Governo, no del Colle a Savona. Addio sogni di premiership per Conte e M5S-Lega.

Governo, no del Colle a Savona. Addio sogni di premiership per Conte e M5S-Lega.

ROMA – Il presidente incaricato Giuseppe Conte ha rimesso l’incarico al presidente Mattarella. Lo ha annunciato il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti. Erano state ore decisive per la formazione del nuovo governo. Il lavoro compiuto è stato fatto “in un clima di piena collaborazione con gli esponenti delle forze politiche che mi hanno designato”, ha detto Conte parlando al Quirinale al termine del colloquio con il Capo dello Stato. “Come vi è stato anticipato ho rimesso il mandato a formare il governo di cambiamento” e “ringrazio il Presidente della Repubblica e gli esponenti delle due forze politiche per aver indicato il mio nome“, ha detto ancora Conte. “Vi assicuro – ha concluso – che ho profuso il massimo sforzo e attenzione a questo sforzo, in un clima di piena collaborazione con le forze politiche che mi hanno designato“.

Conte era salito alle ore 19 al Quirinale per l’incontro con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, preceduto da due lunghi colloqui al Colle per i leader di M5S e Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che hanno preceduto l’arrivo del premier incaricato. Di Maio e Salvini avevano incontrato il presidente Sergio Mattarella per cercare di sbloccare in extremis l’impasse sul governo giallo-verde, e in particolare sulla presenza alla guida del ministero del Tesoro di Paolo Savona. Mattarella ha visto i due leader separatamente: al Quirinale è salito prima Salvini – che poi si è diretto a Terni dove aveva in programma dei comizi elettorali – e poi, intorno alle 18 Di Maio. Tutto inutile.

 

 

Il Quirinale chiarisce invece di essersi trovato di fronte a un irrigidimento dei partiti: “Nessuno può dire che ho ostacolato la formazione del Governo” ha spiegato Mattarella di fronte alle telecamere. Chiarisce di avere accettato l’indicazione dei partiti sul nome del premier da incaricare e di avere condiviso i nomi sulla lista presentata da Conte, tranne quello per il ministro dell’Economia. “Il mio dovere è tutelare i risparmi degli italiani, avevo chiesto un nome politico.Io devo firmare i decreti per le nomine dei ministri assumendone la responsabilità istituzionale, in questo caso il presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia che non hai subito né può subire imposizione“.

il presidente Mattarella

“Due mesi senza possibili soluzioni. M5s e Lega, ne ho agevolato in ogni modo le intenzioni, ho atteso i tempi da loro richiesti per raggiungere un programma, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche. Nessuno può dunque sostenere che io abbia ostacolato la formazione del Governo definito del cambiamento, agendo sempre nel rispetto delle regole della costituzione“. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo l’incontro al Quirinale con Giuseppe Conte. “Ho accolto la proposta” del nome di Conteho superato ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un esponente non eletto in Parlamento. Il professor Conte lo apprezzo e lo ringrazio“, ha dichiarato Mattarella.

“Il presidente della Repubblica non può subire imposizioni, ho condiviso e accettato tutte le nomine, tranne quella del ministro dell’Economia. Ho registrato con mio rammarico l’indisponibilità a ogni altra soluzione, e il presidente del consiglio ha rimesso il suo incarico. Ma sui ministri, il Quirinale non può subire imposizioni. Io devo firmare” i decreti per le nomine dei ministri  assumendone la responsabilità istituzionale, in questo caso il presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia che non hai subito né può subire imposizione” ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Con il no di Sergio Mattarella a Paolo Savona e l’irrigidimento di M5s e Lega su questo fronte è di fatto saltata qualsiasi possibilità di chiudere positivamente la partita per un governo giallo verde, nonostante l’estremo tentativo di Giuseppe Conte di andare comunque avanti. Il Capo dello Stato, si apprende sempre in ambienti politici, avrebbe già pronta l’ “exit strategy” del governo tecnico.

Pessimismo aleggiava nei vertici M5S mentre al Quirinale per il colloquio del premier incaricato Giuseppe Conte con il presidente Sergio Mattarella. “Qui rischia di saltare tutto, e allora si torna al voto“, è il “leit motiv” che circolava fra i vertici del Movimento alla luce del veto posto, sulla decisione del capo dello Stato sulla scelta non condivisa di Paolo Savona alla guida del Tesoro.

A proposito, vi ricordate quando Di Maio diceva che lui non aveva bisogno della scorta per circolare, e che la sua scorta sarebbe stata la gente comune?  Ecco a sinistra nella foto accanto come è arrivato il leader del M5S al Quirinale: con un’ autovettura di servizio, scortato dalla Forze dell’ Ordine !

“Buona domenica Amici. Chi si ferma è perduto, io fino all’ultimo non mi arrendo!”, aveva scritto il segretario della Lega, Matteo Salvini su Twitter pubblicando una sua foto davanti la carlinga di un aereo Alitalia.  “Sono confidente che le persone che stanno seguendo questo processo, Conte in primo luogo, possano gestire al meglio la situazione. Oggi il tema del Governo è in mano a Conte e Mattarella e sono certo che troveranno una giusta soluzione“, ha detto Davide Casaleggio. “Abbiamo scelto Ivrea – sottolinea – per dare nuova vita a questi luoghi che furono di un’eccellenza italiana a livello mondiale, quella di Olivetti“.

“Creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta l’affermarsi di consenso alla nascita di un’unione politica“. E’ uno dei punti indicati dall’economista Paolo Savona riguardo la sua visione delle questioni europee riguardo le quali auspica anche l’attribuzione “al Parlamento europeo di poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale”.

L’ipotesi del ritorno al voto . Le urne a settembre, è noto, sono stato  l’ultimo dei pensieri del Quirinale preoccupato di non avere un governo nella pienezza dei suoi poteri e, dunque, in grado di produrre una manovra che – oltre ad evitare un inedito esercizio provvisorio dello Stato – possa sterilizzare l’aumento dell’Iva. Senza dimenticare le scadenze europee che vedono l’Italia attesa al varco dagli altri partner nient’affatto comprensivi nei nostri confronti.  A 83 giorni dal voto, dunque, l’unica certezza resta quella del conseguimento del record negativo di una gestazione per la formazione del governo mai così lunga nella storia della Repubblica. E che, almeno tra i commentatori politici, torna a far affacciare sullo scenario la possibilità di un governo del Presidente.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella dopo la rinuncia a formare il governo di Giuseppe Conte, ha convocato per lunedì mattina al Quirinale il professor Carlo Cottarelli. In arrivo il “Governo del Presidente”.

La Dichiarazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  al termine del colloquio con il professor Conte

Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata – com’è noto – una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un’intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo.

Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.

Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.

Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com’ è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere.

Questo pomeriggio il professor Conte – che apprezzo e che ringrazio – mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale.

In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.

La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. 
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.

Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.

È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani.

In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea, e ne è protagonista.

Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico.

Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale.

Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento.

Nelle prossime ore assumerò un’iniziativa.

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