Altro che isola felice: a Taranto era arrivata la ‘ndrangheta. Arrestato dai ROS il boss Caporosso con 10 affiliati

Altro che isola felice: a Taranto era arrivata la ‘ndrangheta. Arrestato dai ROS il boss Caporosso con 10 affiliati

I Carabinieri del R.O.S., unitamente a quelli dei Comandi Provinciali di Taranto, Bari e Pavia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 indagati per associazione mafiosa. 28 le persone coinvolte a vario titolo. All’ interno IL VIDEO DELL’ OPERAZIONE

ROMA -I Carabinieri del R.O.S., unitamente a quelli dei Comandi Provinciali di Taranto, Bari e Pavia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 indagati per associazione mafiosa, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto abusivo di armi, danneggiamento e rapina aggravati dal metodo mafioso.

I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa avviata nell’ottobre 2014 nei confronti di una frangia della Sacra Corona Unita operante in provincia di Taranto, con a capo il pluripregiudicato Cataldo Caporosso la cui caratura criminale era già emersa nel corso di una precedente manovra investigativa del ROS che ne aveva evidenziato i contatti con Umberto Bellocco, esponente di vertice dell’omonima cosca ‘ndranghetista di Rosarno (RC) ma anche uno degli storici fondatori della Sacra Corona Unita. In particolare era stato documentato un incontro tra i due, funzionale al ripristino della collaborazione criminale tra le rispettive consorterie, in particolare nel traffico di armi e nel settore commerciale ittico, al termine del quale il boss calabrese conferiva al Caporosso il “padrino”, una delle doti apicali nella gerarchia ‘ndranghetista, riconoscendogli in tal modo il ruolo di principale referente del clan tarantino con le cosche calabresi.

L’inchiesta proviene dall’operazione “Sant’Anna” avviata nel 2014 del reparto anticrimine dei Carabinieri di Reggio Calabria. Umberto Bellocco “patriarca” della ‘ndrangheta di Rosarno, uno dei i fondatori della Sacra Corona Unita, appena uscito dal carcere dopo 21 anni di detenzione, che dopo aver ricevuto ossequiosa visita da Caporosso, lo aveva innalzato al livello di “padrino” con un rito celebrato in casa propria. Intercettato dai Carabinieri diceva  “il nostro braccio è sempre a vostra disposizione” , così autorizzandolo ad operare nei settori economici più redditizi nel suo territorio, a partire da quello ittico operando nel mercato della cocaina con il sostegno e la “protezione” del sodalizio ndranghettista calabrese. Il clan secondo gli investigatori poteva contare su pressanti opere di intimidazione e vincolo di omertà, aveva disponibilità di armi e trattava imponenti partite di droga che viaggiavano da Andria fino ad una palestra di Massafra dove provvedevano a confezionarla.

Le indagini, supportate dallo svolgimento di attività di intercettazione e di pedinamento, hanno consentito di comprovare la piena operatività del   Caporosso in seno al sodalizio criminale pugliese e la sua pervasiva capacità di infiltrazione nel fiorente settore ittico tarantino, sia attraverso l’estromissione – con tipiche modalità mafiose – di altri operatori commerciali, sia attraverso l’acquisizione di società fittiziamente intestate a prestanome, utilizzate anche per riciclare i proventi delle attività illecite,.

Nel corso delle indagini sono emersi chiari ed inequivocabili elementi  in ordine all’esistenza di un sodalizio criminale avente connotazioni tipiche mafiose, influente sul territorio di Massafra (TA) ed aree limitrofe i cui sodali hanno dimostrato di essere pienamente consapevoli della loro appartenenza ad una consorteria strutturata gerarchicamente al cui vertice era il citato Caporosso.

il gruppo Putignano

 

