Assemblea Pd. Renzi: “Peggio della parola scissione solo la parola ricatto”

Assemblea Pd. Renzi: “Peggio della parola scissione solo la parola ricatto”

Con le parole del presidente del Pd Matteo Orfini “Sono arrivate le dimissioni formali del segretario e quindi per statuto si prevede la convocazione dell’assemblea” si è aperta l’assemblea nazionale del Pd , iniziata con oltre un’ora di ritardo rispetto al previsto per il grande afflusso di delegati,   convocata per aprire il congresso che si svolge all’ hotel Parco dei Principi nel quartiere Parioli di Roma , che una volta era roccaforte della destra .

Sul palco accanto al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il segretario dimissionario Matteo Renzi,  il presidente Matteo Orfini, i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani.

Orfini, aprendo i lavori dell’ Assemblea ai sensi dello Statuto del PD lavori, ha aperto per due ora la possibilità di candidarsi alla segreteria con 117 firme dei delegati. Dopodichè  ha preso la parola Matteo Renzi che ha rivolto un netto messaggio alla minoranza dem: “Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci” affermazione accolta da un’ovazione di applausi dei presenti

Fra il pubblico è arrivato all’assemblea nazionale del Pd a Roma anche Michele Emiliano . “Andiamo a sentire cosa dice il segretario e poi prendiamo la decisione necessaria“, ha commentato il governatore della Puglia. negando che ci siano posizioni  differenti  tra lui e gli altri due leader della sinistra dem Enrico Rossi e Roberto Speranza sulla posizione da tenere riguardo alla possibile scissione dal partito. Emiliano ha annunciato che la minoranza non presenterà un documento in assemblea per sostenere la propria linea. Alla vigilia della riunione si ipotizzava che i tre potessero far mettere ai voti un testo che se bocciato avrebbe portato alla rottura definitiva.

Dopo che Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni da segretario del Pd, nell’assemblea del partito sarà possibile presentare candidature entro le 13.30  per eleggere un successore già oggi. Lo prevede lo statuto Pd. Le regole dispongono infatti che sia possibile eleggere subito in assemblea un altro segretario (così fu per Guglielmo Epifani e Dario Franceschini) e a quel punto il congresso si terrebbe alla scadenza naturale, a dicembre. Servono 117 firme di delegati per presentare una candidatura e Matteo Orfini, ha fissato il termine per farlo alle 13.30. Se non ci saranno candidati o se nessuno riuscirà ad avere una maggioranza, il presidente del Pd procederà alla convocazione del congresso anticipato, che deve concludersi entro 4 mesi da oggi. In assemblea intanto, comunica Orfini, è stato raggiunto il numero legale delle presenze: ci sono 637 accreditati sui circa mille delegati.

L’intervento di Renzi. Matteo Renzi, ha aperto i lavori dell’assemblea dicendo: “La parola chiave che propongo oggi è: rispetto. E’ una delle parole più belle, richiama al guardarsi intorno, dentro, negli occhi. Avere rispetto è una delle prime cose che i genitori insegnano ai figli. Una comunità politica deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto nei confronti della comunità“.

“Il Pd ha perso l’occasione per aprire le finestre e parlare fuori. – ha aggiunto RenziOra dico, senza distinzioni: fermiamoci. Fuori da qui ci stanno prendendo per matti. La nostra responsabilità è nei confronti del Paese. Adesso basta, non possiamo più discutere al nostro interno. Facciamolo oggi ma dobbiamo rimetterci in cammino“. C’è una frattura forte nella politica e nella società italiana – ha ricordato Renzi – c’è un prima e un dopo il 4 dicembre. E io ne sono responsabile: il referendum è stato una botta per tutto il sistema Paese e noi dobbiamo rimettere in moto il Paese”. Dopo il referendum del 4 dicembre,  “è tornata la prima Repubblica ma senza la qualità della prima Repubblica, non riguarda solo il Pd, si stanno scindendo tutti, fratture che il proporzionale fisiologicamente esalta“.

Un partito deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto verso la comunità di militanti e iscritti che senza chiedere niente passano le serate a organizzare le campagne elettorali e le feste dell’unità e chiedono a noi di rispettarci. In questi mesi il Pd non si è rispettato, ha buttato del tempo, ha bestemmiato il suo tempo, ha perso l’occasione per parlare fuori. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani“.

“La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno“, ha detto Renzi citando Blaise Pascal rivolgendosi all’ assemblea del Pd.  “Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All’ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi ‘fai un errore’. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme“.

“Scissione è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza“. “E’ molto più di sinistra quello che ha fatto Teresa Bellanova, di ciò che hanno fatto certi convegni per anni e anni. Per l’attenzione agli ultimi. E’ molto più di sinistra affrontare il tema dei diritti e dei doveri con uno sguardo nuovo, che non crogiolarsi con riferimenti a simboli del passato. Fare investimenti sui cantieri sociali è molto più di sinistra. E anche se non canto ‘Bandiera rossa’ e non vengo dalla tradizione socialista, penso che il Pd abbia un futuro che non è quello che altri immaginano

“C’è un altro punto per cui va fatto il congresso. E’ solo uno scontro di poteri, sì. Ma non nel modo che potete capire”, dice Renzi citando l’articolo di Michele Serra su Repubblica. “C’è la legittima aspirazione a diventare segretario. Ma c’è di più: a chi appartiere il potere nel Pd? Quando si definisce il congresso come il luogo della conta e non della democrazia, si sta dicendo qualcosa che va contro il cuore del partito. La condizione per cui si può stare tutti dentro, non è la logica del veto, ma che il potere appartiene ai cittadini che vanno a votare alle primarie, non ai caminetti a Roma“,

“Basta con la discussione e le polemiche sul Governosottolinea Renzi – Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E’ impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti”.  “Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall’appoggio caso per caso all’appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l’azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica. Per sistemare questa assurda situazione poteva valere la pena fare un passo indietro, ci ho pensato”, ha aggiunto Renzi. “Però ci ho pensato sul serio, perchè mai come questi due mesi e mezzo siamo stati laici nelle decisioni, abbiamo ascoltato tutti, ma accettare oggi che si possa dire di no a una candidatura, accettare che possa essere eliminata una persona, sarebbe un ritorno al passato. Noi stiamo insieme per confrontarci

“Tutti si sentano a casa nel Pd, anche di discutere e di litigare“. ha detto Renzi rivolgendosi in maniera netta alla minoranza (Bersani, Speranza, D’Alema, Rossi,Emiliano) che minaccia la scissione  a “chi per tre anni ha pensato che si stava meglio quando si stava peggio non dico che siamo nemici e neanche avversari, dico mettetevi in gioco. Non potete chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi perché solo così si evita la scissione. Questa non è una regola del gioco democratico“.

Non accetteremo mai, mai, mai e poi mai che qualcuno ci dica ‘tu non vai bene, tu nei sei parte di questa comunità‘ – ha detto Renzi ricoperto di applausi – avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci”.

Tra le persone e componenti alleate di Renzi  cresce l’insofferenza, alle richieste-ricatto della sinistra Dem vengono interpretate e respinte come una richiesta della poltrona di Matteo Renzi. che rende vano ogni tentativo di apertura al dialogo e confronto. Il Pd è ormai sempre mai vicino a una frattura insanabile tra le sue due anime, ed entrambe oppongono resistenza: alle richieste della minoranza ha risposto duro il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini che ha twittato: “Gli ultimatum non sono ricevibili”. La spaccatura si allarga come mai prima.

Come anche gli inni dividono . Oggi quello di Mameli, ieri Bandiera Rossa.

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