Altro che Ricucci, l’inchiesta romana punta sulla Cassazione

Altro che Ricucci, l’inchiesta romana punta sulla Cassazione

Gli arresti sono un nuovo tassello dell’indagine più delicata d’Italia: quella che ipotizza una rete capace di pilotare tutte le sentenze. Dai processi fiscali a quelli penali e amministrativi

di Gianluca Di Feo

Stefano Ricucci e  Natasha Tozzi, dietro Raffaella Fico e Gianluca Tozzi

Bisogna guardare oltre la dolce vita del magistrato, oltre le sue cene in compagnia dei soliti sospetti, da Stefano Ricucci a Giampaolo Giampy Tarantini. La sera andavano in via Veneto con tavolate di allegre modelle, ma il giudice Nicola Russo non pagava mai il conto, che spesso superava i mille euro. Poi, stando alle accuse, ricambiava decidendo sentenze fiscali da venti milioni di euro. Scandaloso, certo. L’indagine condotta dalla procura di Roma però guarda molto più in alto dell’arresto di Ricucci e Russo. E delinea uno scenario inquietante.

Il gip infatti mette nero su bianco un’ipotesi clamorosa: “E’ altamente probabile” – scrive – che il magistrato Russo sia “sia inserito in un contesto corruttivo ben più ampio di quello effettivamente accertato“. Questa valutazione nasce dalla scoperta nell’appartamento del giudice di appunti riferibili a numerosi procedimenti pendenti sia in Cassazione che davanti ad altri organi giurisdizionali contenuti “in una busta da consegnare a Renato Mazzocchi. Ossia del funzionario di Palazzo Chigi che si teneva in ufficio e a casa circa 250 mila euro in contanti, divisi in tante mazzette, alcune accompagnate da brevi note su sentenze penali o amministrative: “Un elenco di processi, pendenti in gradi e presso autorità differenti, accanto ai quali si rinveniva sia il nominativo di Russo, sia l’annotazione di cifre non meglio giustificate, tali da farne apparire altamente probabile la corrispondenza a somme di denaro“.

Eccolo, il grande mosaico della corruzione che la Procura di Roma sta ricostruendo tassello dopo tassello: arresti e perquisizioni che vanno avanti da due anni, contestando fatti specifici a singole persone, ma che poco alla volta disegnano una mappa criminale del potere. Con il sospetto di una rete capace di pilotare i processi dei tribunali, delle commissioni tributarie, del Consiglio di Stato e persino della Cassazione. Fino a creare una giustizia parallela dove tutto aveva un prezzo, espresso in tangenti o favori, mercanteggiato tra champagne e sushi ai tavoli dei ristoranti di grido della Capitale.

Intorno alle figure di Nicola Russo e di Renato Mazzocchi ruotano altri personaggi coinvolti nelle inchieste degli ultimi mesi. Il magistrato è accusato pure di corruzione in atti giudiziari assieme a due imprenditori, Ezio Bigotti – considerato vicino a Denis Verdini – e Sergio Giglio, interessati a un arbitrato da 74 milioni euro: l’incarico di dirimere la controversia venne affidato al padre pensionato di Russo, ex vice avvocato generale dello Stato. E in questa storia è coinvolto pure Pietro Amara, il legale arrestato per i presunti depistaggi siciliani delle istruttorie sull’Eni e per altre ipotesi di corruzione. E c’è pure Fabrizio Centofanti, imprenditore e lobbista anche lui finito in carcere per avere dispensato viaggi a magistrati amici e creato fondi neri con fatture gonfiate.

Russo è già stato condannato in primo grado per adescamento di minorenni. Ed è emerso avere rapporti pure con i figli di Enrico Nicoletti, il famigerato “cassiere della Banda della Magliana“. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle sue frequentazioni spregiudicate: ha il curriculum di una toga d’alta rilevanza, che al ruolo di consigliere di Stato univa quello di giudice tributario e diversi incarichi esterni, incluso quello dell’ente aviatorio Enac. Proprio per questo, i consiglieri di Stato sono considerati il circolo più importante tra i decadenti poteri romani: non solo arbitrano qualunque atto amministrativo, che si tratti di appalti o concorsi, ma fanno parte degli staff dei ministri e dei vertici di tutte le aziende pubbliche. Una rete, quantomeno di conoscenze, che permette di arrivare ovunque.

*tratto da Rep:

 

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