio di attività professionale privata (quale medico del lavoro) presso importanti gruppi bancari, assicurativi e commerciali, induceva in errore la propria Amministrazione (Università e Policlinico di Bari tra loro convenzionati), ottenendo  nonostante il contestuale esercizio privato della professione sanitaria non autorizzata – l’indebita corresponsione degli emolumenti stipendiali aggiuntivi previsti per i docenti che optavano per il rapporto lavorativo “a tempo pieno” ed in regime di attività professionale intramoenia.

L’attività veniva svolta per il tramite di una società di famiglia, con sede in Bari di cui la docente è risultata essere socia detenendo il 50 delle quote, che utilizzata come “schermo” per la conclusione e sottoscrizione delle convenzioni con le aziende private. La frode, in sostanza, inducendo in errore il Policlinico di Bari e l’Università per diversi anni (dal 2009 al 2014), permetteva al docente di percepire emolumenti indebiti per oltre 353.000 euro – in palese violazione dell’obbligo di esclusività del rapporto professionale, derivante direttamente dallo status di professore universitario a tempo pieno e di direttore di struttura ospedaliera in regime di intramoenia.

Informata della vicenda, la Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari ha istruito un fascicolo, affidato al Vice Procuratore Generale dott. Pierpaolo Grasso il quale ha delegato, al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari, ulteriori indagini, anche economico-patrimoniali e bancarie, al fine di valutare la ricorrenza, nella condotta della citata dipendente pubblica, dell’eventuale danno all’Erario. All’esito delle indagini, la stessa Autorità Giudiziaria contabile, in relazione al danno erariale accertato (al momento, solo quello cagionato nei confronti del Policlinico), ha quindi richiesto ed ottenuto l’odierno sequestro di beni (quale garanzia patrimoniale nei confronti dell’Erario), in relazione al pericolo che nelle more della definizione del giudizio, la responsabile del danno potesse disfarsene. In particolare, il decreto di sequestro conservativo ante causam fino alla concorrenza di Euro 353.056,95 è stato emesso dal Presidente della Sezione Giurisdizionale per la Puglia della Corte dei Conti.

La docente universitaria, a cui è stata notificata una diffida al pagamento, in solido, della somma in questione oltre agli interessi ed alla rivalutazione monetaria, è stata citato in giudizio per il prossimo 15 marzo.

 

 

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