Significativi, al riguardo, gli elementi raccolti nel corso delle indagini che hanno consentito all’ Autorità Giudiziaria  di ritenere sussistenti tutti gli elementi tipicamente costitutivi dell’associazione mafiosa armata. Di particolare interesse, relativamente alla capacità intimidatrice del sodalizio capeggiato dal Caporosso il tentativo di fornire sostegno elettorale, in occasione del rinnovo del Consiglio Regionale della Puglia nell’ anno 2015, ad Antonio Scalera  un candidato tarantino dell’ Udc , risultato poi non eletto in quelle consultazioni amministrative regionali del maggio 2015, con il chiaro intendimento di poter elevare il livello di pervasività del gruppo attraverso un potenziale referente politico;

Il clan faceva ricorso ad azioni violente di danneggiamento e rapina all’interno del mercato ittico di Taranto, ricorrendo persino ad una motosega di grosse dimensioni per causare danni al magazzino per la vendita di prodotti ittici della Starfish s.r.l. a seguito dei dissidi sorti tra CaporossoMichele Boccuni, altro indagato nei confronti del quale il quale il GIP non ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza dell’appartenenza al medesimo sodalizio criminale necessari all’emissione di misura cautelare  a seguito dell’estromissione del primo dalla citata società; il tentativo di recuperare dei preziosi oggetto di furto, unitamente a Tommaso Putignano , da un esercizio commerciale del luogo, attraverso condotte intimidatorie.

Caporosso era arrivato ad intervenire persino nei confronti di alcuni imprenditori per incidere nel rapporto di lavoro di una conoscente ricorrendo alla propria influenza criminale, ed a recuperare un motociclo rubato ad un suo parente, semplicemente attraverso l’evocazione del proprio cognome  e la minaccia di “dare la caccia” agli autori del furto.

Nel corso dell’attività sono emerse inoltre fonti di prova utili a dimostrare cointeressenze criminali tra il gruppo riconducibile al Caporosso e quello diretto dal Putignano, residente nel vicino comune di Putignano (BA) ove quest’ultimo era, all’epoca delle indagini, sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S..In particolare è stata documentata l’esistenza di una fiorente attività di traffico e spaccio al dettaglio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, commercializzata da una fitta rete di pusher, grazie a periodici rifornimenti di stupefacente da un altro gruppo criminale del posto capeggiato da Riccardo Sgaramella , detto “Salotto” operante nella vicina città di Andria (BAT).

 

Attraverso le attività investigative dei Carabinieri del ROS  è stata altresì accertata la disponibilità da parte della consorteria di un considerevole patrimonio economico, foraggiato proprio dagli introiti delle attività illecite poste in essere da utilizzare per le quotidiane esigenze organizzative (acquisto di telefonini, schede, ricariche telefoniche, carburante, etc.) e per le eventuali spese legali sostenute degli affiliati. Sulla scorta delle anzidette risultanze investigative e degli accertamenti patrimoniali condotti sul tenore di vita degli indagati e dei soggetti ad essi vicini rispetto ai redditi dichiarati, contestualmente all’esecuzione delle misure personali, il G.I.P. del tribunale di Lecce , accogliendo le richieste degli inquirenti, ha disposto anche il sequestro preventivo di un’attività commerciale di onoranze funebri, quattro veicoli e diversi rapporti finanziari bancari e postali attivi per circa 100mila euri , riconducibili a Cataldo Caporosso ed ai suoi familiari.

Nell’inchiesta sono coinvolte a  vario titolo e responsabilità penale 28 persone. Il gup di Lecce Edoardo D’Ambrosio ha ordinato la custodia in carcere per Ivano Andresini, Cristiano Balsamo, Cataldo Caporosso, Pietro Damaso, Gianvito Gentile, Valentino Antonio Laterza, Massimiliano Lovero, Mario Miolla, Michele Monaco, Tommaso Putignano, Riccardo Sgaramella. Agli arresti domiciliari è finito Emanuele Pignatelli, obbligo di firma alla polizia giudiziaria per Alberto Caporosso.

 

 

 

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