Anche il Csm svolta a destra: Davigo stravince alle elezioni

Anche il Csm svolta a destra: Davigo stravince alle elezioni

Piercamillo Davigo

ROMA  -Svolta a destra al Consiglio superiore della magistratura,  organo di autogoverno delle toghe . Mentre lo spoglio non è ancora finito, il ribaltone elettorale non appare meno sorprendente e travolgente di quello politico del 4 marzo. Alla Corte di Cassazione, dove si conquistano i due seggi più prestigiosi e autorevoli, sono state sconfitte le correnti di Unicost (centro) e Magistratura democratica e Movimento per la giustizia (sinistra). Dilagante il successo in termini di preferenza per Piercamillo Davigo, ex pm del “pool Mani Pulite“.

Inizialmente partito come “outsider” a capo di Autonomia e Indipendenza  corrente che ha fondato in polemica con la degerazione delle altre, si è classificato primo degli eletti ottenendo 2522 voti . Il secondo seggio della Cassazione è andato con 1761 preferenze a Loredana Micciché di Magistratura Indipendente, corrente tradizionalmente più conservatrice. Restano esclusi i candidati Carmelo Celentano (Unicost ) con 1714 voti  e Rita Sanlorenzo di Magistratura democratica , fermatasi a 1528 preferenze.

A questa elezione farà seguito domani lo spoglio che riguarda i 10 posti da giudice, quindi a seguire lo spoglio che riguarda i pubblici ministeri4 i consiglieri da eleggere. I magistrati hanno votato sabato e domenica scorsa per rinnovare la componente “togata” del Csm, mentre giovedì prossimo 19  luglio si svolgerà la prima seduta del Parlamento per eleggere gli 8 componenti laici. Una elezione che proprio alla luce del voto del 4 marzo potrebbe causare una rivoluzione nella composizione del Consiglio: 3 degli eletti saranno in quota M5S (tra cui il vicepresidente), 2 alla Lega (che in cambio otterrebbe un proprio giudice-rappresentante alla Corte Costituzionale), due al Pd e soltanto uno per Forza Italia.

Le due correnti vincitrici sono quelle più aperte al dialogo con la maggioranza gialloverde che guida il Governo in carica. Quando nella fase più drammatica della crisi conseguente alle elezioni politiche, le due correnti si erano rifiutate di sottoscrivere un documento di solidarietà nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo che Luigi Di Maio aveva annunciato di voler chiedere al Parlamento la sua messa in stato di accusa.
Nella mattinata di ieri  prima dell’ufficialità dell’elezione di Davigo e Miccichè, anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si era espresso  con parole chiare sulla elezione dei consiglieri del Csm. : “Nella scorsa legislatura persone degnissime hanno fatto un salto dal governo in carica direttamente al Csm, non si era mai visto. E anche su questo ci sarà ora discontinuità. Il riferimento fatto dal Guardasigilli è all’attuale vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini, il quale era sottosegretario nel governo Renzi allorquando venne eletto membro “laico” di Palazzo dei marescialli.
Il Guardasigilli Bonafede ha tenuto a precisare che  “Il mio non è stato un attacco personale a Legnini, – ha detto il ministro – che ha lavorato benissimo e ho già avuto modo di esprimergli il mio apprezzamento, mi sono limitato a sottolineare la prassi avviata dal governo precedente di portare all’interno del Csm . Sono stati fortunati perché Legniniè una persona seria ma si tratta di una prassi spregiudicata per chi vuole tutelare il confine tra i diversi poteri dello Stato”. Davanti ai senatori, il ministro Bonafede aveva anche parlato di “sottosegretari del governo nella scorsa legislatura per caso intercettati mentre mandavano messaggi ai magistrati su cosa votare al Csm”, assicurando anche rispetto a casi del genere “discontinuità” .

Il successo elettorale  di Davigo infatti, ha fatto saltare il banco dei giochi tra le altre cordate “sindacali” che concorrono per entrare nel parlamento delle toghe. Ognuno ha qualche motivo di astio nei confronti di Autonomia e Indipendenza, il  gruppo di Davigo,  considerato di destra e vicino al M5S , che  ha diviso da un lato i conservatori di Magistratura Indipendente, la componente guidata da Cosimo Ferri, già sottosegretario alla giustizia , molto abile nel trasformismo politico  passando da Berlusconi a Enrico Letta, per poi approdare al governo Renzi, che è stato molto criticato dall’ex magistrato del pool di Mani Pulite.

Autonomia e Indipendenza  ha sottratto anche voti ai moderati di Unicost ed infine ha impedito alla “sinistra” di Area di arrivare ai due seggi riservati alla Cassazione considerati prestigiosissimi,  che aveva sempre raggiunto. Chiaramente non manca anche una certa invidia per l’esposizione mediatica di Davigo molto richiesto e presente nei talk televisivi. Ma anche lo “scherzetto” fatto ai colleghi quando era presidente dell’Anm , quando appena si dimise, si collocò all’opposizione.

I giochi che “contano” si faranno solo dopo l’elezione dei membri laici delI giochi veri però arriveranno solo con l’elezione dei membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura attualmente guidato dal vicepresidente Giovanni Legnini, che decadrà il prossimo 25 settembre. Infatti entro la fine di luglio in Parlamento maggioranza e opposizione dovranno indicare gli 8 membri da nominare ed al momento sembra che l’assegnazione della vicepresidenza andrà a un esponente del Movimento Cinque Stelle, e  la Lega dovrebbe ottenere in cambio il semaforo verde per  un giudice costituzionale indicato nella figura del professor Luca Antonini, considerato il “padre” del federalismo fiscale.

Una sorpresa potrebbe arrivare da Forza Italia che dovrebbe indicare a Palazzo dei Marescialli un senatore, lasciando libero un posto per il rientro al Senato di Silvio Berlusconi. Un puzzle quasi diabolico in cui  dopo la riabilitazione del Tribunale di Milano, ed incredibilmente grazie al Csm,  Berlusconi potrebbe rientrare in carica .

Adesso quindi il Csm, rischia di diventare un ring di boxe per magistrati,  su cui Davigo, nonostante il proprio prestigio personale, grazie ai trascorsi di magistrato del pool milanese di “Mani Pulite” ed il paradosso di essersi candidato in gioventù nel Msi di Giorgio Almirante in Lomellina,  è stato a lungo definito “una toga rossa”, potrebbe rischiare incredibilmente di trovarsi in minoranza. In un Csm che dovrà più che altro pilotare “il traffico” dei magistrati, considerando che in questi 4 anni sono state fatte 1000 nomine sulle 1.200 a disposizione.  E quindi c’è ancora tempo.

 

 

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